venerdì, 04 agosto 2006
Bayeux, il giogo normanno
 
di Marco Respinti - Il Domenicale - n° 30 - 2006
 
 
Il famoso Arazzo racconta l’impresa di Guglielmo il Conquistatore che cancellò le libertà sassoni. Le quali si fecero carsiche fino alla Magna Charta. Il tesoro di uno straordinario  film storico di mille anni fa
 
È’ un documento di storia narrata più unico che raro. Il cosiddetto Arazzo di Bayeux (dal nome della cittadina normanna dov’è conservato) racconta lungo 64,38 metri (ma in origine era forse un metro e mezzo di più) la conquista dell’Inghilterra sassone da parte di re Guglielmo, appunto per questo detto il Conquistatore, che sconfiggendo re Harold, inaugurò una stagione di profondi e duraturi mutamenti nella società isolana.
In epoca romantica fu comunemente attribuito a Matilda, regina consorte di Guglielmo, ma è un’ipotesi senza prove che ormai gli studiosi hanno accantonato. Ora, benché la sua origine sia ignota nei dettagli, l’Arazzo è indubitabilmente opera manifatturiera normanna del secolo XI, cioè appena dopo gli avvenimenti che descrive.

Sia come sia, comparve ben visibile nel 1476, pezzo forte del tesoro della Cattedrale di Bayeux. Nel 1562, durante il sacco della cittadina, scampò alla furia iconoclasta degli ugonotti, i calvinisti di Francia. Poi, all’inizio del secolo XVIII, la sua esistenza venne notata (benché per secoli era stato uso esporre l’Arazzo al pubblico in solenni occasioni liturgiche) dal Sovrintendente di Caen, Nicholas-Joseph Foucault. Dunque, nel 1724 Antoine Lancelot ne iniziò lo studio sistematico, ma il primo a identificarlo con certezza e a descriverlo fu tra 1729 e 1730 lo studioso benedettino dom Bernard du Montfaucon nel primo dei due volumi di cui si compone il suo Les monuments de la monarchie française. In Gran Bretagna se ne interessarono quindi Andrew Coltee Ducarel nel 1752 e Charles Stothard tra il 1818 e il 1820.

Coperta rivoluzionaria per militari
L’Arazzo, che era sopravvissuto all’ira protestante, pagò però il fio delle proprie “colpe” (l’essere reliquia del passato, l’essere tesoro di una cattedrale cattolica e l’essere gioiello della Corona) all’epoca della Rivoluzione Francese. Nel 1792, infatti, nei mesi che prepararono il Terrore (tempi di nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, di spoliazioni e di confische, di massacri eugenetici, di trionfo dell’illegittimo tribunale rivoluzionario, e di persecuzioni di nobili, clero e popolo), l’Arazzo fu incamerato dallo Stato per essere impiegato come copertura di carri militari. La stupidità giacobina lo avrebbe distrutto per sempre se non fosse stato per Léonard Leforestier, un avvocato di Bayeux, che lo riscattò salvandolo. Venne allora esposto per breve tempo al Louvre nel 1804. Ma niente illusioni: Napoleone vi aveva intravisto un utile strumento di propaganda politica alla vigilia della progettata invasione della Gran Bretagna.
Tornato a Bayeux, passò in carico al Comune per essere studiato adeguatamente. Conservato nella Biblioteca Municipale della cittadina (che curiosamente lo classificò tra i manoscritti), nel 1913 venne ridislocato assieme all’intera biblioteca negli edifici del Decano del Capitolo della Cattedrale, dirimpetto all’edificio di culto stesso. Sopravvisse pure alla Seconda guerra mondiale in una regione caldissima di scontri tra tedeschi e Alleati e per un po’ fu evacuato di nuovo al Louvre. Lì lo studiò uno specialista tedesco di storia vichinga, Herbert Jankhun. Finalmente, dal febbraio del 1983 è in mostra, in condizioni relativamente sicure, nei locali seicenteschi del vecchio seminario di Bayeux.

Gli studi di Lucien Musset
Racconto storico per immagini, l’Arazzo si dipana come la pellicola di un film. È la narrazione dettagliata, ricca di particolari d’interesse militare, navale, civile, addirittura di costume, della preparazione e quindi dell’invasione dell’Inghilterra da parte dei normanni di Guglielmo il Conquistatore. Ma dentro questa storia se ne conserva un’altra, quella appunto delle vicissitudini che per secoli sono state più volte lì lì per consegnarlo completamente al macero e quindi all’oblìo,  e che però costantemente, sempre per il rotto della cuffia, lo hanno invece salvato.
Un intreccio di storie, insomma, che si snodano come un romanzo nelle pagine nel testo più autorevole sull’Arazzo, ovvero La tapisserie de Bayeux, pubblicato a Parigi in seconda edizione riveduta e corretta sulla base di nuovi studi e di nuove acquisizioni documentarie nel 2002 per le Éditions Zodiaque da una delle massime autorità in materia, Lucien Musset, professore emerito al’Università di Caen.

Il testo è ora tradotto da Richard Rex per la prima volta in inglese, con il titolo The Bayeux Tapestry, e pubblicato  da The Boydell Press, marchio della prestigiosa Boydell & Brewer, Ltd., di Woodbridge, nel Suffolk, specializzata in opere di grande pregio sul Medioevo.
Nella prima parte del libro Musset discute dettagliatamente la storia, le caratteristiche e le vicende dell’arazzo, offrendo notazioni di carattere storico di primaria importanza. Nella seconda offre l’Arazzo in tutte le sue sequenze, riprodotte a grande formato e a colori (all’inizio del volume l’Arazzo lo si può ammirare in tutta la sua splendida continuità), con il testo completo dell’iscrizione latina che vi corre lungo il bordo, pure tradotta in lingua (inglese) moderna. L’iscrizione, peraltro, nell’originale e in traduzione è poi riproposto alla lettura d’insieme a conclusione dell’opera.
Musset commenta l’Arazzo, immagini e iscrizione, passo dopo passo e quadro dopo quadro, offrendo intuizioni e percezioni che ne esaltano il carattere di testimonianza diretta, benché ovviamente di parte, di un evento altrimenti inconoscibile dei suoi dettagli.

L'inizio dello Stato unitario
Per l’Inghilterra, la conquista di Guglielmo narrata dall’Arazzo inaugura un periodo di profondi mutamenti. La lingua inglese inizia a trasformarsi dal vecchio anglosassone al medio inglese fino a divenire quell’inglese moderno penetrato in profondità da elementi e da strutture normanne, francesi e latine. Ma questo è un solo sintomo.
Con i normanni iniziò infatti soprattutto un periodo di governo nuovo che visse di forti contrapposizioni fra conquistatori e conquistati, divisi in ceti sociali a sé stanti e in continua lotta, con i normanni presenti in tutte le posizioni chiave del regno oramai unificato e con la loro lingua resa ufficiale. Ma questo sarebbe ancora un elemento transeunte se non fosse per l'elevato livello di centralizzazione che impose all’Inghilterra. Evidentemente le accuse di centralismo rivolte ai normanni sono di sapore, se non pure di parte, filosassone, ma resta vero che l’epoca normanna ha inaugurato quel processo di formazione dello Stato unitario inglese che qualche vaga somiglianza ha – mutatis mutandis – con quanto accaduto durante il regno d’Isabella di Castiglia e di Ferdinando d’Aragona della Spagna/Spagne.
La retorica, appunto di parte sassone, parla addirittura di fine delle libertà tradizionali e diffuse inglesi, cioè anglosassoni, in favore di una struttura più verticistica e centralistica, una retorica che sopravvive alle epoche storiche e che anima di sé il Seicento e il Settecento inglesi e britannici, con una forte eco anche Oltreoceano fra quei coloni inglesi e britannici che decideranno per la secessione dalla madrepatria (tirannica, “normanna”) dando vita poi agli Stati Uniti.

La retorica delle libertà sassoni è per esempio fortissima in Thomas Jefferson, l’estensore della Dichiarazione d’indipendenza delle ex colonie d’Oltremare, il quale sognava addirittura che gli studenti dell’Unversità della Virginia, da lui fondata, apprendessero oltre che il latino pure l’anglosassone onde abbeverarsi direttamente alle fonti della libertà inglese (e quindi americana), partendo dai mitici eroi legislatori Horsa ed Hengest.
È questo un dibattito storiografico serio e importante che riguarda d’appresso la storia delle mentalità e delle idee, e che pur con tutte le sue forzature partigiane non può però essere ignorato dall’analisi della filosofia della cosiddetta Rivoluzione Americana, ma nemmeno dal dibattito odierno su devolution e Stato-nazione nel Regno Unito.

Edmund Burke, che in gran parte condivideva l'interpretazione filosassone della storia inglese, aggiunse però significativamente del suo quando affermò che le vecchie libertà conculcate dai normanni finirono per divenire un fiume carsico nascosto agli occhi della nuova classe dirigente ma vivo nel popolo (in gran parte appunto di estrazione sassone), per poi riemergere  nel momento in cui i baroni del Regno costrinsero il principe normanno Giovanni Plantageneto detto il Senzaterra a rispettare solennemente le libertà concrete dell’Inghilterra e il rule of law sottoscrivendo l’atto fondativo del costituzionalismo inglese (ma ricco di significativi precedenti) a Runnymede, nel 1215, con la Magna charta libertatum.
Lì, asserisce Burke, le libertà sassoni tornarono patrimonio della nazione intera e tutta. E così la Magna Charta si fece pure documento di riconciliazione culturale nazionale, oltre che riferimento costituzionale diretto dei patrioti nordamericani.

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categoria:pensiero politico
mercoledì, 02 agosto 2006

Una lettera di Marco Invernizzi (Dirigente di Alleanza Cattolica)  a commento della vicenda Cossutta-Turco.

Cari amici
 
Le cose peggiori le fanno in agosto, quando la gente è più distratta e stanca e più incapace di reagire.
Oggi, 1 agosto, i giornali ci dicono che all’on. Maura Cossutta è stato affidato l’incarico di revisionare le linee guida della legge 40. Deputato del Partito dei comunisti italiani nella scorsa legislatura, l’on. Cossutta si è distinta per aver combattuto aspramente contro l’approvazione della legge 40 che, devo ricordarlo, è stata approvata nella precedente legislatura da una maggioranza parlamentare trasversale e confermata dal non voto del 75% degli italiani nel referendum del giugno 2005. Pur non coerente col diritto naturale in tutti i suoi aspetti, questa legge ha costituito un’inversione di tendenza in Italia nel senso di un maggiore rispetto del diritto alla vita e ha mostrato, in occasione del referendum, come la grande maggioranza degli italiani non sia insensibile al richiamo fermo e preciso a favore della vita prodotto dallo sforzo di tanti militanti non solo cattolici, ma aiutati anche da non pochi non credenti “ragionevoli”.
 
Questa legge è detestata dalla maggioranza governativa uscita dalle scorse elezioni politiche e non si può spiegare altrimenti l’aver dato l’incarico di revisionarne le linee guida all’on. Cossutta. Le “linee guida” della legge, secondo quanto previsto dall’art. 7 (comma 3) devono essere aggiornate periodicamente, ogni tre anni almeno, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica della materia oggetto della legge. Non c’era alcun bisogno di farlo in agosto, appena tredici mesi dopo il referendum che ha confermato la legge e soprattutto rappresenta una provocazione l’aver incaricato una delle più accanite nemiche della stessa legge.
L’artefice di questo incarico è il ministro della Salute on. Livia Turco, che tempo addietro, in una intervista televisiva, ha ricordato come il suo impegno politico sia nato nell’ottica del compromesso storico proposto dall’allora segretario del partito comunista Enrico Berlinguer. Coerente con il catto-comunismo che la continua a ispirare, ella affida a una comunista una legge che il suo debole e strano cattolicesimo non riesce ad approvare (ma quando smetteranno di definirsi tutti cattolici, salvo essere in pochissimi coerenti con l’insegnamento della Chiesa!) e riesce invece a turbare persino i cattolici eletti nella sua coalizione, di solito disposti ad accogliere qualsiasi compromesso, in questo caso artefici di una lettera di protesta firmata dai senatori Binetti, Bobba, Baio Dossi e Carra (ma è difficile pensare che tireranno qualche conclusione concreta almeno questa volta, di fronte all’evidente disegno della maggioranza cui appartengono di vanificare la legge 40 per poi modificarla, se ci riusciranno).
 
Dopo che il ministro on. Fabio Mussi ha tolto la firma dell’Italia a una dichiarazione etica che in sede europea difendeva il diritto alla vita degli embrioni nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali, dopo che i cattolici eletti nella Margherita si sono rifiutati di votare in Senato una mozione a favore della vita degli embrioni “senza se e senza ma” e hanno invece “fatto approvare” una mozione “pasticciata”, di compromesso, che ha favorito in sede di Unione Europea un’altra votazione di compromesso, che comunque non impedisce in assoluto la ricerca fatta con l’utilizzo di cellule staminali prodotte grazie all’eliminazione di embrioni, oggi una nuova tappa contro la vita.
 
Possiamo fare solo quello che è nelle nostre possibilità.
17 senatori (primo firmatario Mantovano) hanno presentato un’interpellanza (possiamo farla girare in internet, la trovate al sito www.mantovano.org);
possiamo pregare con l’intenzione precisa affinché il Signore confonda i nemici della vita e dia forza, coraggio e lucidità ai suoi difensori;
possiamo riprendere e diffondere le dichiarazioni importanti dei vescovi europei e italiani, gli interventi profondi e coraggiosi dei vescovi Elio Sgreccia e Luigi Negri che sono stati fatti su Radio Maria nei giorni scorsi;
possiamo non lasciarci scoraggiare, fare concretamente il poco che possiamo, seminare attraverso tutti i mezzi possibili a cominciare dalla nostra personale testimonianza e soprattutto pregare e fare pregare, con fiducia, perché se veramente avessimo fede e fiducia potrebbero accadere cose più grandi di quelle che riusciamo a immaginare. Non dimentichiamo che se in Italia si è riaperta la battaglia per il diritto alla vita dopo il referendum sull’aborto nel 1981 (così come si è riaperta negli Stati Uniti) è anche perché questo lavoro capillare, nascosto, anche e soprattutto promosso da piccoli gruppi di preghiera, non si è mai interrotto. Nel giugno 2005 abbiamo avuto la consolazione di poter vedere un grande risultato, ma altri ne potrebbero venire.
 
Marco Invernizzi
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mercoledì, 02 agosto 2006
Mantovano (AN): Maura Cossutta è stata la principale oppositrice della L.40
 
Vorrei dire al ministro Turco che nessuno mette in dubbio la professionalità e la correttezza dell’on. Maura Cossutta: non è una questione personale. Ma il ministro della Salute non può nascondersi dietro un dito: la persona a cui ella ha affidato la revisione delle linee guida della legge 40 è stata relatrice di minoranza della legge medesima; ha avuto, cioè, alla Camera dei deputati, il ruolo di principale oppositrice di quelle disposizioni. Le ha contestate sostenendo (come si ricava dall’intervento pronunciato nella seduta della Camera n. 124 del 27 marzo 2002) che per disciplinare la materia “sarebbe bastato un regolamento”, che “la richiesta di capacità giuridica dell’embrione (…) è un mostro giuridico” (idem), che la legge deve stare dietro alla “medicina del desiderio” (idem). Se il ministro Turco intende cambiare la legge 40, votata da un maggioranza parlamentare più ampia della maggioranza politica dell’epoca dell’approvazione, e confermata dall’80% degli italiani, presenti un disegno di legge e lo faccia discutere; con i Colleghi senatori con i quali ho presentato l’interpellanza contestiamo la sua pretesa di modificarla per via amministrativa, provando a svuotarla attraverso lo stravolgimento delle “linee guida”. Col medesimo criterio il ministro Turco potrebbe incaricare l’on. Pannella del monitoraggio dell’applicazione della legge sulla droga. Continua invece a sorprenderci l’atteggiamento di chi, nella Margherita e nell’Udeur, si è battuto per far diventare legge la 40, l’ha difesa in occasione del referendum, e oggi assiste in silenzio (o quasi) alla sua demolizione, affidata a chi quella legge l’ha invece combattuta da relatrice di minoranza.
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mercoledì, 02 agosto 2006
Mantovano (AN): la Turco nominerà Pannella per la revisione delle tabelle della legge sulla droga?
 
 Con la medesima logica con la quale il ministro Turco qualche giorno fa ha incaricato l’ on. Maura Cossutta di curare la revisione delle “linee guida” della legge 40/2004, oggi potrebbe incaricare l’ on. Marco Pannella della revisione delle tabelle della legge sulla droga: l’ on. Pannella è, come l’ on. Cossutta, persona competente, esperta e rispettabile e, come l’ on. Cossutta, ha manifestato tutta la possibile (e anche oltre) ostilità alla nuova disciplina degli stupefacenti. Il ministro Turco potrebbe approfittarne subito, vista la smania che il Governo, della quale è autorevole espressione, mostra - in queste prime settimane di vita - di pagare cambiali ideologiche sgradite alla gente ma consone alle lobby cui è tenuto a prestare ossequio. Dopo potrebbe essere tardi, o difettare la forza politica per provvedere.
 
Sen . Alfredo Mantovano
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mercoledì, 02 agosto 2006

Interpellanza per valutare la compatibilità della nomina dell'on. Maura Cossutta per la revisione delle linee guida della L.40/2004 sulla fecondazione artificiale.

 

17 senatori della Casa delle Libertà, primo firmatario il sen. Alfredo Mantovano, hanno depositato una interpellanza al Ministro della Salute, sen. Livia Turco, in merito all'incarico affidato all'on. Maura Cossutta di sottoporre a "revisione" le linee guida della L.40/2004 sulla fecondazione artificiale.

Con l'interpellanza, si chiede, in particolare, di valutare la compatibilità dell'on. Cossutta per tale compito ritenendo, anche alla luce di alcune sue recenti esternazioni, che possa porsi l'obiettivo di svuotare, in modo surrettizio, di contenuto, una legge dello Stato.

MANTOVANO, BIANCONI, BUTTIGLIONE, POLLEDRI, TOMASSINI, VALDITARA, BURANI PROCACCINI, MONACELLI, DAVICO, CARRARA, LIBE', MARCONI, ALLEGRINI, TREMATERRA, ZANOLETTI, RUGGERI, MAFFIOLI - Al Ministro della salute - Risultando agli interroganti che:
il 20 luglio 2006 il Ministro della salute sen. Livia Turco ha annunciato di aver affidato all'on. Maura Cossutta il compito di sottoporre a revisione le "linee guida" della legge n. 40/2004 sulla fecondazione artificiale.
L'on. Maura Cossutta è stata nelle precedenti legislature deputata al Parlamento nel gruppo del Pdci e, in quanto tale, ha, del tutto legittimamente, espresso decisa e forte contrarietà alle proposte di legge poi divenute legge 40. Già questo rende evidente che la decisione di affidarle la revisione delle "linee guida" va nella direzione di contrastare l'applicazione della legge 40.
La sua contrarietà a tale legge è confermata da quanto, sulla base delle informazioni fornite dai mass media, ella ha detto, rivolgendosi al Consiglio dell'associazione Luca Coscioni: «le linee guida - sono state le sue parole - non modificano la legge, ma possono fare molto».
Tali affermazioni allarmano perché, se nulla vieta a un Governo di avviare la modifica di norme di legge in vigore che non condivida, procedendo nei modi dovuti, e cioè con la propria qualificata iniziativa legislativa, è precluso a qualsiasi Governo di modificare la sostanza di una legge in vigore, che ha il dovere di applicare fino alla sua eventuale modifica, con interventi di carattere amministrativo. La strada di "fare molto" nel senso della modifica della legge 40 con l'intervento sulle linee guida rientra in questa logica, assolutamente non rispettosa della volontà del Parlamento.
La particolare gravità della scelta del Ministro della salute deriva anche dalla circostanza che, sottoposta a referendum abrogativo, la legge 40 è stata confermata dal non voto del 75% degli italiani e dalla contrarietà all'ipotesi abrogativa di un restante 5% circa, così che solo il 20% di iscritti al voto hanno manifestato la volontà di modificarla. Con l'incarico conferito all'on. Cossutta, il ministro Turco ha quindi mostrato di spregiare non solo la maggioranza del Parlamento, ma anche un'amplissima maggioranza nel Paese.
Questa scelta è singolare, in quanto le "linee guida" sono state varate poco più di un anno fa, e non vi è quindi alcuna esigenza di immediata revisione, mentre invece il Ministro della salute ha l'obbligo, derivante dalla legge 40, di riferire sulla sua attuazione, anche al fine di comprendere il suo impatto sulla realtà e il perseguimento delle finalità che l'hanno ispirata.
La scelta medesima, invece, si inserisce nello sforzo dell'intero Governo, fin dall'avvio della sua costituzione, teso a smantellare la forma e la sostanza della legge.
È appena il caso di ricordare che il 30 maggio 2006 il Ministro dell'università e della ricerca, on. Fabio Mussi, a margine del Consiglio dell'Unione Europea sulla competitività, in rappresentanza dell'Italia, ha ritirato il sostegno che in precedenza il nostro Paese aveva dato alla "dichiarazione etica", condivisa da Germania, Polonia, Slovacchia, Austria e Malta riguardante la ricerca sulle cellule staminali, tesa fra l'altro a precludere il prelievo da embrioni viventi delle cellule staminali; ciò ha avuto conseguenze in termini di compatibilità fra le decisioni che, grazie anche alla posizione modificata dell'Italia, l'Unione Europea sta per adottare sul finanziamento della ricerca sulle staminali embrionali e le norme della legge 40 che vietano la ricerca sugli embrioni,
si chiede di conoscere:
- se il Ministro in indirizzo ritenga la scelta di incaricare l'on. Maura Cossutta di modificare le linee guida della legge 40/2004 compatibile con il dovere dell'Esecutivo se mai di modificare, ma non certamente di svuotare, in modo surrettizio, di contenuto, una legge dello Stato;
- se non ritenga invece prioritario riferire preventivamente in Parlamento, così come prevede la legge 40, in ordine ai dati concreti relativi alla sua attuazione.
(2-00043)
 
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giovedì, 27 luglio 2006

Ecco i cognomi di quei Senatori, che meritano essere ricordati, che hanno privilegiato la logica dell’appartenenza al partito o alla coalizione invece che privilegiare la difesa della vita innocente.

 

 ... non [si può] nemmeno riassumere quanto accaduto in questi giorni in Senato e in sede Unione Europea a proposito dello scontro fra chi difende il diritto alla vita dell’embrione “senza se e senza ma” e chi invece ritiene che la ricerca scientifica sulle cellule staminali possa giustificare anche il sacrificio di embrioni, ossia di esseri umani in fase iniziale (rimando alla sintesi che potete leggere sul sito www.alleanzacattolica.org e per quanto accaduto lunedì 24 luglio in sede UE a Bruxelles rimando al comunicato di Scienza & Vita sul sito www.scienzaevita.org).

 

Pur sopraffatta da mille altre notizie, alcune drammatiche come gli scontri in Medio Oriente, la battaglia che si sta combattendo in Italia e in Europa sul diritto alla vita dell’essere umano in fase iniziale è veramente una guerra di civiltà, fra due opposte e irriducibili visioni del mondo, oltre che, soprattutto, una battaglia per impedire che vengano prodotti e sacrificati veri e propri esseri umani.

Tutto è cominciato con l’approvazione della legge 40 nel 2004 nel Parlamento italiano grazie a una maggioranza che andava oltre la coalizione di centro-destra che allora governava il Paese. I cattolici sanno che quella legge non è conforme all’insegnamento della Chiesa e neppure al diritto naturale, eppure quella stessa legge, impedendo la fecondazione eterologa e comunque mettendo delle regole nel “far west procreatico” che esisteva prima della sua approvazione, ha scatenato l’ira delle forze laiciste contrarie al diritto alla vita che hanno promosso un referendum per abrogarla o peggiorarla.

Quest’ultimo si è svolto nel giugno del 2005 e ha visto la sconfitta delle forze laiciste grazie al non voto del 75% degli italiani, che non andando a votare hanno difeso la legge 40 da ogni peggioramento.

 

Tuttavia la lotta contro la legge 40 è continuata nel nuovo Parlamento eletto in seguito alle elezioni dell’aprile 2006, che hanno portato al governo una maggioranza di centro-sinistra. Il neo-ministro alla ricerca on. Fabio Mussi ha ritirato, il 30 maggio, la firma dell’Italia a una “minoranza di blocco” con altri Paesi che, in sede europea, impediva la ricerca su cellule staminali che prevedesse l’eliminazione di embrioni. Il 19 luglio, in Senato, è passata una mozione dell’Unione di centro-sinistra ambigua sul punto, mentre un’analoga mozione presentata dalla Casa delle libertà (presentata dai sen. Buttiglione, Mantovano, Andreotti e altri, molto più netta e semplice nella sua radicale difesa della vita) non è stata votata da quei senatori che, nell’ambito del centro-sinistra, hanno fama di essere cattolici. La cosa è stata e rimane molto grave, perché la mozione non è stata approvata per un solo voto, mentre se fosse passata avrebbe costretto il governo italiano a mantenere una posizione in sede europea molto più ferma in materia di diritto alla vita, di fatto avrebbe costretto il ministro Mussi a ripristinare la “minoranza di blocco” o comunque a uscire dall’ambiguità che invece è rimasta, come conferma quanto poi accaduto il 24 luglio (vedi comunicato di Scienza & Vita).

 

Avrebbe potuto essere una importante vittoria per la difesa della vita e invece non la è stata per colpa di quei senatori che hanno privilegiato la logica dell’appartenenza al partito o alla coalizione invece che privilegiare la difesa della vita innocente. I loro cognomi meritano di essere ricordati.

I senatori Paola Binetti (Ulivo) e Domenico Fisichella (Ulivo) sono usciti dall’aula al momento del voto, mentre i sen. Mastella (Udeur), Bobba (Ulivo) e Baio Dossi (Ulivo) si sono astenuti sul voto alla mozione Buttiglione-Mantovano (al Senato il regolamento prevede che l’astensione equivalga al voto contrario). Altri senatori astenuti sono stati: Barbato e Cusumano (Udeur) e Adragna, Morgando, Papania e Pollastri (Ulivo). Sempre in fama di cattolici, mentre il sen. Andreotti ha firmato la mozione Buttiglione-Mantovano, il sen. Emilio Colombo non l’ha nemmeno votata, mentre i senatori a vita Cossiga e Scalfaro non erano presenti.

 

Credo valga la pena ricordare questa vicenda, triste per il movimento cattolico italiano, anche perché riporta alla mente l’altrettanto triste ricordo della legge 194 che autorizzava l’aborto, firmata da soli ministri democratici cristiani. Ci conforta tuttavia la compattezza e la determinazione che le principali forze del mondo cattolico stanno dimostrando in questo difficile e delicato frangente storico, quando le battaglie sui temi etici si stanno rivelando sempre più rilevanti.

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martedì, 11 luglio 2006
 
 
An: andare oltre Fiuggi, ma verso dove?
 
di Alfredo Mantovano - Senatore Componente dell’Esecutivo di An
Il Domenicale -  n° 27 -  2006, pp. 1-2
 
 
                                                                                                                           È indispensabile «andare oltre Fiuggi» per «costruire un grande partito popolare e nazionale, di respiro europeo»: questo è uno dei passaggi più significativi del comunicato conclusivo dei lavori dell’Esecutivo di Alleanza Nazionale, svoltosi il 29 giugno scorso; un passaggio che riprende quanto proposto dal presidente di An Gianfranco Fini in apertura della riunione.
Evidentemente costituisce soltanto un punto di avvio, che andrà riempito di contenuti.
Dire infatti «andare oltre Fiuggi» fa capire da dove ci si intende allontanare, ma rende meno chiaro in quale direzione si intende procedere.
E se è certo che ogni forza politica dev’essere in grado di cogliere le novità da fronteggiare, con scelte adeguate alle sfide e ai tempi, i problemi sorgono quando si tratta di identificare le novità «più nuove», che impongono di rettificare le scelte politiche.
È fuori di dubbio che la novità realmente significativa degli ultimi anni è costituita dai fatti dell’11 Settembre, dai quali ancora oggi un partito — soprattutto se si colloca a destra, o nel centrodestra — è chiamato a trarre conseguenze. A fine giugno il governo di uno dei soci fondatori dell’Unione europea, l’Olanda, è caduto sulla cittadinanza revocata alla sceneggiatrice di origine somala Ayaan Hirsi Ali: giunta nel Paese dei tulipani nel 1992 per sfuggire a un sistema di violenza che la vedeva vittima nello Stato di provenienza, Hirsi Ali aveva ottenuto l’asilo, quindi era diventata cittadina olandese e infine era stata eletta nel Parlamento della sua nuova patria.
Nel 2006, per manifestare tangibilmente il fastidio nei confronti di una donna che parla chiaro in tema di terrorismo e di integrazione, il ministro dell’Immigrazione olandese si ricorda che i documenti con i quali era entrata in Olanda nel 1992 non erano regolari (il che peraltro non era neanche esatto) e le revoca la cittadinanza, salvo poi fare marcia indietro quando la donna si è già trasferita negli Stati Uniti.
Questo caso, che — lo ripetiamo — non ha avuto un peso marginale (ha provocato la fine del governo in carica), non sarebbe neanche sorto, o comunque non avrebbe avuto effetti così dirompenti, se non ci fosse stato l’11 Settembre, con le incertezze e gli sbandamenti che ha determinato, e con la parallela richiesta da parte dei cittadini alla politica di assumere precise responsabilità per la difesa della nostra identità di europei e di occidentali.
Una identità messa in pericolo, prima che con gli attentati, dal «suicidio demografico» europeo: può essere utile chiedersi per quale ragione a destra, e nel centrodestra, non sia ancora partita una riflessione seria (seria vuol dire tale da condizionare e orientare le scelte del singolo partito e dello schieramento) sul futuro demografico dell’Italia e dell’Europa, in un quadro che vedrà fra qualche decennio la prevalenza di popolazione di origine extracomunitaria: con tutti i problemi di convivenza che questo già da tempo comporta.
Ancora. Il 23 giugno il Consiglio nazionale del notariato ha approvato il «testamento biologico» e attende dal Parlamento l’autorizzazione a diffonderlo: temi del genere, che certamente (al pari dell’equilibrio fra ricerca scientifica e rispetto della vita) interpellano e lacerano la coscienza di ciascuno, devono o non devono essere oggetto di confronto e di approfondimento a opera di un partito che intende cogliere le sfide del momento?
O prevarrà nuovamente il richiamo esclusivo alla coscienza individuale: rispettabilissimo, ma segno di una altrettanto rispettabile assenza di posizioni su un tema cruciale?
O, peggio ancora, tutto sarà risolto da valutazioni, che più di una volta ho avuto il piacere di ascoltare, del tipo «con le staminali non si prende un voto»…?
Se si ragiona in questi termini a mio avviso si sbaglia.
Come ha ricordato Antonio Socci, negli ultimi tre anni il centrodestra, in una sequela di sconfitte in differenti turni di elezioni comunali, provinciali, regionali, e infine politiche, ha raccolto una sola chiara e larga vittoria: quella del referendum sulla legge 40, in materia di fecondazione medicalmente assistita, nonostante l’imponenza dello schieramento favorevole all’abrogazione, che comprendeva lobby di vario tipo, di vario peso e di varia e variegata visibilità.
Peccato che questa vittoria sia avvenuta «suo malgrado», dal momento che non siamo stati in molti, nella Casa delle Libertà, a difendere una delle leggi migliori approvate su impulso di larga parte dello schieramento: conosciamo i dettagli, e non è il caso di riproporli. Chi sostiene che «con le staminali non si prende un voto» si è mai chiesto le ragioni di quel 75% di non voto? Lo si può liquidare facendo ricorso al caldo di un 13 di giugno, pur in presenza di una mobilitazione massiccia da parte della Sinistra, quando poi un anno dopo, il 26 giugno di quest’anno, con 35° in molte città italiane, più del 50% degli italiani è andato comunque a votare per il referendum sulle riforme costituzionali?
Per questo motivo, il discorso avviato da Gianfranco Fini nell’esecutivo di Alleanza Nazionale ha senso solo se fa partire un dibattito non di superficie, bensì un dibattito nel quale si possa riflettere a fondo prima di dare tutto per scontato; per esempio, di dare per tramontata quell’ipotesi di costruzione di una formazione unitaria cui si stava lavorando.
Se infatti domande come quelle cui prima facevo riferimento, che la gente sempre più rivolge alla politica, possono trovare risposte solide e coerenti più nell’azione di uno schieramento che in quella di un singolo partito, è il caso di rinunciare a trasformare quello schieramento in un partito, e di accentuare invece le distinzioni tra le forze politiche che lo compongono?
Porre questi interrogativi non vuol dire alimentare divisioni interne, ma stimolare un dibattito nella destra, e nel centrodestra italiani, che non può essere né facile né breve.
D’altra parte, ogni forza politica che si rispetti, soprattutto se ha una lunga tradizione alle spalle, ben può vedere formarsi al proprio interno una maggioranza e una minoranza, se il dissenso rispetto alla linea dominante non è su questioni di basso profilo, ma sulla traduzione politica di princìpi di riferimento.
Nella prospettiva della formazione unitaria l’accentuazione di questi temi nei confini dei singoli partiti che ne dovrebbero fare parte non determina ostacoli, bensì sintonie che potrebbero favorire il processo di composizione: basta ricordare i differenti orientamenti che si riflettono nell’azione politica interna ai due grandi partiti americani.
Il modo migliore per smentire l’assioma secondo cui nel nostro schieramento e nei nostri partiti decide uno solo, o pochi insieme con lui, e gli altri si adeguano, è puntare i piedi sulle questioni di principio.
 
postato da: max74teocon alle ore luglio 11, 2006 08:49 | Permalink | commenti
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mercoledì, 05 luglio 2006

Eric Voegelin, o l’anti-ideologo

di Marco Respinti - Il Domenicale - n° 26 - 2006

Mentre la maggior parte dei suoi scritti resta purtroppo intradotta in italiano, esce la versione di un volume prezioso. Perché la sua analisi della scienza della politica e della storia del pensiero è il vero antidoto all’ideocrazia. Forse per questo da noi resta poco conosciuto

 Per Augusto Del Noce la Modernità è «la storia dell’espansione dell’ateismo», eppure non si tratta affatto del sogno nostalgico e passatista di tempi belli ma andati. Lo spiega bene Eric Voegelin affermando che «essenza della Modernità» è «il dipanarsi dello gnosticismo». Così ne La nuova scienza politica (meglio sarebbe, restando all’originale, “La nuova scienza della politica”), pubblicato in traduzione italiana nel 1968 a Torino da Borla e non a caso preceduto da un saggio di Del Noce su Eric Voegelin e la critica all’idea di modernità. Da cui si evince peraltro l’idea – fondamentale – che un conto è la Modernità e un conto l’evo moderno.
Ora, La nuova scienza politica è un libro che, nella produzione voegeliniana, fa il paio con Science, Politics, and Gnosticism, forse il testo più agevole (anche se non agile) dello studioso tedesco-americano, in italiano pubblicato come Il mito del mondo nuovo: saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo (introduzione di Mario Marcolla, Rusconi, Milano 1970; n. ed. con introduzione di Francesco Alberoni, 1990). In essenza è una grande, grandiosa (ri)affermazione del principio di realtà. Le cose – cioè – sono e non possono non essere, e anzi sono così come sono nonostante ogni tentativo di oscurarle, di trasformarle o di contrabbandarle semanticamente. Come appunto fa quello che Voegelin definisce “gnosticismo”.

La produzione voegeliniana è a dir poco monumentale, fatta di monografie d’importanza capitale e di due cicli colossali. Vale a dire i cinque volumi dell’interrotta Order and History (in italiano la sua pubblicazione resta parziale, episodica e frammentata) e gli otto dell’incompiuta History of Political Ideas, a cui lo studioso lavorò alacremente negli Stati Uniti dal 1938 al 1958 e che sono rimasti inediti anche in lingua inglese fino al 1997-1999. Tranne una scelta – brillantissima – di alcuni saggi, pubblicati nel 1975 a cura dello scienziato della politica John H. Hallowell con il titolo From Enlightenment to Revolution e in italiano, a cura di Dario Caroniti, con il titolo Dall’illuminismo alla rivoluzione (Gangemi, Roma 2004).


L’ordine della storia
Solo a dieci e più anni dalla morte dello studioso, infatti, la University of Missouri Press di Columbia è riuscita a pubblicare, a partire dal 1997, The Collected Works of Eric Voegelin – dei 34 volume previsti rimane ancora da pubblicare solo il 29° – e questo per iniziativa dell’instancabile Beverly Jarrett Mills, direttrice della Missouri, moglie dello scrittore William Mills e già assistente di Voegelin alla Louisiana State.
Nella biografia intellettuale Eric Voegelin (pubblicata nel 2002 dalla ISI Books di Wilmington, Delaware, nella collana “Library of Modern Thinkers”), Michael P. Federici (docente di Scienze politiche al Mercyhurst College e condirettore del Center for Constitutional Studies del National Humanities Institute di Washington) suddivide la produzione voegeliniana in quattro grandi fasi.
La prima è quella degli scritti iniziali; la seconda coincide con il progetto della History of Political Ideas e con il suo abbandono; e la quarta e ultima con la revisione di paradigma intervenuta dopo la pubblicazione del terzo volume di Order and History (il quarto volume comparirà solo nel 1974 e il quinto, addirittura postumo, nel 1987). La terza fase è dunque quella che comprende la pubblicazione dei primi tre volumi di Order and History (uno nel 1956 e due nel 1957), de La nuova scienza politica nel 1952 e dei saggi che nel 1968 verranno raccolti negli Stati Uniti, in traduzione inglese, con il titolo Science, Politics and Gnosticism.
Lungi dal volere sostituire uno schema ideologico d’interpretazione del reale (quello dello gnosticismo) con un altro (il proprio), Voegelin si sentì insomma in dovere di testimoniare la propria ricerca della verità nuda e cruda intervenendo pesantemente addirittura sulla propria stessa opera.


La nuova scienza politica è dunque un’opera cruciale. Segna il passaggio dal progetto della History of Political Ideas (la cui prima edizione organica, realizzata nell’ambito dei “Collected Works” della Missouri, vede in veste di General Editor Ellis Sandoz, direttore dell’Eric Voegelin Institute for American Renaissance Studies, creato nel 1987 alla Louisiana State University di Baton Rouge) a quello di Order and History, ossia il concentrarsi di Voegelin sulla filosofia della consapevolezza e lo svilupparsi dell’idea secondo cui – così scrive lo studioso all’inizio del primo volume di Order and History, intitolato Israel and Revelation – l’«ordine della storia emerge dalla storia dell’ordine». La nuova scienza politica fornisce quindi un buon “sommario” di Order and History e focalizza l’attenzione sul concetto di “gnosticismo”.
Non meno importanti sono peraltro i saggi del volume che nel 1968 l’editore conservatore di Chicago Henry Regnery pubblicherà come Science, Politics and Gnosticism: la traduzione inglese (di William J. Fitzpatrick) del saggio Wissenshaft, Politik, und Gnosis (pubblicato da Kösel a Monaco nel 1959 in un volumetto dallo stesso titolo) e quella del saggio Ersatz Religion: Die Gnostischen Massenbewegungen unserer Zeit, già comparsa sul periodico Politeia nel 1964, e pubblicato originariamente in tedesco nel 1960 su Wort und Wahrheit (vol. 15, n. 1) di Vienna.
Il cuore dello scritto è insomma un’altra cerniera fra la History of Political Ideas e Order and History. In esso Voegelin concentra l’attenzione (teoreticamente, non più solo storicamente), sullo “gnosticismo”, in cerca di una definizione.

La costituzione dell’essere
Centrale alla riflessione voegeliniana è dunque la categoria di “gnosticismo”, affatto identico alla gnosi antica. È piuttosto sinonimo stesso d’ideologia; anzi, ne è radice ed essenza. Ciò senza il quale l’ideologia sarebbe innocua come l’acqua fresca: lo scollamento totale del pensiero dalla realtà, sostituita da un’alternativa che programmaticamente si propone la sovversione di quanto esiste giacché giudica quanto esiste intrinsecamente fatto male, sbagliato. Come bene sintetizza un passo dell’undicesima delle Tesi su Feuerbach di Karl Marx, significativamente incisa persino sulla pietra tombale del padre del socialismo scientifico: «I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo».
Moderno come più moderno non si potrebbe, il concetto di “gnosticismo” fu elaborato da Voegelin anche grazie agli strumenti filosofici messi a disposizione dalla riflessione di Hans Jonas.
Ora, è in Science, Politics, and Gnosticism che Voegelin enumera le sei caratteristiche principali che permettono to spot it by distance, d’individuare lo gnosticismo anche a ragguardevole distanza. L’insoddisfazione verso ciò che è attuale e ciò che è actual, ovvero (dato che actual non traduce “attuale”) verso ciò che è in atto, esiste hic et nunc. Poi l’idea che gli aspetti insoddisfacenti del reale siano il prodotto di una organizzazione lacunosa del reale stesso, e questo sin dall’origine. Quindi l’idea che la situazione non sia priva di speranza e che dunque, per operare la salvezza, ci si debba impegnare nella trasformazione storica della «costituzione dell’essere». Ancora l’idea che la trasformazione dell’«ordine dell’essere» sia concretamente possibile attraverso l’azione umana, specialmente politica. Infine l’idea che per compiere la trasformazione siano necessari una formula o un progetto fondati su quella «conoscenza segreta» (la gnosi) che dischiude il mistero dell’«ordine dell’essere» e che permette alle guide del movimento gnostico di riorganizzare il mondo.

C’è, in nuce, tutto il costrutto filosofico voegeliniano, retto dai concetti cardine di «costituzione dell’essere» e di «ordine dell’essere». Vale a dire, la natura umana e la struttura del reale sono date, normative, immutabili. Sono ciò che fonda l’esistente – appunto la sua costituzione – secondo una gerarchia che possiede un fine, ovvero che è ordinata. Per questo il programma dello gnosticismo – scagliato contro la costituzione e l’ordine dell’essere – non può che essere rivoluzionario.
L’ideologia è allora l’articolazione in filosofia dell’azione del disprezzo gnostico del reale, la quale, attraverso una prassi – la rivoluzione – conquista il potere operando la prima grande, fondamentale sostituzione. È il passaggio dall’ideologia all’ideocrazia, dove la seconda è il governo organizzato e intronizzato della prima, l’ideologia al potere.
Il fine ultimo e ultimativo che si prefigge l’ordine nuovo ideocratico è peraltro la rivoluzione suprema, il completo ribaltamento e la totale sostituzione della costituzione e dell’ordine dell’essere esistenti. È un fenomeno in radice religioso, anzi contro-religioso come afferma Voegelin coniando, all’inizio della propria carriera, l’espressione «religione capovolta» nel volume Die politischen Religionen, tradotto in italiano come Le religioni politiche, primo volume di La politica: dai simboli alle esperienze
(a cura di Sandro Chignola, Giuffrè, Milano 1993).

Ribaltando il senso religioso fondato sulla trascendenza, la «religione politica» dello gnosticismo è – e non può non essere – totalitaria, giacché mira a immanentizzare completamente l’eschaton, il fine trascendente del reale. La rivoluzione finale è infatti la trasmutazione totale che avviene dopo il lungo procedere e incedere della rivoluzione permanente. E l’immanentizzazione dell’eschaton – Dio che viene strappato dal Cielo per essere scaraventato a terra – è il sigillo della morte della costituzione e dell’ordine dell’essere, della norma e dello scopo in cui e con cui il creato è stato creato, in primis l’uomo.
Se Friedrich Nietzsche profetizzava la morte di Dio e Nicolás Gómez Dávila gli rispondeva che quella teoria, pur interessante, lasciava totalmente indifferente per primo proprio Dio, è la sovversione della costituzione ordinata dell’essere l’unica uccisione che – colpendo in effige – può avere ragione del Padreterno. Al che consegue che è la difesa del principio di realtà l’apologetica più importante (e pure che, per salvaguardare con sicurezza la laicità, è molto meglio che i laici difendano quel Dio che garantisce la costituzione ordinata dell’essere).
Di fronte alla riduzione novecentesca della filosofia a filodossia, da amore per la sapienza ad amore per l’opinione, Voegelin ha così proclamato un rinnovamento totale della scienza della politica che, animata dalla ricerca della verità, sostituisca l’episteme (conoscenza) alla doxa (opinione). E questo all’insegna di un ritorno a Platone e ad Aristotele, cercatori sinceri, antitetici alla costrizione della scienza della verità in schemi e in sistemi.

Il mondo anglo-americano
Davanti al cataclisma dell’Ottantanove giacobino di Francia (che per Voegelin è una delle tappe chiave del progresso storico dello gnosticismo), Edmund Burke disse che la civiltà occidentale si trovava sull’orlo dell’abisso. Parlando della crisi in cui versava l’Occidente, e per suo tramite il mondo, a fronte di un’altra tappa chiave del cammino dello gnosticismo, l’ex spia sovietica Whittaker Chambers articolò considerazioni non molto dissimili. Ora, lo studioso Michael P. Federici osserva che «la concezione voegeliniana di gnosticismo fornisce il quadro di riferimento utile all’analisi della crisi occidentale. Le componenti ideologiche della Modernità – nazionalsocialismo, marxismo, progressismo, scientismo e tutti gli altri “ismi” – sono manifestazioni dello gnosticismo. Sono disordini spirituali e la corruzione della politica che generano è il prodotto del disordine dell’esistenza. Fare i conti con la crisi moderna significa trovare un’alternativa agli atteggiamenti gnostici».
Dove? Beh, Voegelin sostenne che le istituzioni del mondo anglo-americano sono quelle meno incrostate di gnosticismo. Lo scrisse ne La nuova scienza politica. Pochi anni dopo, all’Università di Monaco sbarcò con l’idea d’importare la cultura del costituzionalismo americano, antitesi allo gnosticismo. Proprio il testo della lectio inauguralis del 26 novembre 1958 a Monaco è il saggio che in inglese suona Science, Politics, and Gnosticism.

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martedì, 04 luglio 2006

Fini, niente svolte laiciste! Nasce la corrente teocon in AN

Intervista di Alfredo Mantovano - su La Repubblica - del 03 luglio 2006, p. 25

Gianfranco Fini dove sta portando AN? Cosa intende "andare oltre Fiuggi"? Intende forse traghettare la destra italiana sulla sponda laicista, una sorta di Rosa del Pugno di destra? Se così fosse, e la presa di posizione di Fini al referendum sulla fecondazione assistita ne è un esempio incontrovertibile, beh, allora qualcuno fermi quest'uomo, contrasti la sua leadership, e magari al prossimo congresso lo metta definitivamente in minoranza.

Fini, una carriera politica spesa per la difesa dei Valori, una legislatura per rinnegarli!

Mi associo all'idea del senatore Alfredo Mantovano, il quale si augura la nascita di un'opposizione interna (si legga l'articolo), una corrente teocon, ad AN (oggi, domani maggioranza!), che abbia un'idea chiara su temi sensibili, come quelli etici e sui Valori, ispirandosi a quel patrimonio culturale citato nelle tesi di Fiuggi, che, ahimè!, la dirigenza di quel partito sembra essersene maliziosamente dimenticato. 

 

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lunedì, 03 luglio 2006

Palestina: "Amici del nemico" 

di Massimo Introvigne - il Giornale, 3 luglio 2006, p. 1

Di fronte a D'Alema che si proclama «equivicino» a Israele e al governo palestinese, e che condanna «nello stesso modo» i rapimenti di israeliani e la reazione del governo Olmert, di fronte a Comunisti italiani e Rifondazione che brigano per invitare in Italia esponenti di organizzazioni terroristiche, è venuto il momento di parlare chiaro sulla Palestina. L'opposizione di centrodestra ha una splendida opportunità per denunciare le figuracce internazionali del governo Prodi e la presenza nella compagine che lo sostiene di autentici amici dei terroristi.

Da anni Israele è sottoposto a uno stillicidio quotidiano di attacchi terroristici che hanno fatto migliaia di morti, donne e bambini compresi. È come se sulle principali città italiane piovessero razzi e si tentassero attentati tutti i giorni. Il terrorismo è organizzato - contro la vulgata corrente - da entrambe le principali correnti politiche palestinesi: i laici di Fatah e i fondamentalisti di Hamas. Nel sistema politico palestinese i laici esprimono il presidente, Abu Mazen, uscito da elezioni democratiche ma non rappresentative, boicottate da Hamas, che alle elezioni politiche cui invece ha partecipato ha dimostrato di essere il primo partito ed esprime il governo guidato dal primo ministro Haniye. Abu Mazen e Haniye sono meno estremisti dei leader che stanno in esilio a Damasco e prendono ordini dal governo siriano e da quello iraniano. Ma siccome il denaro per i palestinesi viene da Teheran, e le armi da Damasco, le possibilità che prevalgano i meno estremisti sono quasi inesistenti.

La linea Sharon contava sulla stanchezza dei palestinesi dopo anni di guerre e sulla lenta prevalenza all'interno dei Territori di un fronte «trattativista» disposto a una tregua imperniata sulla nascita di uno Stato palestinese nei confini del 1967, che nessun palestinese considera ideali ma che i fondamentalisti maggioritari avrebbero accettato barattandoli con il carattere islamico dello Stato. Questa linea era in realtà ancora possibile dopo la vittoria elettorale di Hamas, a patto che Hamas si spaccasse in due e che la fazione realista nei Territori rompesse con quella oltranzista in esilio a Damasco. Non è possibile oggi, perché a Damasco il regime regge, e ad Assad si è aggiunto Ahmadinejad come sponsor danaroso e non troppo occulto di tutte le fazioni estremiste palestinesi. Non bisogna illudersi: a lungo termine una trattativa che si muova verso la pace è realistica solo se cambiano il regime di Assad in Siria e quello degli ayatollah in Iran. A breve, il dialogo è una chimera ma è possibile per Israele tenere i terroristi sotto controllo con la pressione militare e ritorsioni durissime contro ogni atto di aggressione, rapimenti compresi, dimostrando a qualunque governo palestinese che o controlla i terroristi o Israele gli impedisce di governare. Ogni «buonismo» in questo momento fa solo aumentare gli attentati, e lo stesso vale per la retorica pacifista e dell'«equivicinanza» fra vittime e assassini di Prodi, Chirac e D'Alema. Sostenere Israele nelle sue azioni di oggi, continuando nella discrezione un dialogo, è un dovere di tutto l'Occidente. Qui, più che sul numero di soldati in Afghanistan, passa la linea di demarcazione fra occidentali autentici e chi tollera o sostiene il terrorismo.

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venerdì, 30 giugno 2006

Vita e Famiglia

RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 29)

MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2006
 
Si tratta di una "questione umana", ha detto al Segretario di Stato alla Sanità
L’Arcivescovo di Westminster chiede la revisione delle norme sull’aborto
L’Arcivescovo di Westminster, il Cardinale Cormac Murphy-O’Connor, incontrandosi con il Segretario di Stato alla Salute per il Regno Unito, Patricia Hewitt, ha discusso sulla riforma della legislazione sull’aborto e sul modo in cui vengono prese le decisioni in materia di bioetica.
Il porporato, come si apprende da un comunicato reso noto dall’Ufficio per gli Affari Pubblici dell’Arcivescovo, ha detto alla Hewitt che di fronte alla crescente preoccupazione per la frequenza e il numero degli aborti nel Paese è ora che il Parlamento riveda l’Abortion Act del 1967.
"Il Cardinale – afferma la nota – crede che la legislazione abbia bisogno di un riesame da parte del Parlamento, com’è stato raccomandato l’anno scorso in un rapporto del Commons Science and Technology Committee".
Il suo Presidente, Ian Gibson, ha firmato una mozione presentata dalla parlamentare Geraldine Smith che chiede la revisione.
L’incontro del porporato segue un sondaggio che ha mostrato come la maggior parte delle donne in Gran Bretagna voglia rendere più severa la legge che permette di porre fine ad una gravidanza.
Murphy-O’Connor ha affermato che "non si tratta di una questione essenzialmente religiosa. E’ una questione umana. L’aborto è la risposta sbagliata alla paura e all’insicurezza".
"Come società – ha aggiunto –, dobbiamo cercare dei modi per sostenere le donne che si trovano di fronte ad una gravidanza imprevista".
In Gran Bretagna, spiega il comunicato, vengono effettuati 190.000 aborti ogni anno, "più del 20% di tutte le gravidanze"; "ognuna è una tragedia sia per il bambino non nato che per la madre".
Inoltre, stando ai dati diffusi dal Dipartimento della Sanità, nel 2004 vi sono stati 185.400 aborti: un aumento del 2,1% rispetto ai 181.600 del 2003 e del 5,3% rispetto ai 176,000 del 2002.
"C’è un’ansia sostanziale e crescente in Gran Bretagna per il numero di aborti – ha constatato il Cardinale Murphy-O’Connor –. Le nostre leggi dovrebbero riflettere quest’ansia. Do il benvenuto a quello che sembra essere un risveglio morale, soprattutto tra le donne, di fronte al fatto che la realtà dell’aborto è la fine deliberata di una vita umana. La gente sa, forse istintivamente, che il valore di una società non si misura nella sua ricchezza, ma nel modo in cui tratta gli esseri umani più vulnerabili".
"Milioni di persone, soprattutto donne, vorrebbero vedere una revisione della legge attuale – ha continuato –. Spero che i membri del Parlamento risponderanno organizzando un comitato congiunto per compiere un’approfondita revisione dell’ l’Abortion Act del 1967".
Nel corso del colloquio, l’Arcivescovo di Westminster ha anche chiesto al Segretario britannico alla Salute di sostenere la sua richiesta di una commissione nazionale sulla bioetica, sull’esempio di quelle esistenti nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale, così come in Australia e negli Stati Uniti.
Secondo il porporato, i meccanismi attuali sono inadeguati per trattare i dilemmi etici posti dalle nuove tecnologie, come la ricerca sulle cellule staminali embrionali e lo screening genetico degli embrioni.
"C’è un’ansia generalizzata per la mancanza di apertura e consultazione su importanti questioni etiche che riguardano il futuro della società – ha detto il Cardinale –. Il pubblico ha bisogno di maggiori assicurazioni sul fatto che a questi importanti problemi viene data un’attenzione adeguata".
Murphy-O’Connor crede che sia necessario un corpo ufficiale al fine di fornire una guida autorevole al Parlamento e al Governo, e di sensibilizzare i media e la società in generale su questioni complesse di questo tipo.
"Abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento pubblico", ha concluso. "La scienza sta procedendo oltre la nostra capacità di riflessione. Abbiamo bisogno di un più ampio dibattito pubblico su questi problemi fondamentali, che interessano l’origine e la santità della vita".
(Fonte: www.zenit.org)
 
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GIOVEDI’ 22 GIUGNO 2006

Dati alla mano, è la depressione il vero nemico dei malati terminali
(articolo di Carlo Bellieni)
Al link:
http://www.medicinaepersona.org/__C1256C23002924DE.nsf/wAll/IDCW-6LKTUS/$file/Eutanasia%20Avvenire%20Bellieni.pdf

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Famiglie al mercato delle convivenze – E’ facile inneggiare ai pacs o alle unioni omosessuali. Ma si dimentica che portare tali istituti alle ultime conseguenze conduce ad una destrutturazione legale del tessuto civile
Fonte: Avvenire.
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=658847

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La Legge 40 funziona - Relazione del ministro Turco al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40
L’Istituto superiore di Sanità ha chiesto l’elenco degli embrioni congelati a 88 centri per la fecondazione: 53 dichiarano di averne Ma l’indagine è molto lontana dall’essere conclusa. Embrioni abbandonati: «In Italia censiti 2527».
Fonte: Avvenire.
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=658950

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SABATO 24 GIUGNO 2006

Sotto accusa il medico della pillola abortiva - Indagato per violazione della legge 194, che regolamenta l'interruzione di gravidanza: eccolo l'ultimo capitolo della saga montata intorno alla sperimentazione della pillola abortiva Ru486, che da settembre dello scorso anno viene somministrata all'ospedale Sant'Anna di Torino nell'ambito di un lavoro di ricerca con 400 volontarie coinvolte. Protagonista delle vicenda giudiziaria, il ginecologo Silvio Viale, il volto più noto dell'esclusiva attività clinica intrapresa dall'azienda sanitaria torinese, che è stata la prima in Italia a «sdoganare» l'aborto farmaceutico.
Fonte: Il Giornale
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=99468

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LUNEDI’ 26 GIUGNO 2006

CINA - Pechino, per l’Assemblea nazionale sono legali gli aborti selettivi - Continua la paurosa sproporzione del sesso dei neonati: 119 maschi ogni 100 femmine. Al momento non vi è alcuna pena per chi pratica aborti solo sulla base del sesso del nascituro.
L’Assemblea nazionale del Popolo ha rifiutato di approvare un emendamento al Codice penale che proponeva il bando degli aborti selettivi.
La legge cinese non considera illegale abortire per selezionare il sesso del nascituro. Un regolamento di pianificazione familiare proibisce la pratica se non per motivi medici, ma non menziona alcuna punizione per i trasgressori. Secondo gli esperti del ramo, è proprio questa mancanza che incoraggia la pratica di abortire nelle famiglie che vogliono un
Secondo la legge cinese, dal 1978 è consentito un solo figlio ai residenti urbani e due ai contadini. Il Paese è passato dai 5,83 figli per coppia negli anni ’70 a 2,1 bambini nel 1990 e agli 1,8 attuali. Il governo vuole che, nel 2010, la popolazione non superi gli 1,37 miliardi. Questa politica ha portato a un gran numero di aborti e uccisioni di neonati femmine, per avere un maschio che porti il nome della famiglia.
(Fonte: AsiaNews/Agenzie)

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MARTEDI’ 27 GIUGNO 2006

Audizione Ministro salute in Commissione Affari Sociali della Camera
Cosa fare subito per droga, RU486, epidurale, staminali embrionali, farmaci, eutanasia clandestina, testamento biologico

• Intervento dell'on. Donatella Poretti, deputata Rosa nel Pugno, segretaria della medesima commissione
[Le sottolineature sono redazionali]
Droga
L'aumento delle quantità massime consentite per l'uso personale di cannabis annunciato dal ministro e' un piccolo passo nella giusta direzione. Se il ministro realizzerà questo suo impegno in tempi brevi, potrebbe salvare dalla tragedia del carcere molti giovani (e sono tanti, tantissimi) che fanno uso ricreativo di questa sostanza innocua. Una situazione carceraria inoltre esplosiva da un punto di vista del sovraffollamento che necessiterebbe di un intervento come quello dell'amnistia, che i medici delle carceri definiscono un "atto di sanità preventiva".
Al ministro Turco, un appello affinché tenga duro nei suoi propositi e faccia immediatamente ciò che ha annunciato. E una considerazione: blocchi l'attuale legge per decreto, così si bloccherebbero tutti gli aspetti negativi che vi sono contenuti, a partire dal fatto che ci debba essere una dose minima giornaliera, dose che gli italiani avevano già bocciato con un referendum.
Sulle narcosalas credo sia opportuno che il ministro, vista l'estate già arrivata e il diffondersi di morti per overdose proprio in questa stagione, dia indicazioni ai singoli Comuni per come istituirle subito, visto che si tratta di una emergenza sanitaria in cui il Sindaco ha poteri di farlo.
Procreazione responsabile - RU486
Per una completa applicazione della legge 194 e' utile l'aggiornamento delle tecniche per l'interruzione volontaria di gravidanza come previsto dalla legge stessa, e perciò non più solo l'intervento chirurgico, ma anche quello farmacologico:
Sono confortata che il ministro abbia difeso la sperimentazione della pillola abortiva RU486 in corso a Torino, ma sto ancora aspettando che dalle parole passi ai fatti: cioè basta con la sperimentazione di un sistema abortivo già ampiamente sperimentato in tutto il mondo, e via all'autorizzazione alla sua commercializzazione.
Non c'e' problema di autorizzazione, perché la ditta francese Exelgyn, come le ha già fatto rilevare l'Aduc (associazione diritti utenti e consumatori) ha avviato la procedura europea di registrazione che dovrebbe arrivare ad ottobre e, a quel punto, la Ru486 in vendita in Italia sarà perfettamente legale.
Inoltre, quando il ministro Turco dice che l'aborto non si fa a domicilio, forse e' poco informata, perché se dove essere così, significherebbe chiudere le porte agli aborti farmacologici. La pillola abortiva prevede proprio la somministrazione in due fasi, e abitualmente dopo la seconda (48 ore dalla prima) la paziente non ha necessità di alcuna ospedalizzazione Se alla Ru486 gli leviamo questa prerogativa (aborto domestico), significherebbe, per esempio, sempre nel rispetto delle garanzia sanitarie, la sua menomazione come strumento di grande risparmio economico per la sanità pubblica.
Ci auguriamo che il ministro faccia tesoro di quanto le abbiamo ricordato, sì da intervenire con tempestività ed evitare che il nostro Paese continui ad esser vittima di coloro che vogliono solo impedire che l'aborto, in qualunque forma, sia praticato.
Legge 40 sulla fecondazione assistita
La ministra non ha fatto alcun cenno nella sua relazione alla legge 40 sulla fecondazione assistita una legge che ha causato una serie di disagi e una sanità di classe, per cui chi può va all'estero e chi non può non può più fare interventi di fecondazione.
Staminali
Sempre a causa della legge 40 si e' limitata fortemente la possibilità di fare ricerca con le cellule staminali embrionali, dopo il voto al parlamento europeo e alla possibilità laddove previsto di finanziare queste ricerche con contributi pubblici mi chiedo se e' possibile anche in Italia finanziare la ricerca con le linee di staminali embrionali importate dall'estero, ricerca che non e' vietata in Italia. Sollecitazione fatta da 6 centri di ricerca italiani che lavorano con staminali embrionali importate.
Auspico che quanto deciso dal ministro Mussi, e appoggiato dal ministro Turco, in sede europea non sia solo un fuoco vacuo, prevedendo invece modifiche tali che consentano la ricerca con le staminali embrionali anche nel nostro Paese, partendo da subito con l'uso degli embrioni sovrannumerari da fecondazioni in vitro.
Nel frattempo credo sia opportuno non solo promuovere la possibilità di ampliare la possibilità della donazione pubblica del cordone ombelicale, ma anche consentire per chi lo ritiene opportuno permettere la conservazione in banche private. Anche perché di fatto già avviene sempre ricorrendo alle banche presenti all'estero.
Eutanasia clandestina
Chiedo che venga fatta una indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina in Italia. Sono convinta che solamente individuando ciò che accade realmente nelle strutture sanitarie si possa discutere in sede legislativa su come meglio regolamentare una pratica oggi incontrollata ed incontrollabile. L'alternativa e' continuare ad ignorare la questione, facendo finta che il fenomeno esista solamente in quei Paesi che, con la forza della legalità, l'hanno fatto emergere ed oggi lo controllano.
Testamento biologico
Colgo l'occasione per sostenere un principio basilare, elementare ma fondamentale quale l'autodeterminazione e la libertà di scelta terapeutica dell'individuo. Il testamento biologico non e' altro che l'esercizio di un diritto già sancito dalla Costituzione (art. 32) ed oggi esercitato liberamente dai pazienti coscienti. Perché il diritto al rifiuto delle cure, incluse l'alimentazione e l'idratazione artificiali, non dovrebbe essere esercitato, attraverso dichiarazioni anticipate di volontà, anche da coloro che si trovano in una condizione di incomunicabilità o incoscienza?
Per questo e' importante predisporre immediatamente una legge che:
1. renda le dichiarazioni anticipate vincolanti per i medici, come lo e' già il consenso o il dissenso alle cure espresso dal paziente cosciente
2. crei un registro nazionale telematico dove ogni cittadino potrà registrare il proprio testamento biologico, il quale dovrà poi essere reso accessibile a tutti gli istituti sanitari italiani
3. lanci una campagna di informazione affinché i cittadini possano decidere tempi e modi del loro testamento
In merito l'associazione Luca Coscioni intende lanciare un'iniziativa per raccogliere testamenti biologici, al momento non vincolanti, ma per lanciare un segnale nella giusta direzione.
(www.radicali.it)

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Bologna: Mussi ancora contestato dagli studenti – Il Ministro accolto dagli universitari cattolici con uno striscione a difesa della Legge 40. Come a Milano pochi giorni fa.
Fonte: Il Giornale
Articolo al link:
http://www.stranocristiano.it/news/news_0606/striscione_mussi.pdf

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GIOVEDI’ 29 GIUGNO 2006

FAMIGLIA CRISTIANA:
INTERVISTA CON IL CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO
SONO DELITTI NON DIRITTI

Aborto e distruzione degli embrioni: «Sono atti contro Dio e l’uomo», dice il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che prepara il raduno mondiale in Spagna.
È la quinta volta che le famiglie cattoliche di tutto il mondo si riuniscono per far il punto sul proprio ruolo nella società e nella Chiesa. Accadrà a Valencia, in Spagna, dal 1° al 9 luglio; negli ultimi giorni arriverà Benedetto XVI, che non ha alcuna intenzione di interrompere la tradizione di Giovanni Paolo II, che partecipò a quattro raduni mondiali e solo la sua salute, ormai precaria, gli impedì di prendere parte all’ultimo, tre anni fa a Manila.
In Spagna si attende oltre un milione di persone. Il tema dell’incontro è la trasmissione della fede in famiglia, ma sarà l’occasione per analizzare lo stato della famiglia a tutte le latitudini del pianeta. A Valencia verrà presentato un documento su quello che il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, definisce «l’inverno demografico», espressione usata anche dal Papa, che colpisce soprattutto le nazioni più ricche della Terra. Lopez Trujillo, 70 anni, è stato il più giovane cardinale creato da Giovanni Paolo II.
[…]
C’è ancora la scomunica per l’aborto?
«Sì e colpisce la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo».
E i politici che approvano le leggi?
«Se sono credenti devono dimostrare la coerenza con i loro atti. Secondo me, se approvano leggi inique e ingiuste che distruggono l’uomo e vanno contro i diritti di Dio, va fatta una riflessione, perché essi non potrebbero accostarsi all’Eucaristia. Nessuno al mondo è autorizzato a contraddire la dottrina della Chiesa sulla protezione della vita a tutti i livelli».
Vale anche per chi fa ricerca sulle cellule staminali embrionali?
«Certo. È la stessa cosa. Distruggere l’embrione equivale all’aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i ricercatori che eliminano l’embrione».
Lei queste cose le dice ai politici che incontra?
«È uno dei miei compiti principali e mi è stato chiesto espressamente dal Papa: spiegare ai Parlamenti la protezione della vita e della famiglia. A volte alcuni cambiano idea».
Il dibattito sull’embrione ha radicalizzato lo scontro un po’ ovunque?
«In un certo senso sì. Si accusa la Chiesa di non occuparsi della vita, solo perché siamo contrari alla clonazione terapeutica. La Chiesa è consapevole dei progressi e insieme dei limiti della scienza. Ma la Chiesa difende la vita. Punto e basta. E anche se si provasse il successo delle terapie con le staminali embrionali, mai si può produrre e poi sopprimere una vita per curarne un’altra. Il delirio di onnipotenza dell’uomo sarebbe a questo punto totale, con gravi danni per la nostra convivenza. E non lo dicono solo i cattolici. Ricordo Oriana Fallaci, laica e ammalata di cancro, che ha spiegato che mai permetterebbe ad alcuno di curarla con cellule provenienti da embrioni».
(Fonte: Famiglia Cristiana)
Testo integrale al link:
http://www.stpauls.it/fc/0627fc/0627fc44.htm
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giovedì, 29 giugno 2006

Ripensare al divorzio. L'indissolubilità del matrimonio in uno Stato pluralista.

di De Fuenmayor Amadeo  - Ares - pp. 96

Documentando i ripensamenti che stanno emergendo negli Stati Uniti, Amadeo de Fuenmayor avanza l’ipotesi di un doppio regime di matrimonio civile (il matrimonio religioso qui non è preso in considerazione), uno divorziabile e uno indissolubile, fra i quali gli sposi possano esprimere una scelta vincolante. È un’ipotesi anche provocatoria, destinata a suscitare ampio dibattito non solo fra gli studiosi.
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lunedì, 26 giugno 2006
SCIENZA & VITA, LA LOMBARDIA RIPARTE
Di Andrea Galli  - Avvenire, 22 giugno 2006, inserto E’ vita

Più di 200 persone sono arrivate alla spicciolata, sabato all’ora di pranzo, in una Mantova attraversata per lo più da turisti americani o tedeschi. Decine di persone partite da Milano, Bergamo, Brescia o Varese per raggiungere il primo meeting di Scienza & Vita della Lombardia, dove si è festeggiata sia la nascita ufficiale dell’Associazione a livello regionale sia la ripresa dei lavori dopo un anno se non proprio di stasi, certo di pausa rispetto al turbinio di impegni prima dello scorso referendum. 200 persone in gran parte testimoni diretti, “eredi” di quei 57 comitati locali attivatisi l’anno scorso in Lombardia e che sul territorio nazionale hanno costituito uno dei nuclei più consistenti e attivi nella difesa della legge 40.
L’esperienza della primavera 2005, quindi, il tesoro accumulato di contatti ed esperienze sul campo non è andato perso come qualcuno paventava, ma è stato conservato per una riattivazione che è finalmente arrivata. Franco Ciccarello, presidente di Scienza & Vita a Mantova e anfitrione dell’incontro ne è convinto: “la partecipazione è stata un ottimo segno. Segno di un interesse che on è venuto meno. Da parte della base, del resto, da parte di diverse province come la nostra era arrivata nei mesi scorsi la richiesta verso Scienza & Vita nazionale si riallestire quella rete di lavoro che era risultata l’anno scorso un’idea vincente”. Una rete, spiega Ciccarello “capace di coagulare un interesse trasversale e laico sui temi della bioetica, capace di far sentire la propria voce a livello culturale e nei confronti delle istituzioni”. Del resto, continua il presidente mantovano, giovane dirigente d’azienda, “è chiaro a tutti che in ballo non c’è più solo la legge 40. A livello politico sono già pronti progetti di legge su temi come l’eutanasia, i pacs, la droga, ecc. riguardo ai quali bisogna essere pronti ad intervenire: informando la gente e facendo un’opera di contrasto. Dopo un anno in cui abbiamo tenuto viva l’associazione radunando periodicamente i nostri iscritti, è arrivato il tempo dell’azione”. Stessa cosa per Pavia, dove, spiega Renato Sconfietti, ricercatore di scienze ambientali, “abbiamo presentato la richiesta a Scienza & Vita di Roma e speriamo di poter partire presto con le iniziative”. Tra queste l’idea di “entrare nel mondo universitario, approfittando della realtà che abbiamo in città, per iniziare un lavoro culturale con gli studenti”. Anche Varese si è rimessa in moto, dopo un’esperienza più che positiva l’anno scorso, tra marzo e giugno: “il giro che si era creato un anno fa era davvero interessante, con persone anche al di fuori dell’ambito ecclesiale. Adesso ricominciamo. Le proposte sono ancora in fieri, ma qualcosa si sta profilando all’orizzonte. Stiamo pensando ad un grande simposio cittadino sull’eutanasia, il primo ottobre. Vedremo”. Anche Crema, dice Paolo Votto, medico e presidente dell’associazione locale, sta pensando di fare qualcosa sul tema dell’eutanasia e del suicidio assistito, anche se “la linea è quella di seguire le tematiche su cui, a livello nazionale, si riterrà opportuno intervenire volta per volta”.
Insomma, c’è un piccolo popolo che si è messo in moto e non ha intenzione di retrocedere di fronte alle provocazioni bioetiche che fioccano quasi quotidianamente si giornali e tv. A fronte di questo impegno dal basso base, a fronte delle associazioni che si stanno mobilitando a livello cittadino o provinciale, che ruolo spetta all’Associazione regionale? Per Nicola Natale, vice-presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia, primario dell’Ospedale di Lecco e presidente di Scienza & Vita in Lombardia, il fine è di essere sostanzialmente “una cerniera tra l’apparato nazionale e le realtà locali. Una cerniera e un punto di raccordo. Per far circolare idee, mettere a disposizione persone in grado di tenere incontri, rendere il lavoro dei singoli un’impresa corale”. Il rischio, temuto da qualcuno, di invasioni di campo, magari rispetto ad altre associazioni o movimenti storicamente impegnati nella difesa della vita, pare contenuto: “la chiave di tutto è lavorare per un interesse comune, mettere da parte la volontà di promuovere semplicemente il proprio orticello. Con questa prospettiva la collaborazione non può che essere limpida e proficua”.
A Mantova, assieme a Natale, Marco Invernizzi - del consiglio direttivo di Scienza & Vita Lombardia – e Felice Achilli, dell’associazione Medicina e Persona, è intervenuta anche Maria Luisa di Pietro, neo-presidente (assieme a Bruno Dallapiccola) di Scienza & Vita nazionale, in sostituzione della dimissionaria Paola Binetti. Dopo aver presentato le nuove linee programmatiche, dopo aver annunciato un incontro nazionale con i rappresentanti delle singole associazioni a settembre, la Di Pietro si è a sua volta soffermata su alcuni punti spesso equivocati o strumentalizzati. Come quello della valenza politica spesso tirata per la giacca dai media. “L’impegno politico di Scienza & Vita è una cosa reale – ha detto la neo-presidentessa- se si intende la politica nella sua accezione più alta e autentica: una partecipazione al dibattito della polis, anche in merito alle iniziative legislative che verranno portate avanti in Parlamento. Non certo come adesione ai singoli partiti o ai singoli schieramenti”. Una linea che pare condivisa da tutti, in nome di una battaglia culturale davvero libera e davvero trasversale.
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venerdì, 23 giugno 2006

Vita e Famiglia
RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 28)




GIOVEDI’ 8 GIUGNO 2006

A Londra basta avere i piedi piatti per finire nel cestino - Parliamo di un paese in cui un quarto delle gravidanze finisce sul lettino di un medico abortista. Un quarto, migliaia ogni anno. Sei mesi fa la notizia, divulgata senza suscitare troppo scalpore, che in Inghilterra è pratica comune sopprimere feti di bambini con il labbro leporino. Ora il Times rivela di più: almeno venti gravidanze sono state interrotte nell'ultimo anno perché dall'ecografia è emerso che i bambini erano affetti da vari tipi di malformazione al piede.

(Fonte: Tempi. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=10235

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VENERDI’ 16 GIUGNO 2006

Sesso del bebè, corsa per chi vuole sceglierlo
Solo in America è possibile la selezione degli embrioni. Il costo dell'intervento: 20 mila dollari. Ma non mancano le polemiche


Robert, un muratore di 30 anni, e la moglie Joanna, 27enne segretaria part-time, desideravano da sempre una bambina. Ma Madre Natura non li ha accontentati e dopo la nascita del secondo maschietto la coppia ha deciso di rivolgersi al Dottor Jeffrey Steinberg, direttore del Fertility Institute di Los Angeles. In cambio di 20 mila dollari — la metà dei loro introiti annui — i due australiani oggi sono fieri genitori di una bella femminuccia. Dozzine di coppie provenienti da Paesi quali Germania, Messico, Nuova Zelanda, Sud Africa e Italia hanno storie analoghe da raccontare. «Gli Stati Uniti sono la Mecca di chiunque voglia scegliere il sesso del suo nascituro - spiega Susanna Baruch, direttore del Reproductive Genetics and Public Policy Center della Johns Hopkins University - perché unico Paese al mondo dove la preselezione degli embrioni è, non solo liberalizzata, ma anche un business molto redditizio».
Nel resto del mondo la tecnica cosiddetta PGD — o "preimplantation genetic diagnosis" — è consentita esclusivamente per l'identificazione di malattie genetiche ereditarie. Una convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina ne vieta esplicitamente l'utilizzo per determinare il sesso del nascituro. L'unica eccezione riguarda Israele. «Una speciale commissione bioetica eletta dal ministero della Salute avrà il compito di determinare se una coppia ha diritto ad avvalersi di questa procedura per selezionare il sesso - scrisse il Jerusalem Post quando la legge fu approvata nel 2005 -. Ma il permesso viene dato in rare circostanze, solo a coppie israeliane con già 4 figli dello stesso sesso, che dimostrino un significativo rischio alla propria salute emotiva dal non utilizzo del PGD».
La Cina, dove nel 2005 il governo ha annunciato la messa al bando degli aborti selettivi (una pratica denunciata dall'Onu e utilizzata anche in India per sopprimere i feti di bambine) non esistono leggi in merito. «Non sappiamo neppure se la questione è stata dibattuta a livello governativo», spiega la Baruch — La Cina è un paese misterioso». L'unica cosa certa è che anche i ricchi cinesi oggi vengono in pellegrinaggio negli States, dove le cliniche della fertilità sono tante e in tale concorrenza tra loro, da autoreclamizzarsi sulle riviste di bordo e i siti Internet, nella speranza di attrarre una clientela internazionale, disposta a tutto pur di eludere le restrittive legislazioni di casa propria. Di solito i Paesi dove la controversa tecnica è vietata finiscono per esserne complici. «La fase illegale della procedura viene svolta ovviamente in Usa», puntualizza il Dr. Steinberg, che obbliga gli aspiranti genitori a risiedere negli Stati Uniti per un massimo di cinque giorni. Il suo istituto lavora in tandem con una clinica del Paese della coppia, cui spetta il compito di monitorare la «fase preparatoria », durante la quale la donna riceve iniezioni d'ormoni della fertilità che stimolano la sua produzione di ovuli.
Una volta raggiunto lo scopo, l'aspirante mamma si reca in Usa per l'estrazione degli ovuli, poi fertilizzati in vitro con lo sperma del marito (o di un donatore qualsiasi) e monitorati mentre crescono fino a raggiungere otto cellule ciascuno. A questo punto un tecnico di laboratorio estrae una cellula da ciascun embrione e, dopo averli analizzati, impianta quelli del sesso «giusto» nell'utero della donna. Il resto degli embrioni? «Possono essere congelati, donati alla ricerca o distrutti: la scelta spetta al cliente », replica Steinberg. La pratica non manca naturalmente di detrattori. «Si tratta di consumismo eugenetico - punta il dito Matthew Eppinette, direttore del Center for Bioethics and Human Dignity, un gruppo cristiano di bioetica -. In un futuro non lontano i genitori sceglieranno il colore d'occhi, l'altezza e l'intelligenza dei loro figli». Anche gli addetti ai lavori sono spaccati in due. «Noi non lo faremo mai - dice Yury Verlinsky, direttore del Reproductive Genetics Institute di Chicago - perché il sesso non è una malattia. E i fondi della ricerca vanno usati per obiettivi medici veri».

(Fonte: Corriere della Sera)

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SABATO 17 GIUGNO 2006

Pollastrini accelera sulle unioni gay, governo in ordine sparso - Alle 18 le agenzie mandano in rete la "svolta" del ministro Barbara Pollastrini: penso a una legge su unioni omosessuali. Per sessanta minuti cala il silenzio. La notizia fa il giro dei palazzi della politica. Prodi cerca di capire. Legge, riga dopo riga, la lettera del ministro diesse agli organizzatori del gay pride. Non c'è solo l'adesione. C'è di più. C'è un manifesto politico-ideologico. «Sto pensando ad una legislazione umana e saggia per le unioni di fatto, omosessuali e non, cosa che sta a cuore a voi e a molti di noi. Penso ad urgenti provvedimenti sul lavoro...». È un'accelerazione che fa tremare l'Unione,. che riapre vecchie ferite, che conferma che su questa questione la sintesi è davvero complicata.

(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657520

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Uscire dalla zona grigia
Il destino dell’uomo non può essere annegato nella chiacchiera
di Giuliano Ferrara

Allora avevamo scherzato. La vita umana, direbbe il farmacista Homais, il Veronesi di Gustave Flaubert, questa inaudita fissazione di preti e baciapile che tanto male ha fatto a Voltaire e alla scienza. Ma via. Era solo un giro d’orizzonte, tanto per confrontare opinioni che alla fine sono tutte eguali, tutte eguagliabili. L’embrione umano è qualcuno invece che qualcosa? Non lo si può usare nemmeno per nobili scopi? La legge italiana, che in parte lo tutela in un mondo di cannibali eugenetici, di caini benintenzionati travestiti da abeli, resta in piedi perché meno di un italiano su quattro la vuole abrogare? Suvvia, siamo gente di mondo, cardinali del mondo, scienziati ben radicati nel mondo, grandi guru della medicina che sopprime invece di curare, conoscitori darwiniani della fatale vicinanza dell’uomo allo scimpanzé, ginecologi da brivido neonatale in offerta per tutte le borse. Suvvia, l’illusione che la legge resti e la diamo, lo promette una Commissione del governo, ma non chiedeteci, non chiedetelo a noi cattolici adulti, a noi nuovi potenti amici dell’eurogenetica laica, al nostro ministro filosofo neomarxista che aborre le minoranze di blocco, non chiedeteci di non prendervi per il culo.
Una firma ritirata, un dialogo sull’Espresso tra il porporato e il grande medico, un voto del Parlamento europeo, domani un pronunciamento del Consiglio europeo, et voilà: l’embrione umano è di nuovo manipolabile, per ora quello in frigo e domani quello fresco, e l’Italia si adegui, e in fretta, ché le maggioranze rappresentative se ne fottono dei verdetti populisti e referendari. Vogliono una sicura presa sulla realtà, desiderano l’egemonia culturale e politica, il dispotismo del loro pensiero unico.
Invece no. Not in our name. Il dialogo ininterotto e l’appello alla libertà di coscienza nella zona grigia dell’etica pubblica sono monete false. Soprattutto se il dialogo vuole evitare il rispetto di decisioni popolari e, al di là di queste, delle ragioni della vita umana e della ragione di vita della nostra civiltà, questa dea ragione idolatrata e poi venduta al mercato delle vacche ideologiche. Che a battere questo conio contraffatto siano persone rispettabili, assistite e consolate dalla buona fede, non cambia le cose. È interessante discutere con Amato, con Rodotà, al limite cosiddetto laico della zona grigia; e per converso con Paola Binetti, Luigi Bobba, il professor Marino, il cardinal Martini e altri che si pongono sul confine cattolico della zona grigia. Lo si è fatto, lo si farà ciascuno con i propri argomenti, con le proprie fobie, con la propria ragione e in alcuni casi importanti con il sostegno, se ci sia, della propria fede. Ma se la zona grigia è la poltiglia sulla quale si vuole emergere un nuovo patto di egemonia culturale e civile in nome dell’uomo creatore e della non creaturalità della vita dell’uomo, allora dalla zona grigia si deve uscire, è il primo obbligo etico quando si faccia sul serio, quando non si voglia annegare nella chiacchiera, per indole o convenienza.
Non sappiamo ancora bene che cosa fare o come farlo, perché l’impudente offensiva italiana per rovesciare le carte in tavola e restaurare l’ordine conformista ha battuto il suo colpo a sorpresa, rendendo possibile il finanziamento a Strasburgo di quel che è vietato dalla legge in Italia: prendere quei fagiolini che sarebbero di natura nostri figli e persone indipendenti da noi, al cui servizio noi dovremmo esserci e sentirci, e trastullarcisi in laboratorio per il bene dell’umanità. C’è un autorevole appello a Prodi affinché non si imbarchi in questa vergogna, c’è una proposta di sciopero fiscale, c’è una opposizione parlamentare trasversale a questa deriva, c’è una grande riserva di idee e di cultura che ha dimostrato di esistere e deve tornare a far sentire la sua voce, anche tra le persone che lavorano ne campo della scienza, e c’è il Papa a Valencia sulla famiglia, c’è la possibilità che le Conferenze episcopali europee si mostrino attori effettivi della società civile e convochino la più grande manifestazione della storia (Not in Our Name) a Strasburgo, una sacrosanta crociata contro il macello dell’esistenza umana e il sacrilegio al cospetto di Dio. Qualcosa dovrà succedere, e noi, che abbiamo il privilegio di non essere giornalisti troppo di mondo, di non essere lettori di un qualsiasi giornale, cercheremo di esserci. Se il loro motto è “Io lo vuole”, ben venga un immenso “Dio lo vuole”.

(Fonte: Il Foglio)

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DOMENICA 18 GIUGNO 2006

La sfilata della discordia - La Pollastrini divide il centrosinistra
Spalleggiata da Ferrero sulle unioni gay
Polemiche per la partecipazione al Gay pride del ministro delle pari opportunità.
Il sindaco Chiamparino invece si defila: improprio per il mio ruolo istutuzionale
Fassino costretto a difendere la famiglia
Gasparri: quel ministro è già stato sconfessato dal proprio premier e quindi dovrebbe dimettersi

(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657922

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MARTEDI’ 20 GIUGNO 2006

UE e embrioni: il club di quelli che non capiscono – […] Quanti poi gongolano sulle promesse “strappate” al governo Prodi a proposito della difesa in Italia della Legge 40, sottovalutano evidentemente la portata del voto di Strasburgo e del rapporto tra legislazioni nazionali e Unione Europea. Purtroppo la realtà è che la legge 40 sarà di fatto vanificata e superata dalla legislazione comunitaria, visto che l’Italia si troverà costretta a finanziare a livello europeo una ricerca vietata entro i propri confini. Una contraddizione che – se non verrà bloccato il finanziamento comunitario alla ricerca sugli embrioni – si risolverà inevitabilmente a danno della Legge 40. E’ solo questione di tempo. E senza considerare che sarà tutta da verificare l’effettiva volontà di Prodi di sconfessare quanto fatto dal proprio ministro per la Ricerca Mussi.

Fonte: www.svipop.org. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.svipop.org/newsletter/news008.php

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Polemiche al Gay Pride di Torino - Non si placa la polemica dopo il «Gay Pride» di Torino anche per la partecipazione del ministro Pollastrini. «Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia»: così Isabella Bertolini di Forza Italia. «Il Ministro Pollastrini è andato al gay pride. Uno spettacolo inaccettabile in una cornice oscena. Prodi non ha ancora detto cosa ne pensa. Non può continuare a far finta di niente. I moderati a sinistra - prosegue la parlamentare azzurra - sono una razza in via di estinzione. Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia e i valori tradizionali. Mentre il Governo entra ancora una volta nel caos, il Professore cosa dice? Assolutamente nulla. E' il vuoto pneumatico». «In una società tollerante come la nostra non si comprende la necessità di ostentare la diversità in chiave trasgressiva e di cattivo gusto». Così Michele Vietti, portavoce nazionale dell'UDC. […] Per l'on. Franco Grillini, invece, «la comunità omosessuale è una risorsa per la democrazia. »

Fonte: www.gaynews.it. Testo integrale dell’articolo al link :

http://www.svipop.org/newsletter/news008.php

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Test genetico per superuomini trova i difetti negli embrioni - Avere un bambino sano sarà più facile d'ora in poi, almeno per coloro che vogliono diventare genitori con la fertilizzazione in provetta. Il nome esatto è Pgh, ovvero «Pre-implantation genetic haplotyping», ma ieri il quotidiano britannico The Independent l'aveva già ribattezzato come il test genetico della prossima generazione in vitro.
Si tratta di un nuovissimo screening appena messo a punto dall'équipe medica che opera al Guy's Hospital di Londra, in grado di consentire in futuro alle coppie ad alto rischio di trasmissione di difetti genetici di individuare molto più rapidamente di adesso e con maggior certezza questi difetti negli embrioni ancor prima dell'impianto. […] Come già è accaduto in passato, quello che per molti è un eccezionale passo avanti nella ricerca scientifica in materia, per altri è anche una questione controversa che va vagliata soprattutto sotto il profilo etico. È infatti un dato oggettivo che un simile test porti inevitabilmente alla distruzione di alcuni embrioni. Una scelta inaccettabile per i difensori della sacralità della vita dal concepimento in poi. «Sono orripilata soltanto al pensiero di queste persone che si apprestano ad emettere un giudizio su questi embrioni arrogandosi il diritto di decidere se devono vivere o morire» ha dichiarato ieri alla Bbc Josephine Quintavalle di «Riproduzione Etica».

Fonte: Il Giornale. Testo completo dell’articolo al link:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=98391&START=1608&XPREC=0

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MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2006

Statale, striscioni contro il ministro Mussi - Hanno lasciato che il rettore proclamasse i nuovi dottori di ricerca (357) tra gli applausi di parenti e amici. Hanno atteso che il ministro iniziasse il suo discorso: «È una gioia essere qui...». E a quel punto è scattata la contestazione: venticinque ragazzi si sono alzati di scatto dalle prime file, mentre i colleghi appostati al piano rialzato dall'aula magna srotolavano due striscioni: «Un ministro della Repubblica non può calpestare la volontà del popolo italiano» e «Onorevole Mussi, tutti noi eravamo un embrione» hanno scritto i giovani di Cl, in polemica con il ministro della Ricerca Fabio Mussi, presente ieri alla consegna dei diplomi di ricerca all'università Statale. I giovani ciellini criticano il ritiro dell'Italia dalla «Dichiarazione etica», un documento contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali firmato dal precedente governo. «Mussi tradisce l'esito del referendum quando dice che è giusto cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita» protestano gli studenti. «Ma nel programma del governo - replica il ministro - la modifica non c'è». Non è stata l'unica protesta. Contro la scelta di Mussi hanno manifestato anche gli universitari di An. Nel primo pomeriggio hanno aspettato il ministro davanti alla Statale con striscioni e bandiere, non rispondendo alle provocazioni (compreso il lancio di uova) di un gruppo di autonomi. All'interno, Mussi discuteva di ricerca e embrioni con la lista studentesca vicina a Comunione e liberazione. Qualche ora dopo, in aula magna, è stata invece contestazione. «Democratica» ha riconosciuto lui stesso dal palco.

(Fonte: Il Giornale)

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Embrioni orfani - Sono 2.527 gli embrioni ''orfani'', dei quali e' stato certificato l'abbandono da parte delle 603 coppie che li avevano generati. Il numero e' il risultato parziale del censimento finora condotto dall'Istituto Superiore di Sanita' e relativo a 20 (22,7%) degli 82 centri specializzati in fecondazione assistita che hanno embrioni crioconservati. Il dato e' contenuto nella relazione sullo stato di attuazione della legge 40 sulla fecondazione assistita presentata al Parlamento dal ministro della Salute, Livia Turco. Negli altri centri il censimento e' ancora in corso ''perche' - si legge nella relazione - gli operatori dei centri stanno seguendo le procedure per rintracciare le coppie che non hanno finora risposto''. La legge prevede infatti che lo stato di abbandono debba essere documentato o con una rinuncia scritta da parte della coppia o della donna single, oppure in assenza di risposta dopo oltre un anno di tentativi di rintracciare le coppie documentati da parte dei centri. Nel frattempo, si legge ancora nella relazione, nella Biobanca Nazionale allestita presso l'Ospedale Maggiore di Milano la ristrutturazione dell'area destinata a ospitare gli embrioni e' stata completata. Gli embrioni orfani saranno conservati in sei contenitori di azoto liquido, alla temperatura di meno 296 gradi. Degli 82 centri considerati nel censimento, 29 (35,4%) non hanno embrioni crioconservati in stato di abbandono. Rispetto ai dati presentati nel marzo scorso, il numero degli embrioni orfani e' aumentato da 2.169 a 2.527. Per avere il numero definitivo occorrera' comunque tempo. Nella relazione si rileva infatti che gli embrioni per i quali vanno rintracciate le coppie di genitori sono meno numerosi di quelli per i quali si dispone di un'effettiva rinuncia e che per essi si prevedono ''tempi di censimento ovviamente piu' lunghi''. Lo stesso ministro rileva, nella premessa, che la relazione ''esprime un quadro dettagliato di una realta' in movimento'' e che nel secondo anno di attuazione della legge ha ancora ''un carattere sperimentale, suscettibile di completamento una volta che l'attuazione della legge avra' piena applicazione su tutto il territorio nazionale''. Quando il censimento sara' completato, gli embrioni potranno essere trasferiti nella Biobanca di Milano, in sei contenitori di azoto liquido ''raggruppati in un'unica sala ad accesso controllato e separati da altri contenitori di azoto da una gabbia metallica con accesso controllato da badge elettronico''. Inaugurata il 16 dicembre 2005, la sala criobiologica degli embrioni orfani e' pronta. La sorveglianza sara' garantita da un ''sistema di controllo televisivo e monitoraggio ambientale integrato a un software che gestisce l'accesso degli operatori e gli allarmi legati a possibili malfunzionamenti delle apparecchiature''. Si prevede che nella Biobanca lavoreranno otto addetti (sette biologi e un tecnico di laboratorio), che svolgono anche le procedure della Banca del sangue placentare della Regione Lombardia.

(Fonte: ANSA)

postato da: max74teocon alle ore giugno 23, 2006 08:50 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 giugno 2006

Il dramma dell'Europa senza Cristo

Massimo Introvigne - Sugarco - 2006

Massimo Introvigne in questa occasione «scende in campo», parlando da cattolico a cattolici di quella crisi dell'Europa che deriva ultimamente dal suo ostinato rifiuto di riconoscere le sue radici cristiane. Partendo da incontri, dialoghi, esperienze personali maturate nei luoghi più diversi del mondo, da Sydney a Damasco, dalla Mongolia a Kuala Lumpur, da Cracovia a Toronto, il libro si muove come un pendolo che ritorna agli stessi temi fondamentali: l'identità cristiana dell'Europa insidiata dalla minaccia del relativismo, e il ruolo che l'Europa potrebbe svolgere - ma purtroppo non svolge - nel dialogo delle civiltà, unica alternativa ai pericoli apocalittici di un mondo dove, secondo un'espressione ripresa dallo stesso Benedetto XVI, «non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà». Figure, eventi e personaggi talora inattesi - dal sociologo Rodney Stark al pittore cattolico canadese William Kurelek, da un vecchio film di Gérard Depardieu a Diabolik, dai nomadi della Mongolia all'islamologo Louis Massignon, dalla caccia alle streghe alla rivolta delle periferie parigine del novembre 2005 - sono chiamati su un ideale banco dei testimoni, per essere interrogati su quanto hanno da dire a proposito del dramma dell'Europa. La conclusione è che questo dramma si risolve nell'avere voltato le spalle a Cristo e nel tentativo di costruire una torre di Babele europea senza Dio e senza la Chiesa, destinata come quell’antica torre a un crollo fragoroso. Ultimamente, è la paura di Cristo che fa male all’Europa, la consuma e rischia di ucciderne la civiltà. E solo guarire da quella paura potrà salvarla.

postato da: max74teocon alle ore giugno 22, 2006 18:59 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 21 giugno 2006

Comunicato di Alleanza Cattolica

Ragioni per il Sì al «referendum» confermativo della riforma costituzionale approvata nella XIV Legislatura

1.
Premessa. Domenica 25 e lunedì 26 giugno 2006 si svolge il referendum confermativo della riforma costituzionale approvata nel 2005 nel corso della XIV Legislatura. Tale riforma non interviene sul testo originario della Costituzione del 1948, bensì — per la parte della cosiddetta devolution — su quello della riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 dal Centrosinistra. Quest’ultima riforma da tempo viene ripudiata perfino da chi l’ha proposta, sostenuta e approvata, e però resterebbe in vigore se prevalessero i No alla prossima tornata referendaria. È da ritenersi sbagliata perché ha moltiplicato le materie di competenza regionale concorrente, e in tal modo ha alimentato i conflitti fra Stato e Regioni, con una mole di ricorsi che hanno ingolfato il lavoro della Corte Costituzionale: circa 450 ricorsi per 380 sentenze. Ha inoltre assegnato alla competenza regionale concorrente materie d’interesse nazionale, o addirittura sopranazionale come le «grandi reti di trasporto e di navigazione», la «distribuzione nazionale dell’energia», la «ricerca scientifica», l’«ordinamento delle professioni»: quasi che possano esistere discipline differenti, regione per regione, per i notai, gli avvocati, i grandi porti o le ferrovie… il tutto senza alcun temperamento in ossequio all’interesse nazionale, assente da quel testo.

2. Erroneamente si fa coincidere la riforma del Centrodestra con la cosiddetta devolution. In realtà l’intera seconda parte della Costituzione viene interessata dalle modifiche del 2005, in un quadro d’insieme e organico, i cui punti salienti sono: a) la fine del bicameralismo perfetto, fonte di lungaggini per l’approvazione di un testo di legge: cambiare anche una sola parola in un testo laboriosamente approvato da una Camera finora ha costretto a un ritorno all’altra Camera, ritorno non sempre privo di rischi per l’approvazione definitiva; b) una chiara distinzione di materie di competenza legislativa fra l’uno e l’altro ramo del Parlamento; c) la riduzione del numero dei parlamentari: da 630 a 518 alla Camera dei Deputati, da 315 a 252 al Senato; d) la riduzione dell’età per poter essere eletti deputati — da 25 a 21 anni —, senatori — da 40 a 25 anni — e Capo dello Stato: da 50 a 40 anni; e) poteri più incisivi in capo al Primo Ministro — la cui candidatura è espressamente indicata nella scheda elettorale —, nella direzione di una maggiore efficienza, incluso quello di nominare e revocare i ministri e di chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere: un potere identico a quello che ha il Sindaco con i suoi Assessori; f) poteri di garanzia più estesi in capo al Presidente della Repubblica, cui è affidato il compito, fra l’altro, di nominare il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e i presidenti delle Authority; g) norma antiribaltone, al fine di rispettare la volontà dell’elettore: viene garantito il mantenimento della stessa maggioranza uscita dalle urne, anche nell’ipotesi in cui dovesse cambiare il Primo Ministro, il che comunque deve avvenire in modo trasparente, con una mozione da discutere in Parlamento; h) una più chiara distinzione di competenze fra Stato, Regioni e autonomie locali, con l’indicazione più netta delle materie di competenza esclusiva rispettivamente dello Stato e delle Regioni, e con la delimitazione meno confusa delle materie di competenza concorrente; e i) l’identificazione del Senato federale come luogo istituzionale di raccordo fra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali, essendo composto in larga parte di rappresentanti delle une e delle altre.

3. Per le materie di competenza regionale esclusiva vale comunque il principio dell’interesse nazionale. Per esempio, lo Stato fisserà gli standard inderogabili delle prestazioni sanitarie.

4. Secondo il costituzionalista professor Augusto Barbera, il cui Manuale è in uso nelle università italiane, già eletto in Parlamento nel Pci e poi nel Pds, su Il Sole 24 Ore del 17 ottobre 2004, «il testo della Casa delle Libertà, anche se spesso contorto e farraginoso, è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte, adeguato alla realtà italiana. È paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato ad un ministro come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo Quinto dell’Ulivo. Di cui, tra l’altro, nel centro sinistra si fa a gara per disconoscere la paternità».

5. A proposito del «rischio per la democrazia» spesso evocato dal Centrosinistra, che deriverebbe, in particolare, dai poteri del Primo Ministro, giova riportare il testo presentato dal sen. Cesare Salvi, dei Democratici di Sinistra, che presiedeva il Comitato competente, al plenum della Commissione bicamerale presieduta dall’on. Massimo D’Alema, nella seduta del 28 maggio 1997: «La candidatura alla carica di Primo Ministro avviene mediante collegamento con i candidati all’elezione del Parlamento, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale, che assicura altresì la pubblicazione del nome del candidato Primo Ministro sulla scheda elettorale» (art. 1 co. 2); «Il Primo Ministro, sentito il Consiglio dei Ministri, sotto sua esclusiva responsabilità, può chiedere lo scioglimento del Parlamento, che sarà decretato dal Presidente della Repubblica. Il decreto di scioglimento fissa la data delle elezioni» (art. 3 co. 1).

6. Se da esponenti del Centrosinistra si ammette di condividere più aspetti della riforma approvata dal Centrodestra, perché eliminarla in toto, lasciando il testo della riforma del 2001, oggi ripudiata anche dal Centrosinistra, e non lavorare invece, nei 5 anni che restano all’entrata in vigore del nuovo ordinamento, per rettificare parti che restino oscure? Il No equivarrebbe a cancellare tutto. L’esperienza fallimentare delle Bicamerali di Bozzi (1983), De Mita (1992) e D’Alema (1998) induce a non rinviare a nuovi lavori parlamentari e a salvare quello che di positivo esiste nella riforma del 2005.

Roma, 13 giugno 2006
Festa di sant’Antonio di Padova


 

postato da: max74teocon alle ore giugno 21, 2006 12:07 | Permalink | commenti
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lunedì, 19 giugno 2006

Il tascabile dell'apologetica cristiana

Peter Kreeft - Ronald K. Tacelli - Edizioni Ares - 2006 - pp. 184

L’«apologetica cristiana» è la «difesa delle buone ragioni della fede». Essa si muove nel rispetto della rivelazione di Dio sul senso della vita umana e del grande disegno della creazione, riconoscendo il primato della fede a seguito di un percorso logico e raziocinante fondato nei lumi dell’intelletto. L’esigenza di un’apologetica oggi si alimenta nella necessità di una risposta trascendente alle istanze meramente orizzontali del razionalismo ateo, figlio diretto dell’Illuminismo, con e dopo il quale – come bene spiega il teologo Piero Cantoni nel suo invito alla lettura – si è voluto dapprima emancipare la ragione dalla fede per poi ergerla a sua implacabile accusatrice.
Questo libro, scritto da due auotri cattolici di origine statunitense, organizza una valida difesa secondo il metodo indicato. In stile asciutto e con linguaggio chiaro, procedendo per domande, obiezioni e risposte sempre sintetiche, si affrontano gli argomenti fondamentali della rivelazione quali l’esistenza e la natura di Dio; il perché e il come della creazione e dell’evoluzione; il problema del Male e della vita dopo la morte; la storicità di Gesù e della Bibbia, in un contesto che affronta la questione della divinità e della risurrezione di Cristo, che è la radice stessa della fede.

postato da: max74teocon alle ore giugno 19, 2006 17:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:religione
venerdì, 09 giugno 2006

Magna Europa. L'Europa fuori dall'Europa

Volume a cura di Giovanni CantoniFrancesco Pappalardo - Ed. D'Ettoris - 2006 - pp. 472

Contributi di Giovanni Cantoni, Luciano Benassi, Ivo Musajo Somma, Ignazio Cantoni, Ugo Cantoni, Francesco Pappalardo, Paolo Mazzeranghi, Sandro Petrucci, Ilario Favro, Mario Vitali.

Magna Europa, Grande Europa, è il nome con cui si può indicare il mondo umano e culturale nato dall’espansione degli europei nel mondo, così come la Magna Grecia è stata anzitutto la «Grecia di fuori», ma, in ultima analisi, la Grecia in tutta la sua maturazione.

Il seminario “La grande Europa. Aspetti e momenti storico-culturali” organizzato nel 2002 da Alleanza Cattolica e di cui il volume raccoglie gli atti, si articola in tre parti. Innanzitutto sono illustrate a grandi linee le caratteristiche politiche, culturali e tecnologiche dell’Europa che, sul finire del Medioevo, si accinge a uscire da sé stessa. Quindi vengono descritti i viaggi di scoperta; i principali aspetti e momenti degl’insediamenti extraeuropei, soprattutto quelli meno noti o più trascurati, come — per esempio — le Filippine spagnole e l’Asia portoghese; il processo di inculturazione, che ha lasciato nel mondo consistenti filiazioni europee, numerose «Europe» fuori dall’Europa continentale. Infine, vengono brevemente illustrati i legami di tipo politico-militare ed economico, che, pur passando attraverso le strutture «nazionali», le superano e, in un certo senso, le limitano, permettendo così il riespandersi di una gerarchia dei lealismi, atrofizzata dalla lunga stagione caratterizzata dallo «Stato nazione» e/o dallo «Stato moderno».La nascita della Magna Europa, l’insieme delle consistenti filiazioni europee nel mondo, viene descritta nei suoi aspetti salienti: la tecnologia medioevale, i viaggi di scoperta, la fondazione degli insediamenti extraeuropei e il conseguente processo d’inculturazione.

Per informazioni: http://www.alleanzacattolica.org/index.htm

 

postato da: max74teocon alle ore giugno 09, 2006 14:45 | Permalink | commenti
categoria:pensiero politico
venerdì, 10 marzo 2006

ISLAM: CAMILETTI, INSEGNARLO NELLE SCUOLE? A ROMA E' GIA' UNA REALTA'

Roma, 10 mar. - (Adnkronos)

''Siamo lieti di questa apertura romana ma devo dire che, in base ad un programma di intesa tra la Grande Moschea di Roma e l'assessorato alla cultura del Comune, andiamo da tempo nelle scuole medie romane per rispondere sull'islam alle domande degli studenti''. Lo dichiara in un'intervista a ''Il Mattino'' Omar Camiletti, esponente del Centro culturale islamico della Grande Moschea, che riflette sull'apertura del cardinale Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, all'idea dell'insegnamento nelle scuole pubbliche italiane della religione islamica. ''C'e' un gruppo di insegnanti islamici - prosegue Camiletti - che, con il mio coordinamento ma lo faccio io stesso, si recano nelle scuole e, alla presenza del docente, si mettono a disposizione degli studenti. Un'esperienza positiva che dura da otto anni e si sta estendendo anche alle scuole private. Cosi' - aggiunge - il dialogo sta contribuendo ad isolare l'intolleranza e le posizioni fondamentaliste''. ''La proposta di Martino - conclude - va accolta positivamente perche' rafforza l'idea che, facendo delle scuole luoghi di incontro, il dialogo ci aiuta a sconfiggere il terrorismo''.

postato da: max74teocon alle ore marzo 10, 2006 13:03 | Permalink | commenti (6)
categoria:islam
giovedì, 09 marzo 2006

Sicurezza energetica è concorrenza

Istituto Bruno Leoni (Torino)

In collaborazione con Instituto Juan De Mariana (Madrid, Spagna), Liberalni Institut (Praga, Repubblica Ceca), e Lithuanian Free Market Institute (Vilnius, Lituania)

promuove il seguente manifesto

La decisione del governo francese di tenere a battesimo la fusione di Gaz de France e Suez per scongiurare un’opa della compagnia italiana Enel, e le resistenze di quello spagnolo all’acquisizione di Endesa da parte dei tedeschi di Eon non sono fatti isolati. A dispetto della debolezza della politica energetica dell’Unione Europea, gli Stati membri sembrano interessati a blindare i mercati nazionali allo scopo di proteggere imprese da loro stessi controllate o comunque ad essi legate. Questa condotta non solo infrange il sogno di un’Europa economicamente integrata, ma rischia di produrre conseguenze negative per i consumatori.

Crediamo che sia urgente richiamare l’attenzione sulla miopia di queste politiche, che per tutelare un beneficio effimero mettono a repentaglio la competitività delle nostre imprese e la stabilità della nostra economia.

Per questa ragione chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di favorire una maggiore integrazione economica, tanto più importante in un settore come quello energetico, strategico per il nostro futuro e che per sua stessa natura ha dimensioni europee e non può essere confinato negli spazi nazionali.

In particolare, chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di impegnarsi per:

a) Rimuovere gli ostacoli al consolidamento delle imprese europee, non impedendo acquisizioni da parte di compagnie straniere in ogni paese membro dell’Unione;

b) Collocare sul mercato la maggioranza delle azioni o quote delle imprese energetiche, ove ancora possedute dai governi;

c) Liberalizzare i mercati domestici per consentire la creazione di un autentico mercato interno europeo.

Solo con questi provvedimenti l’Europa potrà schierare sui mercati globali soggetti in grado di competere, innovare e farsi valere.

Scarica PDF / Sottoscrivi il manifesto

postato da: max74teocon alle ore marzo 09, 2006 11:55 | Permalink | commenti
categoria:attualitĂ 
giovedì, 09 marzo 2006

Prodi cancella matrimonio e famiglia

Articolo di Andrea Morigi
da Libero del 5 marzo 2006, pag. 2

Il suo programma non ne parla. Ma tratta di separazioni, divorzi e unioni di fatto

 

Altro che moderati, il testo fa sue le proposte più estremiste della sinistra. Tanto da ricordare le tesi di Friedrich Engels sui rapporti di gruppo

Nelle 281 pagine dell’agenda governativa dell’Unione sparisce anche il concetto di “coppia” a favore di modelli di legami più aperti

Parte da lontano il programma dell’Unione, anche se non può confessarlo. Quel che a prima vista sembra un compromesso generico tra Rosa nel Pugno, Margherita, Ds, Pdci e Rifondazione su coppie di fatto, Pacs e matrimoni gay, si traduce in una formula volutamente generica: «L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà».

Parole soppesate, una per una. Non compaiono mai i termini tabù, «famiglia» e «matrimonio», sebbene più oltre, nelle 281 pagine del programma, si citino «separazione fra i coniugi e scioglimento dei matrimoni». Puro nichilismo, in grado di soddisfare i musulmani che vorrebbero insediarsi in Italia con il loro harem di quattro mogli, ma non esclude le coppie gay. Se non che nemmeno le «coppie» entrano nel programma. Dominano la fantasia individuale e, soprattutto, l’amore di gruppo. Non c’è traccia di ambiguità nelle tesi. Sbaglia chi le considera frutto di una mediazione al ribasso.

Forse l’unico elemento chiaro è la premessa teorica, un'ideologia ottocentesca che risale a Friedrich Engels, l’autore insieme a Karl Marx del Manifesto del Partito comunista: «La forma di famiglia che corrisponde alla civiltà e che con essa arriva a dominare definitivamente è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla donna e la famiglia singola come unità economica della società. La società civilizzata. si riassume nello Stato che, in tutti i periodi tipici, è senza eccezione lo Stato della classe dominante ed in ogni caso rimane essenzialmente una macchina per tenere sottomessa la classe oppressa e sfruttata». La citazione è tratta da L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. Il testo risale al 1884 ma, in mancanza di idee nuove, gli Editori Riuniti lo hanno ripubblicato nel settembre 2005, dopo che da decnni la traduzione italiana era esaurita anche nelle librerie più rosse. Ma in vista delle elezioni, una riscoperta editoriale diventa programmatica già dalla prefazione, che spiega alle avanguardie rivoluzionarie: «Questo studio, gettando luce sul nostro passato, serve a dimostrare l’origine e il carattere storicamente condizionato di istituti che ancora pretendono di essere sacri e imperituri nelle loro forme capitalistico-borghesi e convince in pari tempo che la vera “preistoria dell’umanità” è quella in cui viviamo tuttora».

Tradotto in prassi politica, nell’attesa messianica della società senza classi che dovrebbe seguire alla dittatura del proletariato, si iniziano a smantellare le “vecchie sovrastrutture della borghesia”. Sembra un’eco lontana del periodo in cui l’Unione Sovietica dettava la linea al Pci. Crollato il Muro di Berlino e caduto l’impero socialcomunista, le idee sono rimaste le stesse.

Quindi una marcia indietro è stata davvero innestata, più che altro riguardo alla storia e al senso comune. Non certo rispetto alla meta, che era e rimane la “rossa primavera”. Ma ora l’utopia è comune a tutti, dai radicali agli ex democristiani schierati con Francesco Rutelli. I quali, a corto di idee, si affidano alla profezia di Engels: «Quello che noi oggi possiamo dunque presumere circa l’ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica, il che accadrà fra non molto, è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo più a quel che viene soppresso». In pratica, spazzata via la famiglia, non si sa bene come sostituirla, se non con il caos. Da qui anche l’evanescenza del centrosinistra sul punto.

Un’ideuzza, almeno, Engels ce l’aveva e gli erano bastate 220 pagine per suggerire il ritorno ad antiche usanze promiscue: «Il matrimonio di gruppo non ha affatto l’aspetto che gli conferisce la fantasia, ispirata ai bordelli, del nostro filisteo», semmai «questa forma di matrimonio si differenzia bensì nella pratica, per lo meno nei casi ancora oggi esistenti, dal matrimonio di coppia poco fisso o anche dalla poligamia solo in quanto il costume ammette una serie di casi di commercio sessuale che altrimenti sottostarebbero a severe sanzioni». Che l’Unione sia un’ammucchiata eterogenea è noto, ma un dubbio rimane: se andasse al governo trasformerebbe l’Italia in una «comune» di sessantottesca memoria o in un moderno privé? Sempre che si trovi un’intesa sullo scambio dei partner.

postato da: max74teocon alle ore marzo 09, 2006 10:18 | Permalink | commenti
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lunedì, 06 marzo 2006

Bruno Dalla Piccola, leader del comitato "Scienza & Vita" firma il manifesto "Per l'Occidente".

 

Firmare il manifesto "Per l'Occidente" mette paura alla Margherita. Molti di loro condividono le idee, ma non hanno il coraggio di esporsi .

C'è chi approva il manifesto "Per l'Occidente" e non lo può dire. Perché creerebbe una crisi di coalizione. Sono le spietate regole della campagna elettorale, che rivela uno dei firmatari dell'appello del Presidente del Senato Marcello Pera e che non siede in Parlamento e non è un politico, il genetista Bruno Dalla Piccola. Mi sento onorato, dice il professore, presidente del Comitato Scienza & Vita, di essere stato tra i primi a firmarlo. Le polemiche a suo avviso sono pretestuose, perché se questo manifesto l'avesse presentato qualcuno della Margherita” non si sarebbe sollevato tutto questo polverone. A parte che sarebbe difficile per loro esprimersi ora in certe maniere.

Professor Dalla Piccola, molti dei punti fondanti di questo manifesto non sarebbero condivisibili anche dai cattolici DL?

Certamente. Ho parlato con alcune persone della Margherita e li ho trovati allineati. Abbiamo rilevato lo stesso tipo di trasversalità del Comitato Scienza & Vita. Un aspetto su cui dovremo ragionare. Ma forse questo è il momento meno opportuno per dire tutta la verità. Ci sono persone che non hanno il coraggio delle loro azioni.

Perché ha firmato questo manifesto?

Molti dei valori nei quali io credo da sempre sono esattamente contenuti nel manifesto. Si vuole cercare di recuperare i nostri valori storici, non vergognarci delle radici cristiane, dei valori della famiglia e dell'uomo in tutto l'arco della sua vita, i valori in cui ho sempre creduto e che trovo perfettamente sintetizzati nel programma.

Cosa pensa del paragone del quotidiano Liberazione tra questo manifesto e quello fascista sulla razza del '38?

Le polemiche vogliono interpretare in una maniera di parte questo manifesto. Quando dico "Crediamo nelle nostre radici", non significa essere intolleranti, perché questo manifesto dà un'apertura e un'integrazione alle persone che vengono nel nostro Paese. Penso sia un testo di gran buon senso, di coraggio e che dice: recuperiamo quello che distrattamente stiamo perdendo, è una sferzata di energia. La pressione politica non fa ragionare le persone.

Le sembra che i contenuti siano molto vicini alle parole di Papa Benedetto XVI?

Sicuramente, anche se io non mi vado mai ad allineare solo perché lo dice qualcuno, in questo caso il Papa, mi riconosco nel contenuto. Quando ho letto il manifesto mi sono sentito onorato di essere uno dei primi firmatari.

Secondo lei, cosa ne pensa veramente Romano Prodi?

Non lo conosco personalmente. Ma ci sono troppi interessi in gioco. Non mi stupisco che con lo stesso coraggio con cui è andato contro il cardinale Ruini, suo celebrante di nozze, in un momento politico particolare non si esprima o faccia affermazioni che non coincidano con il suo passato. Auguri se dovrà gestire un'alleanza di governo che è così ampia.

Crede che il manifesto possa ricostruire una base dal basso su alcuni valori fondanti?

Mi sembra che sia appoggiato da un fronte molto ampio e che copre persone con caratteristiche diverse.

Come si può mantenere vivo questo progetto?

Visto che cade in un momento di avvio della campagna elettorale, coloro che scenderanno in piazza si identifichino in questi valori e lo dichiarino. Io vorrei sapere chi crede in questi valori per dare il mio voto.

 

(Fonte: Il Giornale)

postato da: max74teocon alle ore marzo 06, 2006 17:30 | Permalink | commenti
categoria:attualitĂ 
giovedì, 02 marzo 2006

Campagna di boicottaggio dei prodotti Sony

 

E' iniziato in modo spontaneo e in diverse parti d'Italia il boicottaggio  dei prodotti Sony in vista della programmazione del film blasfemo "Il  Codice da Vinci", che in Italia uscirà venerdì 19 maggio 2006.

L'azione consiste nell'invitare tutti i cristiani, non solo i cattolici, a non andare a vedere un film prodotto da Sony Pictures, né a comprarlo, nè a noleggiarlo e a non acquistare alcun prodotto Sony fino al 19 maggio: questo, allo scopo  di scoraggiare la distribuzione del film o almeno di ottenere il taglio delle parti più offensive nei riguardi della sensibilità religiosa.

Moltissime e-mail già denunciano il vilipendio compiuto dal film, ed invitano ad iniziare l'azione di boicottaggio. Se, nonostante il calo delle vendite dei film e dei prodotti Sony, il film dovesse uscire ugualmente, il  boicottaggio durerà per tutta la durata della programmazione.

A risentire del danno commerciale saranno tutti i prodotti col marchio Sony, dai film agli articoli fotografici a quelli Hi-FI, dalle autoradio alle videocamere, dai componenti informatici ai computer, dai lettori DVD o MP3  alle TV, dai cellulari ai palmari, dai walkman alle videocamere, dalle stampanti agli scanner, fino ad ogni genere si software.

Si tratta quindi  di un'iniziativa che non tarderà a far sentire ampiamente i suoi effetti.

postato da: max74teocon alle ore marzo 02, 2006 16:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:attualitĂ 
giovedì, 02 marzo 2006

Per un fisco ragionevole - di Barry M. Goldwater

  La sana ricetta del principe dei conservatori contro il mito liberal del progressisticamente corretto che sogna e auspica la forte spesa pubblica, tassazioni lesive della dignità umana e uno Stato invadente oltre logica e buon gusto. Un sorso di buon vino d’annata per disintossicarsi dalle fumosità dell’Unione.

Più che attuale l'articolo "Perché è immorale pagare più di un tot al fisco" di Barry M. Goldwater, che Il Domenicale di questa settimana pubblica.

postato da: max74teocon alle ore marzo 02, 2006 14:18 | Permalink | commenti
categoria:pensiero politico
lunedì, 27 febbraio 2006

2040: Allah ha vinto negli Usa. Ecco gli Stati Islamici d’America

Articolo di Andrea Morigi
da Libero del 26 febbraio 2006, pag. 10

In un romanzo, appena uscito negli Usa, la previsione di una futura guerra civile fra cristiani e musulmani.

Eurabia non è più l'unico incubo per l’Occidente, ora che dall’orizzonte atlantico spunta anche Amerabia.
Fantapolitica, ambientata fra trentaquattro anni negli Stati Uniti governati dalla legge islamica. Eppure tutto è così verosimile, nel 2040 anticipato da Robert Ferrigno nel suo ultimo romanzo Prayers for the Assassins (Preghiere per l’assassino), pubblicato da Scribner, ($24,95), che quasi non stupisce. Siamo introdotti in uno scenario di conquista graduale, perfino accettabile finché non appare definitivo. La vicenda si inserisce in un crescendo anche uditivo, con le voci dei muezzin che vanno intensificandosi, poi olfattivo e gustativo, via via che gli odori e i sapori della cucina araba che si diffondono, e infine visivo, dove si descrive la skyline, dominata dai minareti, delle città strappate ai cristiani. Sulla nuova capitale Seattle e i territori musulmani sventola una bandiera, a strisce sì ma senza le stelle, sostituite da una Mezzaluna gialla. E inquieta la prospettiva degli Isa, gli Islamic States of America dove la proibizione dell’alcol ha fatto espandere i consumi della Jihad Cola, bevanda che finanzia la guerra santa, beninteso “interiore”.

LA TRAMA
Qualche enclave cristiana, in compenso, resiste, nel Sud cattolico e nella Bible Belt. Rimane così un lumicino di speranza anche per il lettore a disagio con il genere dell’Ucronia e a rischio di cadere vittima del panico.
Tutti gli altri ingredienti della narrazione puntano all’Apocalisse, del resto. A Chicago si combatte la guerra civile e nel 2015 qualche valigetta nucleare distrugge per intero New York, Washington e La Mecca. Per oltre due decenni si punta il dito verso Israele, considerato universalmente responsabile degli attacchi. Ma venticinque anni più tardi una storica islamica moderata, Sarah Dougan, inizia a non vederci chiaro. Indaga a fondo e scopre che in realtà la teoria del complotto ebraico - che va sotto il nome di Tradimento Sionista - è, a sua volta, un complotto. La studiosa cerca di alzare il velo su chi lo ha ordito, ma i servizi di sicurezza dell’Isa non glielo perdonano e incaricano Rakkim Epps, già amante segreto di Sarah, di trovarla, costi quel che costi.
Sospettando che stiano per darle la caccia, la donna nel frattempo è fuggita senza lasciare tracce dietro di sé. Ma il segugio che le hanno messo alle calcagna non demorde. In passato ha fatto parte dei guerrieri islamici d’élite. Non ha fatto i conti però con un killer psicopatico, Darwin, anche lui addestrato negli stessi corpi speciali, che non lo molla. Rakkim rischia di doverlo uccidere per liberarsene. Sarah e Rakkim incontreranno anche il misterioso Grande Vecchio Saggio, il musulmano occidentale autentico responsabile degli attacchi nucleari e determinato a spazzare via Israele. Nel classico finale da thriller, i protagonisti combatteranno l’ultima battaglia per svelare la verità al mondo intero.

Per il lancio del volume che si annuncia come il prossimo bestseller delle librerie di lingua inglese, gli editori e l’autore - che ha al suo attivo altri otto romanzi, di cui due tradotti anche in Italia da Mondadori, Il giorno degli angeli (1994) e Ballo finito (1995) - non hanno lasciato nulla al caso. Se si alimenta la polemica, la notorietà del libro cresce proporzionalmente, è elementare. Perciò Ferrigno riferisce di aver ricevuto messaggi di protesta da entrambe le parti in conflitto. E così rende ancora più realistico il suo racconto, come se si trattasse solo del naturale prolungamento della storia attuale. Anzi, ne rende visibile la proiezione sul suo sito Internet (
www.republicworldnews.com), in cui culmina la strategia di marketing.
All’apparenza, le pagine web possono essere scambiate per le cronache di uno scontro tra civiltà che sta accadendo in tempo reale. Nelle news dedicate agli spettacoli si riferisce della scomparsa di Shania X, una cantante rock che con la sua conversione all’islam fu determinante nella conquista delle masse. Dall’estero giungono notizie di scontri in Polonia tra la minoranza musulmana e la polizia, mentre dall’altro capo del mondo, oramai, l’ultimo rifugio per gli ebrei perseguitati e in fuga è la Tasmania.
Esclusivamente un frutto della fantasia di un romanziere, per quanto stimolata da eventi accaduti come l’11 settembre 2001, oppure un segno indelebile rimasto da quella data nell’immaginario collettivo degli americani? Se il fenomeno è stato definito da alcuni come un’ossessione per il terrorismo, altri ne hanno ricavato una riflessione. Quella di Ferrigno, ex membro della Chiesa presbiteriana, conduce a una preoccupazione seria sulle condizioni dell’Occidente moderno di fronte alla sfida lanciata dall’islam.

LA SFIDA ALL’OCCIDENTE
«In una guerra che durerà una generazione, la tecnologia non sarà decisiva quanto la fede assoluta nella giustezza della propria causa e la volontà di morire per quella fede», esordisce l’autore nell’introduzione affidata al suo sito. E prosegue descrivendo le certezze incrollabili del fronte dei prossimi “conquistatori”: «L’attuale ostilità mortale tra le branche sunnita e sciita dell’islam risale al martirio dell’imam Hussein, pronipote del profeta Maometto, in una battaglia di oltre 1300 anni fa. Voi ricordate chi vinse le finali di baseball due anni fa? Quale cultura pensate che sia meglio equipaggiata spiritualmente per combattere una guerra di cinquant’anni?», chiede retoricamente ai suoi futuri lettori. E provocatoriamente ricorda da un lato George Bush di fronte alle Torri Gemelle che parlava di angeli ed esortava gli americani a darsi allo shopping, mentre dall’altro prova pena per «il cattolicesimo di John Kerry, che lo esibiva nel suo curriculum quando era candidato alla presidenza, ma aveva rinunciato all’apologetica durante i suoi trent’anni di votazioni contro ogni limite all’aborto».
Privi di difese, ci stiamo precipitando verso l’esito indicato dalla fiction di Ferrigno, che a conti fatti appare più che probabile. Per molti non cambierebbe nulla, in fondo. Nel mondo di Prayers for the Assassins i cittadini degli Isa hanno ancora i loro Superbowl e gli hot-dog e per loro non cambia poi molto se la Coca-Cola è diventata Jihad-Cola.
Per svegliare gli americani - e a maggior ragione gli europei - occorre una scossa. Solitamente un trauma provoca una sorta di autoanestesia. E già un sedativo si è inoculato nel corpo sociale attraverso le università, la cultura, i media, spacciandoci per un islam innocuo quella barbarie che ci vuole distruggere. Ma quando ci si accorge di quel che è accaduto, a volte è troppo tardi. A meno che qualcuno, come Robert Ferrigno, non riesca a dare l’allarme in tempo.


postato da: max74teocon alle ore febbraio 27, 2006 13:15 | Permalink | commenti
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