venerdì, 30 giugno 2006

Vita e Famiglia

RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 29)

MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2006
 
Si tratta di una "questione umana", ha detto al Segretario di Stato alla Sanità
L’Arcivescovo di Westminster chiede la revisione delle norme sull’aborto
L’Arcivescovo di Westminster, il Cardinale Cormac Murphy-O’Connor, incontrandosi con il Segretario di Stato alla Salute per il Regno Unito, Patricia Hewitt, ha discusso sulla riforma della legislazione sull’aborto e sul modo in cui vengono prese le decisioni in materia di bioetica.
Il porporato, come si apprende da un comunicato reso noto dall’Ufficio per gli Affari Pubblici dell’Arcivescovo, ha detto alla Hewitt che di fronte alla crescente preoccupazione per la frequenza e il numero degli aborti nel Paese è ora che il Parlamento riveda l’Abortion Act del 1967.
"Il Cardinale – afferma la nota – crede che la legislazione abbia bisogno di un riesame da parte del Parlamento, com’è stato raccomandato l’anno scorso in un rapporto del Commons Science and Technology Committee".
Il suo Presidente, Ian Gibson, ha firmato una mozione presentata dalla parlamentare Geraldine Smith che chiede la revisione.
L’incontro del porporato segue un sondaggio che ha mostrato come la maggior parte delle donne in Gran Bretagna voglia rendere più severa la legge che permette di porre fine ad una gravidanza.
Murphy-O’Connor ha affermato che "non si tratta di una questione essenzialmente religiosa. E’ una questione umana. L’aborto è la risposta sbagliata alla paura e all’insicurezza".
"Come società – ha aggiunto –, dobbiamo cercare dei modi per sostenere le donne che si trovano di fronte ad una gravidanza imprevista".
In Gran Bretagna, spiega il comunicato, vengono effettuati 190.000 aborti ogni anno, "più del 20% di tutte le gravidanze"; "ognuna è una tragedia sia per il bambino non nato che per la madre".
Inoltre, stando ai dati diffusi dal Dipartimento della Sanità, nel 2004 vi sono stati 185.400 aborti: un aumento del 2,1% rispetto ai 181.600 del 2003 e del 5,3% rispetto ai 176,000 del 2002.
"C’è un’ansia sostanziale e crescente in Gran Bretagna per il numero di aborti – ha constatato il Cardinale Murphy-O’Connor –. Le nostre leggi dovrebbero riflettere quest’ansia. Do il benvenuto a quello che sembra essere un risveglio morale, soprattutto tra le donne, di fronte al fatto che la realtà dell’aborto è la fine deliberata di una vita umana. La gente sa, forse istintivamente, che il valore di una società non si misura nella sua ricchezza, ma nel modo in cui tratta gli esseri umani più vulnerabili".
"Milioni di persone, soprattutto donne, vorrebbero vedere una revisione della legge attuale – ha continuato –. Spero che i membri del Parlamento risponderanno organizzando un comitato congiunto per compiere un’approfondita revisione dell’ l’Abortion Act del 1967".
Nel corso del colloquio, l’Arcivescovo di Westminster ha anche chiesto al Segretario britannico alla Salute di sostenere la sua richiesta di una commissione nazionale sulla bioetica, sull’esempio di quelle esistenti nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale, così come in Australia e negli Stati Uniti.
Secondo il porporato, i meccanismi attuali sono inadeguati per trattare i dilemmi etici posti dalle nuove tecnologie, come la ricerca sulle cellule staminali embrionali e lo screening genetico degli embrioni.
"C’è un’ansia generalizzata per la mancanza di apertura e consultazione su importanti questioni etiche che riguardano il futuro della società – ha detto il Cardinale –. Il pubblico ha bisogno di maggiori assicurazioni sul fatto che a questi importanti problemi viene data un’attenzione adeguata".
Murphy-O’Connor crede che sia necessario un corpo ufficiale al fine di fornire una guida autorevole al Parlamento e al Governo, e di sensibilizzare i media e la società in generale su questioni complesse di questo tipo.
"Abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento pubblico", ha concluso. "La scienza sta procedendo oltre la nostra capacità di riflessione. Abbiamo bisogno di un più ampio dibattito pubblico su questi problemi fondamentali, che interessano l’origine e la santità della vita".
(Fonte: www.zenit.org)
 
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GIOVEDI’ 22 GIUGNO 2006

Dati alla mano, è la depressione il vero nemico dei malati terminali
(articolo di Carlo Bellieni)
Al link:
http://www.medicinaepersona.org/__C1256C23002924DE.nsf/wAll/IDCW-6LKTUS/$file/Eutanasia%20Avvenire%20Bellieni.pdf

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Famiglie al mercato delle convivenze – E’ facile inneggiare ai pacs o alle unioni omosessuali. Ma si dimentica che portare tali istituti alle ultime conseguenze conduce ad una destrutturazione legale del tessuto civile
Fonte: Avvenire.
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=658847

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La Legge 40 funziona - Relazione del ministro Turco al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40
L’Istituto superiore di Sanità ha chiesto l’elenco degli embrioni congelati a 88 centri per la fecondazione: 53 dichiarano di averne Ma l’indagine è molto lontana dall’essere conclusa. Embrioni abbandonati: «In Italia censiti 2527».
Fonte: Avvenire.
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=658950

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SABATO 24 GIUGNO 2006

Sotto accusa il medico della pillola abortiva - Indagato per violazione della legge 194, che regolamenta l'interruzione di gravidanza: eccolo l'ultimo capitolo della saga montata intorno alla sperimentazione della pillola abortiva Ru486, che da settembre dello scorso anno viene somministrata all'ospedale Sant'Anna di Torino nell'ambito di un lavoro di ricerca con 400 volontarie coinvolte. Protagonista delle vicenda giudiziaria, il ginecologo Silvio Viale, il volto più noto dell'esclusiva attività clinica intrapresa dall'azienda sanitaria torinese, che è stata la prima in Italia a «sdoganare» l'aborto farmaceutico.
Fonte: Il Giornale
Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=99468

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LUNEDI’ 26 GIUGNO 2006

CINA - Pechino, per l’Assemblea nazionale sono legali gli aborti selettivi - Continua la paurosa sproporzione del sesso dei neonati: 119 maschi ogni 100 femmine. Al momento non vi è alcuna pena per chi pratica aborti solo sulla base del sesso del nascituro.
L’Assemblea nazionale del Popolo ha rifiutato di approvare un emendamento al Codice penale che proponeva il bando degli aborti selettivi.
La legge cinese non considera illegale abortire per selezionare il sesso del nascituro. Un regolamento di pianificazione familiare proibisce la pratica se non per motivi medici, ma non menziona alcuna punizione per i trasgressori. Secondo gli esperti del ramo, è proprio questa mancanza che incoraggia la pratica di abortire nelle famiglie che vogliono un
Secondo la legge cinese, dal 1978 è consentito un solo figlio ai residenti urbani e due ai contadini. Il Paese è passato dai 5,83 figli per coppia negli anni ’70 a 2,1 bambini nel 1990 e agli 1,8 attuali. Il governo vuole che, nel 2010, la popolazione non superi gli 1,37 miliardi. Questa politica ha portato a un gran numero di aborti e uccisioni di neonati femmine, per avere un maschio che porti il nome della famiglia.
(Fonte: AsiaNews/Agenzie)

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MARTEDI’ 27 GIUGNO 2006

Audizione Ministro salute in Commissione Affari Sociali della Camera
Cosa fare subito per droga, RU486, epidurale, staminali embrionali, farmaci, eutanasia clandestina, testamento biologico

• Intervento dell'on. Donatella Poretti, deputata Rosa nel Pugno, segretaria della medesima commissione
[Le sottolineature sono redazionali]
Droga
L'aumento delle quantità massime consentite per l'uso personale di cannabis annunciato dal ministro e' un piccolo passo nella giusta direzione. Se il ministro realizzerà questo suo impegno in tempi brevi, potrebbe salvare dalla tragedia del carcere molti giovani (e sono tanti, tantissimi) che fanno uso ricreativo di questa sostanza innocua. Una situazione carceraria inoltre esplosiva da un punto di vista del sovraffollamento che necessiterebbe di un intervento come quello dell'amnistia, che i medici delle carceri definiscono un "atto di sanità preventiva".
Al ministro Turco, un appello affinché tenga duro nei suoi propositi e faccia immediatamente ciò che ha annunciato. E una considerazione: blocchi l'attuale legge per decreto, così si bloccherebbero tutti gli aspetti negativi che vi sono contenuti, a partire dal fatto che ci debba essere una dose minima giornaliera, dose che gli italiani avevano già bocciato con un referendum.
Sulle narcosalas credo sia opportuno che il ministro, vista l'estate già arrivata e il diffondersi di morti per overdose proprio in questa stagione, dia indicazioni ai singoli Comuni per come istituirle subito, visto che si tratta di una emergenza sanitaria in cui il Sindaco ha poteri di farlo.
Procreazione responsabile - RU486
Per una completa applicazione della legge 194 e' utile l'aggiornamento delle tecniche per l'interruzione volontaria di gravidanza come previsto dalla legge stessa, e perciò non più solo l'intervento chirurgico, ma anche quello farmacologico:
Sono confortata che il ministro abbia difeso la sperimentazione della pillola abortiva RU486 in corso a Torino, ma sto ancora aspettando che dalle parole passi ai fatti: cioè basta con la sperimentazione di un sistema abortivo già ampiamente sperimentato in tutto il mondo, e via all'autorizzazione alla sua commercializzazione.
Non c'e' problema di autorizzazione, perché la ditta francese Exelgyn, come le ha già fatto rilevare l'Aduc (associazione diritti utenti e consumatori) ha avviato la procedura europea di registrazione che dovrebbe arrivare ad ottobre e, a quel punto, la Ru486 in vendita in Italia sarà perfettamente legale.
Inoltre, quando il ministro Turco dice che l'aborto non si fa a domicilio, forse e' poco informata, perché se dove essere così, significherebbe chiudere le porte agli aborti farmacologici. La pillola abortiva prevede proprio la somministrazione in due fasi, e abitualmente dopo la seconda (48 ore dalla prima) la paziente non ha necessità di alcuna ospedalizzazione Se alla Ru486 gli leviamo questa prerogativa (aborto domestico), significherebbe, per esempio, sempre nel rispetto delle garanzia sanitarie, la sua menomazione come strumento di grande risparmio economico per la sanità pubblica.
Ci auguriamo che il ministro faccia tesoro di quanto le abbiamo ricordato, sì da intervenire con tempestività ed evitare che il nostro Paese continui ad esser vittima di coloro che vogliono solo impedire che l'aborto, in qualunque forma, sia praticato.
Legge 40 sulla fecondazione assistita
La ministra non ha fatto alcun cenno nella sua relazione alla legge 40 sulla fecondazione assistita una legge che ha causato una serie di disagi e una sanità di classe, per cui chi può va all'estero e chi non può non può più fare interventi di fecondazione.
Staminali
Sempre a causa della legge 40 si e' limitata fortemente la possibilità di fare ricerca con le cellule staminali embrionali, dopo il voto al parlamento europeo e alla possibilità laddove previsto di finanziare queste ricerche con contributi pubblici mi chiedo se e' possibile anche in Italia finanziare la ricerca con le linee di staminali embrionali importate dall'estero, ricerca che non e' vietata in Italia. Sollecitazione fatta da 6 centri di ricerca italiani che lavorano con staminali embrionali importate.
Auspico che quanto deciso dal ministro Mussi, e appoggiato dal ministro Turco, in sede europea non sia solo un fuoco vacuo, prevedendo invece modifiche tali che consentano la ricerca con le staminali embrionali anche nel nostro Paese, partendo da subito con l'uso degli embrioni sovrannumerari da fecondazioni in vitro.
Nel frattempo credo sia opportuno non solo promuovere la possibilità di ampliare la possibilità della donazione pubblica del cordone ombelicale, ma anche consentire per chi lo ritiene opportuno permettere la conservazione in banche private. Anche perché di fatto già avviene sempre ricorrendo alle banche presenti all'estero.
Eutanasia clandestina
Chiedo che venga fatta una indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina in Italia. Sono convinta che solamente individuando ciò che accade realmente nelle strutture sanitarie si possa discutere in sede legislativa su come meglio regolamentare una pratica oggi incontrollata ed incontrollabile. L'alternativa e' continuare ad ignorare la questione, facendo finta che il fenomeno esista solamente in quei Paesi che, con la forza della legalità, l'hanno fatto emergere ed oggi lo controllano.
Testamento biologico
Colgo l'occasione per sostenere un principio basilare, elementare ma fondamentale quale l'autodeterminazione e la libertà di scelta terapeutica dell'individuo. Il testamento biologico non e' altro che l'esercizio di un diritto già sancito dalla Costituzione (art. 32) ed oggi esercitato liberamente dai pazienti coscienti. Perché il diritto al rifiuto delle cure, incluse l'alimentazione e l'idratazione artificiali, non dovrebbe essere esercitato, attraverso dichiarazioni anticipate di volontà, anche da coloro che si trovano in una condizione di incomunicabilità o incoscienza?
Per questo e' importante predisporre immediatamente una legge che:
1. renda le dichiarazioni anticipate vincolanti per i medici, come lo e' già il consenso o il dissenso alle cure espresso dal paziente cosciente
2. crei un registro nazionale telematico dove ogni cittadino potrà registrare il proprio testamento biologico, il quale dovrà poi essere reso accessibile a tutti gli istituti sanitari italiani
3. lanci una campagna di informazione affinché i cittadini possano decidere tempi e modi del loro testamento
In merito l'associazione Luca Coscioni intende lanciare un'iniziativa per raccogliere testamenti biologici, al momento non vincolanti, ma per lanciare un segnale nella giusta direzione.
(www.radicali.it)

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Bologna: Mussi ancora contestato dagli studenti – Il Ministro accolto dagli universitari cattolici con uno striscione a difesa della Legge 40. Come a Milano pochi giorni fa.
Fonte: Il Giornale
Articolo al link:
http://www.stranocristiano.it/news/news_0606/striscione_mussi.pdf

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GIOVEDI’ 29 GIUGNO 2006

FAMIGLIA CRISTIANA:
INTERVISTA CON IL CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO
SONO DELITTI NON DIRITTI

Aborto e distruzione degli embrioni: «Sono atti contro Dio e l’uomo», dice il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che prepara il raduno mondiale in Spagna.
È la quinta volta che le famiglie cattoliche di tutto il mondo si riuniscono per far il punto sul proprio ruolo nella società e nella Chiesa. Accadrà a Valencia, in Spagna, dal 1° al 9 luglio; negli ultimi giorni arriverà Benedetto XVI, che non ha alcuna intenzione di interrompere la tradizione di Giovanni Paolo II, che partecipò a quattro raduni mondiali e solo la sua salute, ormai precaria, gli impedì di prendere parte all’ultimo, tre anni fa a Manila.
In Spagna si attende oltre un milione di persone. Il tema dell’incontro è la trasmissione della fede in famiglia, ma sarà l’occasione per analizzare lo stato della famiglia a tutte le latitudini del pianeta. A Valencia verrà presentato un documento su quello che il cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, definisce «l’inverno demografico», espressione usata anche dal Papa, che colpisce soprattutto le nazioni più ricche della Terra. Lopez Trujillo, 70 anni, è stato il più giovane cardinale creato da Giovanni Paolo II.
[…]
C’è ancora la scomunica per l’aborto?
«Sì e colpisce la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo».
E i politici che approvano le leggi?
«Se sono credenti devono dimostrare la coerenza con i loro atti. Secondo me, se approvano leggi inique e ingiuste che distruggono l’uomo e vanno contro i diritti di Dio, va fatta una riflessione, perché essi non potrebbero accostarsi all’Eucaristia. Nessuno al mondo è autorizzato a contraddire la dottrina della Chiesa sulla protezione della vita a tutti i livelli».
Vale anche per chi fa ricerca sulle cellule staminali embrionali?
«Certo. È la stessa cosa. Distruggere l’embrione equivale all’aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i ricercatori che eliminano l’embrione».
Lei queste cose le dice ai politici che incontra?
«È uno dei miei compiti principali e mi è stato chiesto espressamente dal Papa: spiegare ai Parlamenti la protezione della vita e della famiglia. A volte alcuni cambiano idea».
Il dibattito sull’embrione ha radicalizzato lo scontro un po’ ovunque?
«In un certo senso sì. Si accusa la Chiesa di non occuparsi della vita, solo perché siamo contrari alla clonazione terapeutica. La Chiesa è consapevole dei progressi e insieme dei limiti della scienza. Ma la Chiesa difende la vita. Punto e basta. E anche se si provasse il successo delle terapie con le staminali embrionali, mai si può produrre e poi sopprimere una vita per curarne un’altra. Il delirio di onnipotenza dell’uomo sarebbe a questo punto totale, con gravi danni per la nostra convivenza. E non lo dicono solo i cattolici. Ricordo Oriana Fallaci, laica e ammalata di cancro, che ha spiegato che mai permetterebbe ad alcuno di curarla con cellule provenienti da embrioni».
(Fonte: Famiglia Cristiana)
Testo integrale al link:
http://www.stpauls.it/fc/0627fc/0627fc44.htm
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giovedì, 29 giugno 2006

Ripensare al divorzio. L'indissolubilità del matrimonio in uno Stato pluralista.

di De Fuenmayor Amadeo  - Ares - pp. 96

Documentando i ripensamenti che stanno emergendo negli Stati Uniti, Amadeo de Fuenmayor avanza l’ipotesi di un doppio regime di matrimonio civile (il matrimonio religioso qui non è preso in considerazione), uno divorziabile e uno indissolubile, fra i quali gli sposi possano esprimere una scelta vincolante. È un’ipotesi anche provocatoria, destinata a suscitare ampio dibattito non solo fra gli studiosi.
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lunedì, 26 giugno 2006
SCIENZA & VITA, LA LOMBARDIA RIPARTE
Di Andrea Galli  - Avvenire, 22 giugno 2006, inserto E’ vita

Più di 200 persone sono arrivate alla spicciolata, sabato all’ora di pranzo, in una Mantova attraversata per lo più da turisti americani o tedeschi. Decine di persone partite da Milano, Bergamo, Brescia o Varese per raggiungere il primo meeting di Scienza & Vita della Lombardia, dove si è festeggiata sia la nascita ufficiale dell’Associazione a livello regionale sia la ripresa dei lavori dopo un anno se non proprio di stasi, certo di pausa rispetto al turbinio di impegni prima dello scorso referendum. 200 persone in gran parte testimoni diretti, “eredi” di quei 57 comitati locali attivatisi l’anno scorso in Lombardia e che sul territorio nazionale hanno costituito uno dei nuclei più consistenti e attivi nella difesa della legge 40.
L’esperienza della primavera 2005, quindi, il tesoro accumulato di contatti ed esperienze sul campo non è andato perso come qualcuno paventava, ma è stato conservato per una riattivazione che è finalmente arrivata. Franco Ciccarello, presidente di Scienza & Vita a Mantova e anfitrione dell’incontro ne è convinto: “la partecipazione è stata un ottimo segno. Segno di un interesse che on è venuto meno. Da parte della base, del resto, da parte di diverse province come la nostra era arrivata nei mesi scorsi la richiesta verso Scienza & Vita nazionale si riallestire quella rete di lavoro che era risultata l’anno scorso un’idea vincente”. Una rete, spiega Ciccarello “capace di coagulare un interesse trasversale e laico sui temi della bioetica, capace di far sentire la propria voce a livello culturale e nei confronti delle istituzioni”. Del resto, continua il presidente mantovano, giovane dirigente d’azienda, “è chiaro a tutti che in ballo non c’è più solo la legge 40. A livello politico sono già pronti progetti di legge su temi come l’eutanasia, i pacs, la droga, ecc. riguardo ai quali bisogna essere pronti ad intervenire: informando la gente e facendo un’opera di contrasto. Dopo un anno in cui abbiamo tenuto viva l’associazione radunando periodicamente i nostri iscritti, è arrivato il tempo dell’azione”. Stessa cosa per Pavia, dove, spiega Renato Sconfietti, ricercatore di scienze ambientali, “abbiamo presentato la richiesta a Scienza & Vita di Roma e speriamo di poter partire presto con le iniziative”. Tra queste l’idea di “entrare nel mondo universitario, approfittando della realtà che abbiamo in città, per iniziare un lavoro culturale con gli studenti”. Anche Varese si è rimessa in moto, dopo un’esperienza più che positiva l’anno scorso, tra marzo e giugno: “il giro che si era creato un anno fa era davvero interessante, con persone anche al di fuori dell’ambito ecclesiale. Adesso ricominciamo. Le proposte sono ancora in fieri, ma qualcosa si sta profilando all’orizzonte. Stiamo pensando ad un grande simposio cittadino sull’eutanasia, il primo ottobre. Vedremo”. Anche Crema, dice Paolo Votto, medico e presidente dell’associazione locale, sta pensando di fare qualcosa sul tema dell’eutanasia e del suicidio assistito, anche se “la linea è quella di seguire le tematiche su cui, a livello nazionale, si riterrà opportuno intervenire volta per volta”.
Insomma, c’è un piccolo popolo che si è messo in moto e non ha intenzione di retrocedere di fronte alle provocazioni bioetiche che fioccano quasi quotidianamente si giornali e tv. A fronte di questo impegno dal basso base, a fronte delle associazioni che si stanno mobilitando a livello cittadino o provinciale, che ruolo spetta all’Associazione regionale? Per Nicola Natale, vice-presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia, primario dell’Ospedale di Lecco e presidente di Scienza & Vita in Lombardia, il fine è di essere sostanzialmente “una cerniera tra l’apparato nazionale e le realtà locali. Una cerniera e un punto di raccordo. Per far circolare idee, mettere a disposizione persone in grado di tenere incontri, rendere il lavoro dei singoli un’impresa corale”. Il rischio, temuto da qualcuno, di invasioni di campo, magari rispetto ad altre associazioni o movimenti storicamente impegnati nella difesa della vita, pare contenuto: “la chiave di tutto è lavorare per un interesse comune, mettere da parte la volontà di promuovere semplicemente il proprio orticello. Con questa prospettiva la collaborazione non può che essere limpida e proficua”.
A Mantova, assieme a Natale, Marco Invernizzi - del consiglio direttivo di Scienza & Vita Lombardia – e Felice Achilli, dell’associazione Medicina e Persona, è intervenuta anche Maria Luisa di Pietro, neo-presidente (assieme a Bruno Dallapiccola) di Scienza & Vita nazionale, in sostituzione della dimissionaria Paola Binetti. Dopo aver presentato le nuove linee programmatiche, dopo aver annunciato un incontro nazionale con i rappresentanti delle singole associazioni a settembre, la Di Pietro si è a sua volta soffermata su alcuni punti spesso equivocati o strumentalizzati. Come quello della valenza politica spesso tirata per la giacca dai media. “L’impegno politico di Scienza & Vita è una cosa reale – ha detto la neo-presidentessa- se si intende la politica nella sua accezione più alta e autentica: una partecipazione al dibattito della polis, anche in merito alle iniziative legislative che verranno portate avanti in Parlamento. Non certo come adesione ai singoli partiti o ai singoli schieramenti”. Una linea che pare condivisa da tutti, in nome di una battaglia culturale davvero libera e davvero trasversale.
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venerdì, 23 giugno 2006

Vita e Famiglia
RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 28)




GIOVEDI’ 8 GIUGNO 2006

A Londra basta avere i piedi piatti per finire nel cestino - Parliamo di un paese in cui un quarto delle gravidanze finisce sul lettino di un medico abortista. Un quarto, migliaia ogni anno. Sei mesi fa la notizia, divulgata senza suscitare troppo scalpore, che in Inghilterra è pratica comune sopprimere feti di bambini con il labbro leporino. Ora il Times rivela di più: almeno venti gravidanze sono state interrotte nell'ultimo anno perché dall'ecografia è emerso che i bambini erano affetti da vari tipi di malformazione al piede.

(Fonte: Tempi. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=10235

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VENERDI’ 16 GIUGNO 2006

Sesso del bebè, corsa per chi vuole sceglierlo
Solo in America è possibile la selezione degli embrioni. Il costo dell'intervento: 20 mila dollari. Ma non mancano le polemiche


Robert, un muratore di 30 anni, e la moglie Joanna, 27enne segretaria part-time, desideravano da sempre una bambina. Ma Madre Natura non li ha accontentati e dopo la nascita del secondo maschietto la coppia ha deciso di rivolgersi al Dottor Jeffrey Steinberg, direttore del Fertility Institute di Los Angeles. In cambio di 20 mila dollari — la metà dei loro introiti annui — i due australiani oggi sono fieri genitori di una bella femminuccia. Dozzine di coppie provenienti da Paesi quali Germania, Messico, Nuova Zelanda, Sud Africa e Italia hanno storie analoghe da raccontare. «Gli Stati Uniti sono la Mecca di chiunque voglia scegliere il sesso del suo nascituro - spiega Susanna Baruch, direttore del Reproductive Genetics and Public Policy Center della Johns Hopkins University - perché unico Paese al mondo dove la preselezione degli embrioni è, non solo liberalizzata, ma anche un business molto redditizio».
Nel resto del mondo la tecnica cosiddetta PGD — o "preimplantation genetic diagnosis" — è consentita esclusivamente per l'identificazione di malattie genetiche ereditarie. Una convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina ne vieta esplicitamente l'utilizzo per determinare il sesso del nascituro. L'unica eccezione riguarda Israele. «Una speciale commissione bioetica eletta dal ministero della Salute avrà il compito di determinare se una coppia ha diritto ad avvalersi di questa procedura per selezionare il sesso - scrisse il Jerusalem Post quando la legge fu approvata nel 2005 -. Ma il permesso viene dato in rare circostanze, solo a coppie israeliane con già 4 figli dello stesso sesso, che dimostrino un significativo rischio alla propria salute emotiva dal non utilizzo del PGD».
La Cina, dove nel 2005 il governo ha annunciato la messa al bando degli aborti selettivi (una pratica denunciata dall'Onu e utilizzata anche in India per sopprimere i feti di bambine) non esistono leggi in merito. «Non sappiamo neppure se la questione è stata dibattuta a livello governativo», spiega la Baruch — La Cina è un paese misterioso». L'unica cosa certa è che anche i ricchi cinesi oggi vengono in pellegrinaggio negli States, dove le cliniche della fertilità sono tante e in tale concorrenza tra loro, da autoreclamizzarsi sulle riviste di bordo e i siti Internet, nella speranza di attrarre una clientela internazionale, disposta a tutto pur di eludere le restrittive legislazioni di casa propria. Di solito i Paesi dove la controversa tecnica è vietata finiscono per esserne complici. «La fase illegale della procedura viene svolta ovviamente in Usa», puntualizza il Dr. Steinberg, che obbliga gli aspiranti genitori a risiedere negli Stati Uniti per un massimo di cinque giorni. Il suo istituto lavora in tandem con una clinica del Paese della coppia, cui spetta il compito di monitorare la «fase preparatoria », durante la quale la donna riceve iniezioni d'ormoni della fertilità che stimolano la sua produzione di ovuli.
Una volta raggiunto lo scopo, l'aspirante mamma si reca in Usa per l'estrazione degli ovuli, poi fertilizzati in vitro con lo sperma del marito (o di un donatore qualsiasi) e monitorati mentre crescono fino a raggiungere otto cellule ciascuno. A questo punto un tecnico di laboratorio estrae una cellula da ciascun embrione e, dopo averli analizzati, impianta quelli del sesso «giusto» nell'utero della donna. Il resto degli embrioni? «Possono essere congelati, donati alla ricerca o distrutti: la scelta spetta al cliente », replica Steinberg. La pratica non manca naturalmente di detrattori. «Si tratta di consumismo eugenetico - punta il dito Matthew Eppinette, direttore del Center for Bioethics and Human Dignity, un gruppo cristiano di bioetica -. In un futuro non lontano i genitori sceglieranno il colore d'occhi, l'altezza e l'intelligenza dei loro figli». Anche gli addetti ai lavori sono spaccati in due. «Noi non lo faremo mai - dice Yury Verlinsky, direttore del Reproductive Genetics Institute di Chicago - perché il sesso non è una malattia. E i fondi della ricerca vanno usati per obiettivi medici veri».

(Fonte: Corriere della Sera)

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SABATO 17 GIUGNO 2006

Pollastrini accelera sulle unioni gay, governo in ordine sparso - Alle 18 le agenzie mandano in rete la "svolta" del ministro Barbara Pollastrini: penso a una legge su unioni omosessuali. Per sessanta minuti cala il silenzio. La notizia fa il giro dei palazzi della politica. Prodi cerca di capire. Legge, riga dopo riga, la lettera del ministro diesse agli organizzatori del gay pride. Non c'è solo l'adesione. C'è di più. C'è un manifesto politico-ideologico. «Sto pensando ad una legislazione umana e saggia per le unioni di fatto, omosessuali e non, cosa che sta a cuore a voi e a molti di noi. Penso ad urgenti provvedimenti sul lavoro...». È un'accelerazione che fa tremare l'Unione,. che riapre vecchie ferite, che conferma che su questa questione la sintesi è davvero complicata.

(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657520

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Uscire dalla zona grigia
Il destino dell’uomo non può essere annegato nella chiacchiera
di Giuliano Ferrara

Allora avevamo scherzato. La vita umana, direbbe il farmacista Homais, il Veronesi di Gustave Flaubert, questa inaudita fissazione di preti e baciapile che tanto male ha fatto a Voltaire e alla scienza. Ma via. Era solo un giro d’orizzonte, tanto per confrontare opinioni che alla fine sono tutte eguali, tutte eguagliabili. L’embrione umano è qualcuno invece che qualcosa? Non lo si può usare nemmeno per nobili scopi? La legge italiana, che in parte lo tutela in un mondo di cannibali eugenetici, di caini benintenzionati travestiti da abeli, resta in piedi perché meno di un italiano su quattro la vuole abrogare? Suvvia, siamo gente di mondo, cardinali del mondo, scienziati ben radicati nel mondo, grandi guru della medicina che sopprime invece di curare, conoscitori darwiniani della fatale vicinanza dell’uomo allo scimpanzé, ginecologi da brivido neonatale in offerta per tutte le borse. Suvvia, l’illusione che la legge resti e la diamo, lo promette una Commissione del governo, ma non chiedeteci, non chiedetelo a noi cattolici adulti, a noi nuovi potenti amici dell’eurogenetica laica, al nostro ministro filosofo neomarxista che aborre le minoranze di blocco, non chiedeteci di non prendervi per il culo.
Una firma ritirata, un dialogo sull’Espresso tra il porporato e il grande medico, un voto del Parlamento europeo, domani un pronunciamento del Consiglio europeo, et voilà: l’embrione umano è di nuovo manipolabile, per ora quello in frigo e domani quello fresco, e l’Italia si adegui, e in fretta, ché le maggioranze rappresentative se ne fottono dei verdetti populisti e referendari. Vogliono una sicura presa sulla realtà, desiderano l’egemonia culturale e politica, il dispotismo del loro pensiero unico.
Invece no. Not in our name. Il dialogo ininterotto e l’appello alla libertà di coscienza nella zona grigia dell’etica pubblica sono monete false. Soprattutto se il dialogo vuole evitare il rispetto di decisioni popolari e, al di là di queste, delle ragioni della vita umana e della ragione di vita della nostra civiltà, questa dea ragione idolatrata e poi venduta al mercato delle vacche ideologiche. Che a battere questo conio contraffatto siano persone rispettabili, assistite e consolate dalla buona fede, non cambia le cose. È interessante discutere con Amato, con Rodotà, al limite cosiddetto laico della zona grigia; e per converso con Paola Binetti, Luigi Bobba, il professor Marino, il cardinal Martini e altri che si pongono sul confine cattolico della zona grigia. Lo si è fatto, lo si farà ciascuno con i propri argomenti, con le proprie fobie, con la propria ragione e in alcuni casi importanti con il sostegno, se ci sia, della propria fede. Ma se la zona grigia è la poltiglia sulla quale si vuole emergere un nuovo patto di egemonia culturale e civile in nome dell’uomo creatore e della non creaturalità della vita dell’uomo, allora dalla zona grigia si deve uscire, è il primo obbligo etico quando si faccia sul serio, quando non si voglia annegare nella chiacchiera, per indole o convenienza.
Non sappiamo ancora bene che cosa fare o come farlo, perché l’impudente offensiva italiana per rovesciare le carte in tavola e restaurare l’ordine conformista ha battuto il suo colpo a sorpresa, rendendo possibile il finanziamento a Strasburgo di quel che è vietato dalla legge in Italia: prendere quei fagiolini che sarebbero di natura nostri figli e persone indipendenti da noi, al cui servizio noi dovremmo esserci e sentirci, e trastullarcisi in laboratorio per il bene dell’umanità. C’è un autorevole appello a Prodi affinché non si imbarchi in questa vergogna, c’è una proposta di sciopero fiscale, c’è una opposizione parlamentare trasversale a questa deriva, c’è una grande riserva di idee e di cultura che ha dimostrato di esistere e deve tornare a far sentire la sua voce, anche tra le persone che lavorano ne campo della scienza, e c’è il Papa a Valencia sulla famiglia, c’è la possibilità che le Conferenze episcopali europee si mostrino attori effettivi della società civile e convochino la più grande manifestazione della storia (Not in Our Name) a Strasburgo, una sacrosanta crociata contro il macello dell’esistenza umana e il sacrilegio al cospetto di Dio. Qualcosa dovrà succedere, e noi, che abbiamo il privilegio di non essere giornalisti troppo di mondo, di non essere lettori di un qualsiasi giornale, cercheremo di esserci. Se il loro motto è “Io lo vuole”, ben venga un immenso “Dio lo vuole”.

(Fonte: Il Foglio)

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DOMENICA 18 GIUGNO 2006

La sfilata della discordia - La Pollastrini divide il centrosinistra
Spalleggiata da Ferrero sulle unioni gay
Polemiche per la partecipazione al Gay pride del ministro delle pari opportunità.
Il sindaco Chiamparino invece si defila: improprio per il mio ruolo istutuzionale
Fassino costretto a difendere la famiglia
Gasparri: quel ministro è già stato sconfessato dal proprio premier e quindi dovrebbe dimettersi

(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657922

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MARTEDI’ 20 GIUGNO 2006

UE e embrioni: il club di quelli che non capiscono – […] Quanti poi gongolano sulle promesse “strappate” al governo Prodi a proposito della difesa in Italia della Legge 40, sottovalutano evidentemente la portata del voto di Strasburgo e del rapporto tra legislazioni nazionali e Unione Europea. Purtroppo la realtà è che la legge 40 sarà di fatto vanificata e superata dalla legislazione comunitaria, visto che l’Italia si troverà costretta a finanziare a livello europeo una ricerca vietata entro i propri confini. Una contraddizione che – se non verrà bloccato il finanziamento comunitario alla ricerca sugli embrioni – si risolverà inevitabilmente a danno della Legge 40. E’ solo questione di tempo. E senza considerare che sarà tutta da verificare l’effettiva volontà di Prodi di sconfessare quanto fatto dal proprio ministro per la Ricerca Mussi.

Fonte: www.svipop.org. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:

http://www.svipop.org/newsletter/news008.php

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Polemiche al Gay Pride di Torino - Non si placa la polemica dopo il «Gay Pride» di Torino anche per la partecipazione del ministro Pollastrini. «Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia»: così Isabella Bertolini di Forza Italia. «Il Ministro Pollastrini è andato al gay pride. Uno spettacolo inaccettabile in una cornice oscena. Prodi non ha ancora detto cosa ne pensa. Non può continuare a far finta di niente. I moderati a sinistra - prosegue la parlamentare azzurra - sono una razza in via di estinzione. Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia e i valori tradizionali. Mentre il Governo entra ancora una volta nel caos, il Professore cosa dice? Assolutamente nulla. E' il vuoto pneumatico». «In una società tollerante come la nostra non si comprende la necessità di ostentare la diversità in chiave trasgressiva e di cattivo gusto». Così Michele Vietti, portavoce nazionale dell'UDC. […] Per l'on. Franco Grillini, invece, «la comunità omosessuale è una risorsa per la democrazia. »

Fonte: www.gaynews.it. Testo integrale dell’articolo al link :

http://www.svipop.org/newsletter/news008.php

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Test genetico per superuomini trova i difetti negli embrioni - Avere un bambino sano sarà più facile d'ora in poi, almeno per coloro che vogliono diventare genitori con la fertilizzazione in provetta. Il nome esatto è Pgh, ovvero «Pre-implantation genetic haplotyping», ma ieri il quotidiano britannico The Independent l'aveva già ribattezzato come il test genetico della prossima generazione in vitro.
Si tratta di un nuovissimo screening appena messo a punto dall'équipe medica che opera al Guy's Hospital di Londra, in grado di consentire in futuro alle coppie ad alto rischio di trasmissione di difetti genetici di individuare molto più rapidamente di adesso e con maggior certezza questi difetti negli embrioni ancor prima dell'impianto. […] Come già è accaduto in passato, quello che per molti è un eccezionale passo avanti nella ricerca scientifica in materia, per altri è anche una questione controversa che va vagliata soprattutto sotto il profilo etico. È infatti un dato oggettivo che un simile test porti inevitabilmente alla distruzione di alcuni embrioni. Una scelta inaccettabile per i difensori della sacralità della vita dal concepimento in poi. «Sono orripilata soltanto al pensiero di queste persone che si apprestano ad emettere un giudizio su questi embrioni arrogandosi il diritto di decidere se devono vivere o morire» ha dichiarato ieri alla Bbc Josephine Quintavalle di «Riproduzione Etica».

Fonte: Il Giornale. Testo completo dell’articolo al link:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=98391&START=1608&XPREC=0

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MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2006

Statale, striscioni contro il ministro Mussi - Hanno lasciato che il rettore proclamasse i nuovi dottori di ricerca (357) tra gli applausi di parenti e amici. Hanno atteso che il ministro iniziasse il suo discorso: «È una gioia essere qui...». E a quel punto è scattata la contestazione: venticinque ragazzi si sono alzati di scatto dalle prime file, mentre i colleghi appostati al piano rialzato dall'aula magna srotolavano due striscioni: «Un ministro della Repubblica non può calpestare la volontà del popolo italiano» e «Onorevole Mussi, tutti noi eravamo un embrione» hanno scritto i giovani di Cl, in polemica con il ministro della Ricerca Fabio Mussi, presente ieri alla consegna dei diplomi di ricerca all'università Statale. I giovani ciellini criticano il ritiro dell'Italia dalla «Dichiarazione etica», un documento contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali firmato dal precedente governo. «Mussi tradisce l'esito del referendum quando dice che è giusto cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita» protestano gli studenti. «Ma nel programma del governo - replica il ministro - la modifica non c'è». Non è stata l'unica protesta. Contro la scelta di Mussi hanno manifestato anche gli universitari di An. Nel primo pomeriggio hanno aspettato il ministro davanti alla Statale con striscioni e bandiere, non rispondendo alle provocazioni (compreso il lancio di uova) di un gruppo di autonomi. All'interno, Mussi discuteva di ricerca e embrioni con la lista studentesca vicina a Comunione e liberazione. Qualche ora dopo, in aula magna, è stata invece contestazione. «Democratica» ha riconosciuto lui stesso dal palco.

(Fonte: Il Giornale)

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Embrioni orfani - Sono 2.527 gli embrioni ''orfani'', dei quali e' stato certificato l'abbandono da parte delle 603 coppie che li avevano generati. Il numero e' il risultato parziale del censimento finora condotto dall'Istituto Superiore di Sanita' e relativo a 20 (22,7%) degli 82 centri specializzati in fecondazione assistita che hanno embrioni crioconservati. Il dato e' contenuto nella relazione sullo stato di attuazione della legge 40 sulla fecondazione assistita presentata al Parlamento dal ministro della Salute, Livia Turco. Negli altri centri il censimento e' ancora in corso ''perche' - si legge nella relazione - gli operatori dei centri stanno seguendo le procedure per rintracciare le coppie che non hanno finora risposto''. La legge prevede infatti che lo stato di abbandono debba essere documentato o con una rinuncia scritta da parte della coppia o della donna single, oppure in assenza di risposta dopo oltre un anno di tentativi di rintracciare le coppie documentati da parte dei centri. Nel frattempo, si legge ancora nella relazione, nella Biobanca Nazionale allestita presso l'Ospedale Maggiore di Milano la ristrutturazione dell'area destinata a ospitare gli embrioni e' stata completata. Gli embrioni orfani saranno conservati in sei contenitori di azoto liquido, alla temperatura di meno 296 gradi. Degli 82 centri considerati nel censimento, 29 (35,4%) non hanno embrioni crioconservati in stato di abbandono. Rispetto ai dati presentati nel marzo scorso, il numero degli embrioni orfani e' aumentato da 2.169 a 2.527. Per avere il numero definitivo occorrera' comunque tempo. Nella relazione si rileva infatti che gli embrioni per i quali vanno rintracciate le coppie di genitori sono meno numerosi di quelli per i quali si dispone di un'effettiva rinuncia e che per essi si prevedono ''tempi di censimento ovviamente piu' lunghi''. Lo stesso ministro rileva, nella premessa, che la relazione ''esprime un quadro dettagliato di una realta' in movimento'' e che nel secondo anno di attuazione della legge ha ancora ''un carattere sperimentale, suscettibile di completamento una volta che l'attuazione della legge avra' piena applicazione su tutto il territorio nazionale''. Quando il censimento sara' completato, gli embrioni potranno essere trasferiti nella Biobanca di Milano, in sei contenitori di azoto liquido ''raggruppati in un'unica sala ad accesso controllato e separati da altri contenitori di azoto da una gabbia metallica con accesso controllato da badge elettronico''. Inaugurata il 16 dicembre 2005, la sala criobiologica degli embrioni orfani e' pronta. La sorveglianza sara' garantita da un ''sistema di controllo televisivo e monitoraggio ambientale integrato a un software che gestisce l'accesso degli operatori e gli allarmi legati a possibili malfunzionamenti delle apparecchiature''. Si prevede che nella Biobanca lavoreranno otto addetti (sette biologi e un tecnico di laboratorio), che svolgono anche le procedure della Banca del sangue placentare della Regione Lombardia.

(Fonte: ANSA)

postato da: max74teocon alle ore giugno 23, 2006 08:50 | Permalink | commenti
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giovedì, 22 giugno 2006

Il dramma dell'Europa senza Cristo

Massimo Introvigne - Sugarco - 2006

Massimo Introvigne in questa occasione «scende in campo», parlando da cattolico a cattolici di quella crisi dell'Europa che deriva ultimamente dal suo ostinato rifiuto di riconoscere le sue radici cristiane. Partendo da incontri, dialoghi, esperienze personali maturate nei luoghi più diversi del mondo, da Sydney a Damasco, dalla Mongolia a Kuala Lumpur, da Cracovia a Toronto, il libro si muove come un pendolo che ritorna agli stessi temi fondamentali: l'identità cristiana dell'Europa insidiata dalla minaccia del relativismo, e il ruolo che l'Europa potrebbe svolgere - ma purtroppo non svolge - nel dialogo delle civiltà, unica alternativa ai pericoli apocalittici di un mondo dove, secondo un'espressione ripresa dallo stesso Benedetto XVI, «non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà». Figure, eventi e personaggi talora inattesi - dal sociologo Rodney Stark al pittore cattolico canadese William Kurelek, da un vecchio film di Gérard Depardieu a Diabolik, dai nomadi della Mongolia all'islamologo Louis Massignon, dalla caccia alle streghe alla rivolta delle periferie parigine del novembre 2005 - sono chiamati su un ideale banco dei testimoni, per essere interrogati su quanto hanno da dire a proposito del dramma dell'Europa. La conclusione è che questo dramma si risolve nell'avere voltato le spalle a Cristo e nel tentativo di costruire una torre di Babele europea senza Dio e senza la Chiesa, destinata come quell’antica torre a un crollo fragoroso. Ultimamente, è la paura di Cristo che fa male all’Europa, la consuma e rischia di ucciderne la civiltà. E solo guarire da quella paura potrà salvarla.

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mercoledì, 21 giugno 2006

Comunicato di Alleanza Cattolica

Ragioni per il Sì al «referendum» confermativo della riforma costituzionale approvata nella XIV Legislatura

1.
Premessa. Domenica 25 e lunedì 26 giugno 2006 si svolge il referendum confermativo della riforma costituzionale approvata nel 2005 nel corso della XIV Legislatura. Tale riforma non interviene sul testo originario della Costituzione del 1948, bensì — per la parte della cosiddetta devolution — su quello della riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 dal Centrosinistra. Quest’ultima riforma da tempo viene ripudiata perfino da chi l’ha proposta, sostenuta e approvata, e però resterebbe in vigore se prevalessero i No alla prossima tornata referendaria. È da ritenersi sbagliata perché ha moltiplicato le materie di competenza regionale concorrente, e in tal modo ha alimentato i conflitti fra Stato e Regioni, con una mole di ricorsi che hanno ingolfato il lavoro della Corte Costituzionale: circa 450 ricorsi per 380 sentenze. Ha inoltre assegnato alla competenza regionale concorrente materie d’interesse nazionale, o addirittura sopranazionale come le «grandi reti di trasporto e di navigazione», la «distribuzione nazionale dell’energia», la «ricerca scientifica», l’«ordinamento delle professioni»: quasi che possano esistere discipline differenti, regione per regione, per i notai, gli avvocati, i grandi porti o le ferrovie… il tutto senza alcun temperamento in ossequio all’interesse nazionale, assente da quel testo.

2. Erroneamente si fa coincidere la riforma del Centrodestra con la cosiddetta devolution. In realtà l’intera seconda parte della Costituzione viene interessata dalle modifiche del 2005, in un quadro d’insieme e organico, i cui punti salienti sono: a) la fine del bicameralismo perfetto, fonte di lungaggini per l’approvazione di un testo di legge: cambiare anche una sola parola in un testo laboriosamente approvato da una Camera finora ha costretto a un ritorno all’altra Camera, ritorno non sempre privo di rischi per l’approvazione definitiva; b) una chiara distinzione di materie di competenza legislativa fra l’uno e l’altro ramo del Parlamento; c) la riduzione del numero dei parlamentari: da 630 a 518 alla Camera dei Deputati, da 315 a 252 al Senato; d) la riduzione dell’età per poter essere eletti deputati — da 25 a 21 anni —, senatori — da 40 a 25 anni — e Capo dello Stato: da 50 a 40 anni; e) poteri più incisivi in capo al Primo Ministro — la cui candidatura è espressamente indicata nella scheda elettorale —, nella direzione di una maggiore efficienza, incluso quello di nominare e revocare i ministri e di chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere: un potere identico a quello che ha il Sindaco con i suoi Assessori; f) poteri di garanzia più estesi in capo al Presidente della Repubblica, cui è affidato il compito, fra l’altro, di nominare il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e i presidenti delle Authority; g) norma antiribaltone, al fine di rispettare la volontà dell’elettore: viene garantito il mantenimento della stessa maggioranza uscita dalle urne, anche nell’ipotesi in cui dovesse cambiare il Primo Ministro, il che comunque deve avvenire in modo trasparente, con una mozione da discutere in Parlamento; h) una più chiara distinzione di competenze fra Stato, Regioni e autonomie locali, con l’indicazione più netta delle materie di competenza esclusiva rispettivamente dello Stato e delle Regioni, e con la delimitazione meno confusa delle materie di competenza concorrente; e i) l’identificazione del Senato federale come luogo istituzionale di raccordo fra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali, essendo composto in larga parte di rappresentanti delle une e delle altre.

3. Per le materie di competenza regionale esclusiva vale comunque il principio dell’interesse nazionale. Per esempio, lo Stato fisserà gli standard inderogabili delle prestazioni sanitarie.

4. Secondo il costituzionalista professor Augusto Barbera, il cui Manuale è in uso nelle università italiane, già eletto in Parlamento nel Pci e poi nel Pds, su Il Sole 24 Ore del 17 ottobre 2004, «il testo della Casa delle Libertà, anche se spesso contorto e farraginoso, è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte, adeguato alla realtà italiana. È paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato ad un ministro come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo Quinto dell’Ulivo. Di cui, tra l’altro, nel centro sinistra si fa a gara per disconoscere la paternità».

5. A proposito del «rischio per la democrazia» spesso evocato dal Centrosinistra, che deriverebbe, in particolare, dai poteri del Primo Ministro, giova riportare il testo presentato dal sen. Cesare Salvi, dei Democratici di Sinistra, che presiedeva il Comitato competente, al plenum della Commissione bicamerale presieduta dall’on. Massimo D’Alema, nella seduta del 28 maggio 1997: «La candidatura alla carica di Primo Ministro avviene mediante collegamento con i candidati all’elezione del Parlamento, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale, che assicura altresì la pubblicazione del nome del candidato Primo Ministro sulla scheda elettorale» (art. 1 co. 2); «Il Primo Ministro, sentito il Consiglio dei Ministri, sotto sua esclusiva responsabilità, può chiedere lo scioglimento del Parlamento, che sarà decretato dal Presidente della Repubblica. Il decreto di scioglimento fissa la data delle elezioni» (art. 3 co. 1).

6. Se da esponenti del Centrosinistra si ammette di condividere più aspetti della riforma approvata dal Centrodestra, perché eliminarla in toto, lasciando il testo della riforma del 2001, oggi ripudiata anche dal Centrosinistra, e non lavorare invece, nei 5 anni che restano all’entrata in vigore del nuovo ordinamento, per rettificare parti che restino oscure? Il No equivarrebbe a cancellare tutto. L’esperienza fallimentare delle Bicamerali di Bozzi (1983), De Mita (1992) e D’Alema (1998) induce a non rinviare a nuovi lavori parlamentari e a salvare quello che di positivo esiste nella riforma del 2005.

Roma, 13 giugno 2006
Festa di sant’Antonio di Padova


 

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lunedì, 19 giugno 2006

Il tascabile dell'apologetica cristiana

Peter Kreeft - Ronald K. Tacelli - Edizioni Ares - 2006 - pp. 184

L’«apologetica cristiana» è la «difesa delle buone ragioni della fede». Essa si muove nel rispetto della rivelazione di Dio sul senso della vita umana e del grande disegno della creazione, riconoscendo il primato della fede a seguito di un percorso logico e raziocinante fondato nei lumi dell’intelletto. L’esigenza di un’apologetica oggi si alimenta nella necessità di una risposta trascendente alle istanze meramente orizzontali del razionalismo ateo, figlio diretto dell’Illuminismo, con e dopo il quale – come bene spiega il teologo Piero Cantoni nel suo invito alla lettura – si è voluto dapprima emancipare la ragione dalla fede per poi ergerla a sua implacabile accusatrice.
Questo libro, scritto da due auotri cattolici di origine statunitense, organizza una valida difesa secondo il metodo indicato. In stile asciutto e con linguaggio chiaro, procedendo per domande, obiezioni e risposte sempre sintetiche, si affrontano gli argomenti fondamentali della rivelazione quali l’esistenza e la natura di Dio; il perché e il come della creazione e dell’evoluzione; il problema del Male e della vita dopo la morte; la storicità di Gesù e della Bibbia, in un contesto che affronta la questione della divinità e della risurrezione di Cristo, che è la radice stessa della fede.

postato da: max74teocon alle ore giugno 19, 2006 17:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:religione
venerdì, 09 giugno 2006

Magna Europa. L'Europa fuori dall'Europa

Volume a cura di Giovanni CantoniFrancesco Pappalardo - Ed. D'Ettoris - 2006 - pp. 472

Contributi di Giovanni Cantoni, Luciano Benassi, Ivo Musajo Somma, Ignazio Cantoni, Ugo Cantoni, Francesco Pappalardo, Paolo Mazzeranghi, Sandro Petrucci, Ilario Favro, Mario Vitali.

Magna Europa, Grande Europa, è il nome con cui si può indicare il mondo umano e culturale nato dall’espansione degli europei nel mondo, così come la Magna Grecia è stata anzitutto la «Grecia di fuori», ma, in ultima analisi, la Grecia in tutta la sua maturazione.

Il seminario “La grande Europa. Aspetti e momenti storico-culturali” organizzato nel 2002 da Alleanza Cattolica e di cui il volume raccoglie gli atti, si articola in tre parti. Innanzitutto sono illustrate a grandi linee le caratteristiche politiche, culturali e tecnologiche dell’Europa che, sul finire del Medioevo, si accinge a uscire da sé stessa. Quindi vengono descritti i viaggi di scoperta; i principali aspetti e momenti degl’insediamenti extraeuropei, soprattutto quelli meno noti o più trascurati, come — per esempio — le Filippine spagnole e l’Asia portoghese; il processo di inculturazione, che ha lasciato nel mondo consistenti filiazioni europee, numerose «Europe» fuori dall’Europa continentale. Infine, vengono brevemente illustrati i legami di tipo politico-militare ed economico, che, pur passando attraverso le strutture «nazionali», le superano e, in un certo senso, le limitano, permettendo così il riespandersi di una gerarchia dei lealismi, atrofizzata dalla lunga stagione caratterizzata dallo «Stato nazione» e/o dallo «Stato moderno».La nascita della Magna Europa, l’insieme delle consistenti filiazioni europee nel mondo, viene descritta nei suoi aspetti salienti: la tecnologia medioevale, i viaggi di scoperta, la fondazione degli insediamenti extraeuropei e il conseguente processo d’inculturazione.

Per informazioni: http://www.alleanzacattolica.org/index.htm

 

postato da: max74teocon alle ore giugno 09, 2006 14:45 | Permalink | commenti
categoria:pensiero politico