Una lettera di Marco Invernizzi (Dirigente di Alleanza Cattolica) a commento della vicenda Cossutta-Turco.
Una lettera di Marco Invernizzi (Dirigente di Alleanza Cattolica) a commento della vicenda Cossutta-Turco.
Interpellanza per valutare la compatibilità della nomina dell'on. Maura Cossutta per la revisione delle linee guida della L.40/2004 sulla fecondazione artificiale.
17 senatori della Casa delle Libertà, primo firmatario il sen. Alfredo Mantovano, hanno depositato una interpellanza al Ministro della Salute, sen. Livia Turco, in merito all'incarico affidato all'on. Maura Cossutta di sottoporre a "revisione" le linee guida della L.40/2004 sulla fecondazione artificiale.
Con l'interpellanza, si chiede, in particolare, di valutare la compatibilità dell'on. Cossutta per tale compito ritenendo, anche alla luce di alcune sue recenti esternazioni, che possa porsi l'obiettivo di svuotare, in modo surrettizio, di contenuto, una legge dello Stato.
Ecco i cognomi di quei Senatori, che meritano essere ricordati, che hanno privilegiato la logica dell’appartenenza al partito o alla coalizione invece che privilegiare la difesa della vita innocente.
... non [si può] nemmeno riassumere quanto accaduto in questi giorni in Senato e in sede Unione Europea a proposito dello scontro fra chi difende il diritto alla vita dell’embrione “senza se e senza ma” e chi invece ritiene che la ricerca scientifica sulle cellule staminali possa giustificare anche il sacrificio di embrioni, ossia di esseri umani in fase iniziale (rimando alla sintesi che potete leggere sul sito www.alleanzacattolica.org e per quanto accaduto lunedì 24 luglio in sede UE a Bruxelles rimando al comunicato di Scienza & Vita sul sito www.scienzaevita.org).
Pur sopraffatta da mille altre notizie, alcune drammatiche come gli scontri in Medio Oriente, la battaglia che si sta combattendo in Italia e in Europa sul diritto alla vita dell’essere umano in fase iniziale è veramente una guerra di civiltà, fra due opposte e irriducibili visioni del mondo, oltre che, soprattutto, una battaglia per impedire che vengano prodotti e sacrificati veri e propri esseri umani.
Tutto è cominciato con l’approvazione della legge 40 nel 2004 nel Parlamento italiano grazie a una maggioranza che andava oltre la coalizione di centro-destra che allora governava il Paese. I cattolici sanno che quella legge non è conforme all’insegnamento della Chiesa e neppure al diritto naturale, eppure quella stessa legge, impedendo la fecondazione eterologa e comunque mettendo delle regole nel “far west procreatico” che esisteva prima della sua approvazione, ha scatenato l’ira delle forze laiciste contrarie al diritto alla vita che hanno promosso un referendum per abrogarla o peggiorarla.
Quest’ultimo si è svolto nel giugno del 2005 e ha visto la sconfitta delle forze laiciste grazie al non voto del 75% degli italiani, che non andando a votare hanno difeso la legge 40 da ogni peggioramento.
Tuttavia la lotta contro la legge 40 è continuata nel nuovo Parlamento eletto in seguito alle elezioni dell’aprile 2006, che hanno portato al governo una maggioranza di centro-sinistra. Il neo-ministro alla ricerca on. Fabio Mussi ha ritirato, il 30 maggio, la firma dell’Italia a una “minoranza di blocco” con altri Paesi che, in sede europea, impediva la ricerca su cellule staminali che prevedesse l’eliminazione di embrioni. Il 19 luglio, in Senato, è passata una mozione dell’Unione di centro-sinistra ambigua sul punto, mentre un’analoga mozione presentata dalla Casa delle libertà (presentata dai sen. Buttiglione, Mantovano, Andreotti e altri, molto più netta e semplice nella sua radicale difesa della vita) non è stata votata da quei senatori che, nell’ambito del centro-sinistra, hanno fama di essere cattolici. La cosa è stata e rimane molto grave, perché la mozione non è stata approvata per un solo voto, mentre se fosse passata avrebbe costretto il governo italiano a mantenere una posizione in sede europea molto più ferma in materia di diritto alla vita, di fatto avrebbe costretto il ministro Mussi a ripristinare la “minoranza di blocco” o comunque a uscire dall’ambiguità che invece è rimasta, come conferma quanto poi accaduto il 24 luglio (vedi comunicato di Scienza & Vita).
Avrebbe potuto essere una importante vittoria per la difesa della vita e invece non la è stata per colpa di quei senatori che hanno privilegiato la logica dell’appartenenza al partito o alla coalizione invece che privilegiare la difesa della vita innocente. I loro cognomi meritano di essere ricordati.
I senatori Paola Binetti (Ulivo) e Domenico Fisichella (Ulivo) sono usciti dall’aula al momento del voto, mentre i sen. Mastella (Udeur), Bobba (Ulivo) e Baio Dossi (Ulivo) si sono astenuti sul voto alla mozione Buttiglione-Mantovano (al Senato il regolamento prevede che l’astensione equivalga al voto contrario). Altri senatori astenuti sono stati: Barbato e Cusumano (Udeur) e Adragna, Morgando, Papania e Pollastri (Ulivo). Sempre in fama di cattolici, mentre il sen. Andreotti ha firmato la mozione Buttiglione-Mantovano, il sen. Emilio Colombo non l’ha nemmeno votata, mentre i senatori a vita Cossiga e Scalfaro non erano presenti.






Credo valga la pena ricordare questa vicenda, triste per il movimento cattolico italiano, anche perché riporta alla mente l’altrettanto triste ricordo della legge 194 che autorizzava l’aborto, firmata da soli ministri democratici cristiani. Ci conforta tuttavia la compattezza e la determinazione che le principali forze del mondo cattolico stanno dimostrando in questo difficile e delicato frangente storico, quando le battaglie sui temi etici si stanno rivelando sempre più rilevanti.
Fini, niente svolte laiciste! Nasce la corrente teocon in AN
Intervista di Alfredo Mantovano - su La Repubblica - del 03 luglio 2006, p. 25
Gianfranco Fini dove sta portando AN? Cosa intende "andare oltre Fiuggi"? Intende forse traghettare la destra italiana sulla sponda laicista, una sorta di Rosa del Pugno di destra? Se così fosse, e la presa di posizione di Fini al referendum sulla fecondazione assistita ne è un esempio incontrovertibile, beh, allora qualcuno fermi quest'uomo, contrasti la sua leadership, e magari al prossimo congresso lo metta definitivamente in minoranza.
Fini, una carriera politica spesa per la difesa dei Valori, una legislatura per rinnegarli!
Mi associo all'idea del senatore Alfredo Mantovano, il quale si augura la nascita di un'opposizione interna (si legga l'articolo), una corrente teocon, ad AN (oggi, domani maggioranza!), che abbia un'idea chiara su temi sensibili, come quelli etici e sui Valori, ispirandosi a quel patrimonio culturale citato nelle tesi di Fiuggi, che, ahimè!, la dirigenza di quel partito sembra essersene maliziosamente dimenticato.
Vita e Famiglia
RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 29)
Ripensare al divorzio. L'indissolubilità del matrimonio in uno Stato pluralista.
di De Fuenmayor Amadeo - Ares - pp. 96
Documentando i ripensamenti che stanno emergendo negli Stati Uniti, Amadeo de Fuenmayor avanza l’ipotesi di un doppio regime di matrimonio civile (il matrimonio religioso qui non è preso in considerazione), uno divorziabile e uno indissolubile, fra i quali gli sposi possano esprimere una scelta vincolante. È un’ipotesi anche provocatoria, destinata a suscitare ampio dibattito non solo fra gli studiosi.
Più di 200 persone sono arrivate alla spicciolata, sabato all’ora di pranzo, in una Mantova attraversata per lo più da turisti americani o tedeschi. Decine di persone partite da Milano, Bergamo, Brescia o Varese per raggiungere il primo meeting di Scienza & Vita della Lombardia, dove si è festeggiata sia la nascita ufficiale dell’Associazione a livello regionale sia la ripresa dei lavori dopo un anno se non proprio di stasi, certo di pausa rispetto al turbinio di impegni prima dello scorso referendum. 200 persone in gran parte testimoni diretti, “eredi” di quei 57 comitati locali attivatisi l’anno scorso in Lombardia e che sul territorio nazionale hanno costituito uno dei nuclei più consistenti e attivi nella difesa della legge 40. Vita e Famiglia
RASSEGNA DEGLI EVENTI DELLA SETTIMANA (n° 28)
GIOVEDI’ 8 GIUGNO 2006
A Londra basta avere i piedi piatti per finire nel cestino - Parliamo di un paese in cui un quarto delle gravidanze finisce sul lettino di un medico abortista. Un quarto, migliaia ogni anno. Sei mesi fa la notizia, divulgata senza suscitare troppo scalpore, che in Inghilterra è pratica comune sopprimere feti di bambini con il labbro leporino. Ora il Times rivela di più: almeno venti gravidanze sono state interrotte nell'ultimo anno perché dall'ecografia è emerso che i bambini erano affetti da vari tipi di malformazione al piede.
(Fonte: Tempi. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=10235
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VENERDI’ 16 GIUGNO 2006
Sesso del bebè, corsa per chi vuole sceglierlo
Solo in America è possibile la selezione degli embrioni. Il costo dell'intervento: 20 mila dollari. Ma non mancano le polemiche
Robert, un muratore di 30 anni, e la moglie Joanna, 27enne segretaria part-time, desideravano da sempre una bambina. Ma Madre Natura non li ha accontentati e dopo la nascita del secondo maschietto la coppia ha deciso di rivolgersi al Dottor Jeffrey Steinberg, direttore del Fertility Institute di Los Angeles. In cambio di 20 mila dollari — la metà dei loro introiti annui — i due australiani oggi sono fieri genitori di una bella femminuccia. Dozzine di coppie provenienti da Paesi quali Germania, Messico, Nuova Zelanda, Sud Africa e Italia hanno storie analoghe da raccontare. «Gli Stati Uniti sono la Mecca di chiunque voglia scegliere il sesso del suo nascituro - spiega Susanna Baruch, direttore del Reproductive Genetics and Public Policy Center della Johns Hopkins University - perché unico Paese al mondo dove la preselezione degli embrioni è, non solo liberalizzata, ma anche un business molto redditizio».
Nel resto del mondo la tecnica cosiddetta PGD — o "preimplantation genetic diagnosis" — è consentita esclusivamente per l'identificazione di malattie genetiche ereditarie. Una convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina ne vieta esplicitamente l'utilizzo per determinare il sesso del nascituro. L'unica eccezione riguarda Israele. «Una speciale commissione bioetica eletta dal ministero della Salute avrà il compito di determinare se una coppia ha diritto ad avvalersi di questa procedura per selezionare il sesso - scrisse il Jerusalem Post quando la legge fu approvata nel 2005 -. Ma il permesso viene dato in rare circostanze, solo a coppie israeliane con già 4 figli dello stesso sesso, che dimostrino un significativo rischio alla propria salute emotiva dal non utilizzo del PGD».
La Cina, dove nel 2005 il governo ha annunciato la messa al bando degli aborti selettivi (una pratica denunciata dall'Onu e utilizzata anche in India per sopprimere i feti di bambine) non esistono leggi in merito. «Non sappiamo neppure se la questione è stata dibattuta a livello governativo», spiega la Baruch — La Cina è un paese misterioso». L'unica cosa certa è che anche i ricchi cinesi oggi vengono in pellegrinaggio negli States, dove le cliniche della fertilità sono tante e in tale concorrenza tra loro, da autoreclamizzarsi sulle riviste di bordo e i siti Internet, nella speranza di attrarre una clientela internazionale, disposta a tutto pur di eludere le restrittive legislazioni di casa propria. Di solito i Paesi dove la controversa tecnica è vietata finiscono per esserne complici. «La fase illegale della procedura viene svolta ovviamente in Usa», puntualizza il Dr. Steinberg, che obbliga gli aspiranti genitori a risiedere negli Stati Uniti per un massimo di cinque giorni. Il suo istituto lavora in tandem con una clinica del Paese della coppia, cui spetta il compito di monitorare la «fase preparatoria », durante la quale la donna riceve iniezioni d'ormoni della fertilità che stimolano la sua produzione di ovuli.
Una volta raggiunto lo scopo, l'aspirante mamma si reca in Usa per l'estrazione degli ovuli, poi fertilizzati in vitro con lo sperma del marito (o di un donatore qualsiasi) e monitorati mentre crescono fino a raggiungere otto cellule ciascuno. A questo punto un tecnico di laboratorio estrae una cellula da ciascun embrione e, dopo averli analizzati, impianta quelli del sesso «giusto» nell'utero della donna. Il resto degli embrioni? «Possono essere congelati, donati alla ricerca o distrutti: la scelta spetta al cliente », replica Steinberg. La pratica non manca naturalmente di detrattori. «Si tratta di consumismo eugenetico - punta il dito Matthew Eppinette, direttore del Center for Bioethics and Human Dignity, un gruppo cristiano di bioetica -. In un futuro non lontano i genitori sceglieranno il colore d'occhi, l'altezza e l'intelligenza dei loro figli». Anche gli addetti ai lavori sono spaccati in due. «Noi non lo faremo mai - dice Yury Verlinsky, direttore del Reproductive Genetics Institute di Chicago - perché il sesso non è una malattia. E i fondi della ricerca vanno usati per obiettivi medici veri».
(Fonte: Corriere della Sera)
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SABATO 17 GIUGNO 2006
Pollastrini accelera sulle unioni gay, governo in ordine sparso - Alle 18 le agenzie mandano in rete la "svolta" del ministro Barbara Pollastrini: penso a una legge su unioni omosessuali. Per sessanta minuti cala il silenzio. La notizia fa il giro dei palazzi della politica. Prodi cerca di capire. Legge, riga dopo riga, la lettera del ministro diesse agli organizzatori del gay pride. Non c'è solo l'adesione. C'è di più. C'è un manifesto politico-ideologico. «Sto pensando ad una legislazione umana e saggia per le unioni di fatto, omosessuali e non, cosa che sta a cuore a voi e a molti di noi. Penso ad urgenti provvedimenti sul lavoro...». È un'accelerazione che fa tremare l'Unione,. che riapre vecchie ferite, che conferma che su questa questione la sintesi è davvero complicata.
(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657520
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Uscire dalla zona grigia
Il destino dell’uomo non può essere annegato nella chiacchiera
di Giuliano Ferrara
Allora avevamo scherzato. La vita umana, direbbe il farmacista Homais, il Veronesi di Gustave Flaubert, questa inaudita fissazione di preti e baciapile che tanto male ha fatto a Voltaire e alla scienza. Ma via. Era solo un giro d’orizzonte, tanto per confrontare opinioni che alla fine sono tutte eguali, tutte eguagliabili. L’embrione umano è qualcuno invece che qualcosa? Non lo si può usare nemmeno per nobili scopi? La legge italiana, che in parte lo tutela in un mondo di cannibali eugenetici, di caini benintenzionati travestiti da abeli, resta in piedi perché meno di un italiano su quattro la vuole abrogare? Suvvia, siamo gente di mondo, cardinali del mondo, scienziati ben radicati nel mondo, grandi guru della medicina che sopprime invece di curare, conoscitori darwiniani della fatale vicinanza dell’uomo allo scimpanzé, ginecologi da brivido neonatale in offerta per tutte le borse. Suvvia, l’illusione che la legge resti e la diamo, lo promette una Commissione del governo, ma non chiedeteci, non chiedetelo a noi cattolici adulti, a noi nuovi potenti amici dell’eurogenetica laica, al nostro ministro filosofo neomarxista che aborre le minoranze di blocco, non chiedeteci di non prendervi per il culo.
Una firma ritirata, un dialogo sull’Espresso tra il porporato e il grande medico, un voto del Parlamento europeo, domani un pronunciamento del Consiglio europeo, et voilà: l’embrione umano è di nuovo manipolabile, per ora quello in frigo e domani quello fresco, e l’Italia si adegui, e in fretta, ché le maggioranze rappresentative se ne fottono dei verdetti populisti e referendari. Vogliono una sicura presa sulla realtà, desiderano l’egemonia culturale e politica, il dispotismo del loro pensiero unico.
Invece no. Not in our name. Il dialogo ininterotto e l’appello alla libertà di coscienza nella zona grigia dell’etica pubblica sono monete false. Soprattutto se il dialogo vuole evitare il rispetto di decisioni popolari e, al di là di queste, delle ragioni della vita umana e della ragione di vita della nostra civiltà, questa dea ragione idolatrata e poi venduta al mercato delle vacche ideologiche. Che a battere questo conio contraffatto siano persone rispettabili, assistite e consolate dalla buona fede, non cambia le cose. È interessante discutere con Amato, con Rodotà, al limite cosiddetto laico della zona grigia; e per converso con Paola Binetti, Luigi Bobba, il professor Marino, il cardinal Martini e altri che si pongono sul confine cattolico della zona grigia. Lo si è fatto, lo si farà ciascuno con i propri argomenti, con le proprie fobie, con la propria ragione e in alcuni casi importanti con il sostegno, se ci sia, della propria fede. Ma se la zona grigia è la poltiglia sulla quale si vuole emergere un nuovo patto di egemonia culturale e civile in nome dell’uomo creatore e della non creaturalità della vita dell’uomo, allora dalla zona grigia si deve uscire, è il primo obbligo etico quando si faccia sul serio, quando non si voglia annegare nella chiacchiera, per indole o convenienza.
Non sappiamo ancora bene che cosa fare o come farlo, perché l’impudente offensiva italiana per rovesciare le carte in tavola e restaurare l’ordine conformista ha battuto il suo colpo a sorpresa, rendendo possibile il finanziamento a Strasburgo di quel che è vietato dalla legge in Italia: prendere quei fagiolini che sarebbero di natura nostri figli e persone indipendenti da noi, al cui servizio noi dovremmo esserci e sentirci, e trastullarcisi in laboratorio per il bene dell’umanità. C’è un autorevole appello a Prodi affinché non si imbarchi in questa vergogna, c’è una proposta di sciopero fiscale, c’è una opposizione parlamentare trasversale a questa deriva, c’è una grande riserva di idee e di cultura che ha dimostrato di esistere e deve tornare a far sentire la sua voce, anche tra le persone che lavorano ne campo della scienza, e c’è il Papa a Valencia sulla famiglia, c’è la possibilità che le Conferenze episcopali europee si mostrino attori effettivi della società civile e convochino la più grande manifestazione della storia (Not in Our Name) a Strasburgo, una sacrosanta crociata contro il macello dell’esistenza umana e il sacrilegio al cospetto di Dio. Qualcosa dovrà succedere, e noi, che abbiamo il privilegio di non essere giornalisti troppo di mondo, di non essere lettori di un qualsiasi giornale, cercheremo di esserci. Se il loro motto è “Io lo vuole”, ben venga un immenso “Dio lo vuole”.
(Fonte: Il Foglio)
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DOMENICA 18 GIUGNO 2006
La sfilata della discordia - La Pollastrini divide il centrosinistra
Spalleggiata da Ferrero sulle unioni gay
Polemiche per la partecipazione al Gay pride del ministro delle pari opportunità.
Il sindaco Chiamparino invece si defila: improprio per il mio ruolo istutuzionale
Fassino costretto a difendere la famiglia
Gasparri: quel ministro è già stato sconfessato dal proprio premier e quindi dovrebbe dimettersi
(Fonte: Avvenire. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=657922
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MARTEDI’ 20 GIUGNO 2006
UE e embrioni: il club di quelli che non capiscono – […] Quanti poi gongolano sulle promesse “strappate” al governo Prodi a proposito della difesa in Italia della Legge 40, sottovalutano evidentemente la portata del voto di Strasburgo e del rapporto tra legislazioni nazionali e Unione Europea. Purtroppo la realtà è che la legge 40 sarà di fatto vanificata e superata dalla legislazione comunitaria, visto che l’Italia si troverà costretta a finanziare a livello europeo una ricerca vietata entro i propri confini. Una contraddizione che – se non verrà bloccato il finanziamento comunitario alla ricerca sugli embrioni – si risolverà inevitabilmente a danno della Legge 40. E’ solo questione di tempo. E senza considerare che sarà tutta da verificare l’effettiva volontà di Prodi di sconfessare quanto fatto dal proprio ministro per la Ricerca Mussi.
Fonte: www.svipop.org. Potete leggere il testo integrale dell’articolo al link:
http://www.svipop.org/newsletter/news008.php
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Polemiche al Gay Pride di Torino - Non si placa la polemica dopo il «Gay Pride» di Torino anche per la partecipazione del ministro Pollastrini. «Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia»: così Isabella Bertolini di Forza Italia. «Il Ministro Pollastrini è andato al gay pride. Uno spettacolo inaccettabile in una cornice oscena. Prodi non ha ancora detto cosa ne pensa. Non può continuare a far finta di niente. I moderati a sinistra - prosegue la parlamentare azzurra - sono una razza in via di estinzione. Prodi guida una coalizione che vuole distruggere la famiglia e i valori tradizionali. Mentre il Governo entra ancora una volta nel caos, il Professore cosa dice? Assolutamente nulla. E' il vuoto pneumatico». «In una società tollerante come la nostra non si comprende la necessità di ostentare la diversità in chiave trasgressiva e di cattivo gusto». Così Michele Vietti, portavoce nazionale dell'UDC. […] Per l'on. Franco Grillini, invece, «la comunità omosessuale è una risorsa per la democrazia. »
Fonte: www.gaynews.it. Testo integrale dell’articolo al link :
http://www.svipop.org/newsletter/news008.php
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Test genetico per superuomini trova i difetti negli embrioni - Avere un bambino sano sarà più facile d'ora in poi, almeno per coloro che vogliono diventare genitori con la fertilizzazione in provetta. Il nome esatto è Pgh, ovvero «Pre-implantation genetic haplotyping», ma ieri il quotidiano britannico The Independent l'aveva già ribattezzato come il test genetico della prossima generazione in vitro.
Si tratta di un nuovissimo screening appena messo a punto dall'équipe medica che opera al Guy's Hospital di Londra, in grado di consentire in futuro alle coppie ad alto rischio di trasmissione di difetti genetici di individuare molto più rapidamente di adesso e con maggior certezza questi difetti negli embrioni ancor prima dell'impianto. […] Come già è accaduto in passato, quello che per molti è un eccezionale passo avanti nella ricerca scientifica in materia, per altri è anche una questione controversa che va vagliata soprattutto sotto il profilo etico. È infatti un dato oggettivo che un simile test porti inevitabilmente alla distruzione di alcuni embrioni. Una scelta inaccettabile per i difensori della sacralità della vita dal concepimento in poi. «Sono orripilata soltanto al pensiero di queste persone che si apprestano ad emettere un giudizio su questi embrioni arrogandosi il diritto di decidere se devono vivere o morire» ha dichiarato ieri alla Bbc Josephine Quintavalle di «Riproduzione Etica».
Fonte: Il Giornale. Testo completo dell’articolo al link:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=98391&START=1608&XPREC=0
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MERCOLEDI’ 21 GIUGNO 2006
Statale, striscioni contro il ministro Mussi - Hanno lasciato che il rettore proclamasse i nuovi dottori di ricerca (357) tra gli applausi di parenti e amici. Hanno atteso che il ministro iniziasse il suo discorso: «È una gioia essere qui...». E a quel punto è scattata la contestazione: venticinque ragazzi si sono alzati di scatto dalle prime file, mentre i colleghi appostati al piano rialzato dall'aula magna srotolavano due striscioni: «Un ministro della Repubblica non può calpestare la volontà del popolo italiano» e «Onorevole Mussi, tutti noi eravamo un embrione» hanno scritto i giovani di Cl, in polemica con il ministro della Ricerca Fabio Mussi, presente ieri alla consegna dei diplomi di ricerca all'università Statale. I giovani ciellini criticano il ritiro dell'Italia dalla «Dichiarazione etica», un documento contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali firmato dal precedente governo. «Mussi tradisce l'esito del referendum quando dice che è giusto cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita» protestano gli studenti. «Ma nel programma del governo - replica il ministro - la modifica non c'è». Non è stata l'unica protesta. Contro la scelta di Mussi hanno manifestato anche gli universitari di An. Nel primo pomeriggio hanno aspettato il ministro davanti alla Statale con striscioni e bandiere, non rispondendo alle provocazioni (compreso il lancio di uova) di un gruppo di autonomi. All'interno, Mussi discuteva di ricerca e embrioni con la lista studentesca vicina a Comunione e liberazione. Qualche ora dopo, in aula magna, è stata invece contestazione. «Democratica» ha riconosciuto lui stesso dal palco.
(Fonte: Il Giornale)
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Embrioni orfani - Sono 2.527 gli embrioni ''orfani'', dei quali e' stato certificato l'abbandono da parte delle 603 coppie che li avevano generati. Il numero e' il risultato parziale del censimento finora condotto dall'Istituto Superiore di Sanita' e relativo a 20 (22,7%) degli 82 centri specializzati in fecondazione assistita che hanno embrioni crioconservati. Il dato e' contenuto nella relazione sullo stato di attuazione della legge 40 sulla fecondazione assistita presentata al Parlamento dal ministro della Salute, Livia Turco. Negli altri centri il censimento e' ancora in corso ''perche' - si legge nella relazione - gli operatori dei centri stanno seguendo le procedure per rintracciare le coppie che non hanno finora risposto''. La legge prevede infatti che lo stato di abbandono debba essere documentato o con una rinuncia scritta da parte della coppia o della donna single, oppure in assenza di risposta dopo oltre un anno di tentativi di rintracciare le coppie documentati da parte dei centri. Nel frattempo, si legge ancora nella relazione, nella Biobanca Nazionale allestita presso l'Ospedale Maggiore di Milano la ristrutturazione dell'area destinata a ospitare gli embrioni e' stata completata. Gli embrioni orfani saranno conservati in sei contenitori di azoto liquido, alla temperatura di meno 296 gradi. Degli 82 centri considerati nel censimento, 29 (35,4%) non hanno embrioni crioconservati in stato di abbandono. Rispetto ai dati presentati nel marzo scorso, il numero degli embrioni orfani e' aumentato da 2.169 a 2.527. Per avere il numero definitivo occorrera' comunque tempo. Nella relazione si rileva infatti che gli embrioni per i quali vanno rintracciate le coppie di genitori sono meno numerosi di quelli per i quali si dispone di un'effettiva rinuncia e che per essi si prevedono ''tempi di censimento ovviamente piu' lunghi''. Lo stesso ministro rileva, nella premessa, che la relazione ''esprime un quadro dettagliato di una realta' in movimento'' e che nel secondo anno di attuazione della legge ha ancora ''un carattere sperimentale, suscettibile di completamento una volta che l'attuazione della legge avra' piena applicazione su tutto il territorio nazionale''. Quando il censimento sara' completato, gli embrioni potranno essere trasferiti nella Biobanca di Milano, in sei contenitori di azoto liquido ''raggruppati in un'unica sala ad accesso controllato e separati da altri contenitori di azoto da una gabbia metallica con accesso controllato da badge elettronico''. Inaugurata il 16 dicembre 2005, la sala criobiologica degli embrioni orfani e' pronta. La sorveglianza sara' garantita da un ''sistema di controllo televisivo e monitoraggio ambientale integrato a un software che gestisce l'accesso degli operatori e gli allarmi legati a possibili malfunzionamenti delle apparecchiature''. Si prevede che nella Biobanca lavoreranno otto addetti (sette biologi e un tecnico di laboratorio), che svolgono anche le procedure della Banca del sangue placentare della Regione Lombardia.
(Fonte: ANSA)
Il dramma dell'Europa senza Cristo
Massimo Introvigne - Sugarco - 2006
Massimo Introvigne in questa occasione «scende in campo», parlando da cattolico a cattolici di quella crisi dell'Europa che deriva ultimamente dal suo ostinato rifiuto di riconoscere le sue radici cristiane. Partendo da incontri, dialoghi, esperienze personali maturate nei luoghi più diversi del mondo, da Sydney a Damasco, dalla Mongolia a Kuala Lumpur, da Cracovia a Toronto, il libro si muove come un pendolo che ritorna agli stessi temi fondamentali: l'identità cristiana dell'Europa insidiata dalla minaccia del relativismo, e il ruolo che l'Europa potrebbe svolgere - ma purtroppo non svolge - nel dialogo delle civiltà, unica alternativa ai pericoli apocalittici di un mondo dove, secondo un'espressione ripresa dallo stesso Benedetto XVI, «non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà». Figure, eventi e personaggi talora inattesi - dal sociologo Rodney Stark al pittore cattolico canadese William Kurelek, da un vecchio film di Gérard Depardieu a Diabolik, dai nomadi della Mongolia all'islamologo Louis Massignon, dalla caccia alle streghe alla rivolta delle periferie parigine del novembre 2005 - sono chiamati su un ideale banco dei testimoni, per essere interrogati su quanto hanno da dire a proposito del dramma dell'Europa. La conclusione è che questo dramma si risolve nell'avere voltato le spalle a Cristo e nel tentativo di costruire una torre di Babele europea senza Dio e senza la Chiesa, destinata come quell’antica torre a un crollo fragoroso. Ultimamente, è la paura di Cristo che fa male all’Europa, la consuma e rischia di ucciderne la civiltà. E solo guarire da quella paura potrà salvarla.
Comunicato di Alleanza Cattolica
Ragioni per il Sì al «referendum» confermativo della riforma costituzionale approvata nella XIV Legislatura
1. Premessa. Domenica 25 e lunedì 26 giugno 2006 si svolge il referendum confermativo della riforma costituzionale approvata nel 2005 nel corso della XIV Legislatura. Tale riforma non interviene sul testo originario della Costituzione del 1948, bensì — per la parte della cosiddetta devolution — su quello della riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 dal Centrosinistra. Quest’ultima riforma da tempo viene ripudiata perfino da chi l’ha proposta, sostenuta e approvata, e però resterebbe in vigore se prevalessero i No alla prossima tornata referendaria. È da ritenersi sbagliata perché ha moltiplicato le materie di competenza regionale concorrente, e in tal modo ha alimentato i conflitti fra Stato e Regioni, con una mole di ricorsi che hanno ingolfato il lavoro della Corte Costituzionale: circa 450 ricorsi per 380 sentenze. Ha inoltre assegnato alla competenza regionale concorrente materie d’interesse nazionale, o addirittura sopranazionale come le «grandi reti di trasporto e di navigazione», la «distribuzione nazionale dell’energia», la «ricerca scientifica», l’«ordinamento delle professioni»: quasi che possano esistere discipline differenti, regione per regione, per i notai, gli avvocati, i grandi porti o le ferrovie… il tutto senza alcun temperamento in ossequio all’interesse nazionale, assente da quel testo.
2. Erroneamente si fa coincidere la riforma del Centrodestra con la cosiddetta devolution. In realtà l’intera seconda parte della Costituzione viene interessata dalle modifiche del 2005, in un quadro d’insieme e organico, i cui punti salienti sono: a) la fine del bicameralismo perfetto, fonte di lungaggini per l’approvazione di un testo di legge: cambiare anche una sola parola in un testo laboriosamente approvato da una Camera finora ha costretto a un ritorno all’altra Camera, ritorno non sempre privo di rischi per l’approvazione definitiva; b) una chiara distinzione di materie di competenza legislativa fra l’uno e l’altro ramo del Parlamento; c) la riduzione del numero dei parlamentari: da 630 a 518 alla Camera dei Deputati, da 315 a 252 al Senato; d) la riduzione dell’età per poter essere eletti deputati — da 25 a 21 anni —, senatori — da 40 a 25 anni — e Capo dello Stato: da 50 a 40 anni; e) poteri più incisivi in capo al Primo Ministro — la cui candidatura è espressamente indicata nella scheda elettorale —, nella direzione di una maggiore efficienza, incluso quello di nominare e revocare i ministri e di chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere: un potere identico a quello che ha il Sindaco con i suoi Assessori; f) poteri di garanzia più estesi in capo al Presidente della Repubblica, cui è affidato il compito, fra l’altro, di nominare il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e i presidenti delle Authority; g) norma antiribaltone, al fine di rispettare la volontà dell’elettore: viene garantito il mantenimento della stessa maggioranza uscita dalle urne, anche nell’ipotesi in cui dovesse cambiare il Primo Ministro, il che comunque deve avvenire in modo trasparente, con una mozione da discutere in Parlamento; h) una più chiara distinzione di competenze fra Stato, Regioni e autonomie locali, con l’indicazione più netta delle materie di competenza esclusiva rispettivamente dello Stato e delle Regioni, e con la delimitazione meno confusa delle materie di competenza concorrente; e i) l’identificazione del Senato federale come luogo istituzionale di raccordo fra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali, essendo composto in larga parte di rappresentanti delle une e delle altre.
3. Per le materie di competenza regionale esclusiva vale comunque il principio dell’interesse nazionale. Per esempio, lo Stato fisserà gli standard inderogabili delle prestazioni sanitarie.
4. Secondo il costituzionalista professor Augusto Barbera, il cui Manuale è in uso nelle università italiane, già eletto in Parlamento nel Pci e poi nel Pds, su Il Sole 24 Ore del 17 ottobre 2004, «il testo della Casa delle Libertà, anche se spesso contorto e farraginoso, è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte, adeguato alla realtà italiana. È paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato ad un ministro come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo Quinto dell’Ulivo. Di cui, tra l’altro, nel centro sinistra si fa a gara per disconoscere la paternità».
5. A proposito del «rischio per la democrazia» spesso evocato dal Centrosinistra, che deriverebbe, in particolare, dai poteri del Primo Ministro, giova riportare il testo presentato dal sen. Cesare Salvi, dei Democratici di Sinistra, che presiedeva il Comitato competente, al plenum della Commissione bicamerale presieduta dall’on. Massimo D’Alema, nella seduta del 28 maggio 1997: «La candidatura alla carica di Primo Ministro avviene mediante collegamento con i candidati all’elezione del Parlamento, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale, che assicura altresì la pubblicazione del nome del candidato Primo Ministro sulla scheda elettorale» (art. 1 co. 2); «Il Primo Ministro, sentito il Consiglio dei Ministri, sotto sua esclusiva responsabilità, può chiedere lo scioglimento del Parlamento, che sarà decretato dal Presidente della Repubblica. Il decreto di scioglimento fissa la data delle elezioni» (art. 3 co. 1).
6. Se da esponenti del Centrosinistra si ammette di condividere più aspetti della riforma approvata dal Centrodestra, perché eliminarla in toto, lasciando il testo della riforma del 2001, oggi ripudiata anche dal Centrosinistra, e non lavorare invece, nei 5 anni che restano all’entrata in vigore del nuovo ordinamento, per rettificare parti che restino oscure? Il No equivarrebbe a cancellare tutto. L’esperienza fallimentare delle Bicamerali di Bozzi (1983), De Mita (1992) e D’Alema (1998) induce a non rinviare a nuovi lavori parlamentari e a salvare quello che di positivo esiste nella riforma del 2005.
Roma, 13 giugno 2006
Festa di sant’Antonio di Padova
Sicurezza energetica è concorrenza
Istituto Bruno Leoni (Torino)
In collaborazione con Instituto Juan De Mariana (Madrid, Spagna), Liberalni Institut (Praga, Repubblica Ceca), e Lithuanian Free Market Institute (Vilnius, Lituania)
promuove il seguente manifesto
La decisione del governo francese di tenere a battesimo la fusione di Gaz de France e Suez per scongiurare un’opa della compagnia italiana Enel, e le resistenze di quello spagnolo all’acquisizione di Endesa da parte dei tedeschi di Eon non sono fatti isolati. A dispetto della debolezza della politica energetica dell’Unione Europea, gli Stati membri sembrano interessati a blindare i mercati nazionali allo scopo di proteggere imprese da loro stessi controllate o comunque ad essi legate. Questa condotta non solo infrange il sogno di un’Europa economicamente integrata, ma rischia di produrre conseguenze negative per i consumatori.
Crediamo che sia urgente richiamare l’attenzione sulla miopia di queste politiche, che per tutelare un beneficio effimero mettono a repentaglio la competitività delle nostre imprese e la stabilità della nostra economia.
Per questa ragione chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di favorire una maggiore integrazione economica, tanto più importante in un settore come quello energetico, strategico per il nostro futuro e che per sua stessa natura ha dimensioni europee e non può essere confinato negli spazi nazionali.
In particolare, chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di impegnarsi per:
a) Rimuovere gli ostacoli al consolidamento delle imprese europee, non impedendo acquisizioni da parte di compagnie straniere in ogni paese membro dell’Unione;
b) Collocare sul mercato la maggioranza delle azioni o quote delle imprese energetiche, ove ancora possedute dai governi;
c) Liberalizzare i mercati domestici per consentire la creazione di un autentico mercato interno europeo.
Solo con questi provvedimenti l’Europa potrà schierare sui mercati globali soggetti in grado di competere, innovare e farsi valere.
Prodi cancella matrimonio e famiglia
Articolo di Andrea Morigi
da Libero del 5 marzo 2006, pag. 2
Nelle 281 pagine dell’agenda governativa dell’Unione sparisce anche il concetto di “coppia” a favore di modelli di legami più aperti
Parole soppesate, una per una. Non compaiono mai i termini tabù, «famiglia» e «matrimonio», sebbene più oltre, nelle 281 pagine del programma, si citino «separazione fra i coniugi e scioglimento dei matrimoni». Puro nichilismo, in grado di soddisfare i musulmani che vorrebbero insediarsi in Italia con il loro harem di quattro mogli, ma non esclude le coppie gay. Se non che nemmeno le «coppie» entrano nel programma. Dominano la fantasia individuale e, soprattutto, l’amore di gruppo. Non c’è traccia di ambiguità nelle tesi. Sbaglia chi le considera frutto di una mediazione al ribasso.
Parte da lontano il programma dell’Unione, anche se non può confessarlo. Quel che a prima vista sembra un compromesso generico tra Rosa nel Pugno, Margherita, Ds, Pdci e Rifondazione su coppie di fatto, Pacs e matrimoni gay, si traduce in una formula volutamente generica: «L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà».
Forse l’unico elemento chiaro è la premessa teorica, un'ideologia ottocentesca che risale a Friedrich Engels, l’autore insieme a Karl Marx del Manifesto del Partito comunista: «La forma di famiglia che corrisponde alla civiltà e che con essa arriva a dominare definitivamente è la monogamia, il dominio dell'uomo sulla donna e la famiglia singola come unità economica della società. La società civilizzata. si riassume nello Stato che, in tutti i periodi tipici, è senza eccezione lo Stato della classe dominante ed in ogni caso rimane essenzialmente una macchina per tenere sottomessa la classe oppressa e sfruttata». La citazione è tratta da L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. Il testo risale al 1884 ma, in mancanza di idee nuove, gli Editori Riuniti lo hanno ripubblicato nel settembre 2005, dopo che da decnni la traduzione italiana era esaurita anche nelle librerie più rosse. Ma in vista delle elezioni, una riscoperta editoriale diventa programmatica già dalla prefazione, che spiega alle avanguardie rivoluzionarie: «Questo studio, gettando luce sul nostro passato, serve a dimostrare l’origine e il carattere storicamente condizionato di istituti che ancora pretendono di essere sacri e imperituri nelle loro forme capitalistico-borghesi e convince in pari tempo che la vera “preistoria dell’umanità” è quella in cui viviamo tuttora».
Tradotto in prassi politica, nell’attesa messianica della società senza classi che dovrebbe seguire alla dittatura del proletariato, si iniziano a smantellare le “vecchie sovrastrutture della borghesia”. Sembra un’eco lontana del periodo in cui l’Unione Sovietica dettava la linea al Pci. Crollato il Muro di Berlino e caduto l’impero socialcomunista, le idee sono rimaste le stesse.
Quindi una marcia indietro è stata davvero innestata, più che altro riguardo alla storia e al senso comune. Non certo rispetto alla meta, che era e rimane la “rossa primavera”. Ma ora l’utopia è comune a tutti, dai radicali agli ex democristiani schierati con Francesco Rutelli. I quali, a corto di idee, si affidano alla profezia di Engels: «Quello che noi oggi possiamo dunque presumere circa l’ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica, il che accadrà fra non molto, è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo più a quel che viene soppresso». In pratica, spazzata via la famiglia, non si sa bene come sostituirla, se non con il caos. Da qui anche l’evanescenza del centrosinistra sul punto.
Un’ideuzza, almeno, Engels ce l’aveva e gli erano bastate 220 pagine per suggerire il ritorno ad antiche usanze promiscue: «Il matrimonio di gruppo non ha affatto l’aspetto che gli conferisce la fantasia, ispirata ai bordelli, del nostro filisteo», semmai «questa forma di matrimonio si differenzia bensì nella pratica, per lo meno nei casi ancora oggi esistenti, dal matrimonio di coppia poco fisso o anche dalla poligamia solo in quanto il costume ammette una serie di casi di commercio sessuale che altrimenti sottostarebbero a severe sanzioni». Che l’Unione sia un’ammucchiata eterogenea è noto, ma un dubbio rimane: se andasse al governo trasformerebbe l’Italia in una «comune» di sessantottesca memoria o in un moderno privé? Sempre che si trovi un’intesa sullo scambio dei partner.
Bruno Dalla Piccola, leader del comitato "Scienza & Vita" firma il manifesto "Per l'Occidente".
Firmare il manifesto "Per l'Occidente" mette paura alla Margherita. Molti di loro condividono le idee, ma non hanno il coraggio di esporsi .
C'è chi approva il manifesto "Per l'Occidente" e non lo può dire. Perché creerebbe una crisi di coalizione. Sono le spietate regole della campagna elettorale, che rivela uno dei firmatari dell'appello del Presidente del Senato Marcello Pera e che non siede in Parlamento e non è un politico, il genetista Bruno Dalla Piccola. Mi sento onorato, dice il professore, presidente del Comitato Scienza & Vita, di essere stato tra i primi a firmarlo. Le polemiche a suo avviso sono pretestuose, perché se questo manifesto l'avesse presentato qualcuno della Margherita” non si sarebbe sollevato tutto questo polverone. A parte che sarebbe difficile per loro esprimersi ora in certe maniere.
Professor Dalla Piccola, molti dei punti fondanti di questo manifesto non sarebbero condivisibili anche dai cattolici DL?
Certamente. Ho parlato con alcune persone della Margherita e li ho trovati allineati. Abbiamo rilevato lo stesso tipo di trasversalità del Comitato Scienza & Vita. Un aspetto su cui dovremo ragionare. Ma forse questo è il momento meno opportuno per dire tutta la verità. Ci sono persone che non hanno il coraggio delle loro azioni.
Perché ha firmato questo manifesto?
Molti dei valori nei quali io credo da sempre sono esattamente contenuti nel manifesto. Si vuole cercare di recuperare i nostri valori storici, non vergognarci delle radici cristiane, dei valori della famiglia e dell'uomo in tutto l'arco della sua vita, i valori in cui ho sempre creduto e che trovo perfettamente sintetizzati nel programma.
Cosa pensa del paragone del quotidiano Liberazione tra questo manifesto e quello fascista sulla razza del '38?
Le polemiche vogliono interpretare in una maniera di parte questo manifesto. Quando dico "Crediamo nelle nostre radici", non significa essere intolleranti, perché questo manifesto dà un'apertura e un'integrazione alle persone che vengono nel nostro Paese. Penso sia un testo di gran buon senso, di coraggio e che dice: recuperiamo quello che distrattamente stiamo perdendo, è una sferzata di energia. La pressione politica non fa ragionare le persone.
Le sembra che i contenuti siano molto vicini alle parole di Papa Benedetto XVI?
Sicuramente, anche se io non mi vado mai ad allineare solo perché lo dice qualcuno, in questo caso il Papa, mi riconosco nel contenuto. Quando ho letto il manifesto mi sono sentito onorato di essere uno dei primi firmatari.
Secondo lei, cosa ne pensa veramente Romano Prodi?
Non lo conosco personalmente. Ma ci sono troppi interessi in gioco. Non mi stupisco che con lo stesso coraggio con cui è andato contro il cardinale Ruini, suo celebrante di nozze, in un momento politico particolare non si esprima o faccia affermazioni che non coincidano con il suo passato. Auguri se dovrà gestire un'alleanza di governo che è così ampia.
Crede che il manifesto possa ricostruire una base dal basso su alcuni valori fondanti?
Mi sembra che sia appoggiato da un fronte molto ampio e che copre persone con caratteristiche diverse.
Come si può mantenere vivo questo progetto?
Visto che cade in un momento di avvio della campagna elettorale, coloro che scenderanno in piazza si identifichino in questi valori e lo dichiarino. Io vorrei sapere chi crede in questi valori per dare il mio voto.
(Fonte: Il Giornale)
Campagna di boicottaggio dei prodotti Sony
E' iniziato in modo spontaneo e in diverse parti d'Italia il boicottaggio dei prodotti Sony in vista della programmazione del film blasfemo "Il Codice da Vinci", che in Italia uscirà venerdì 19 maggio 2006.
L'azione consiste nell'invitare tutti i cristiani, non solo i cattolici, a non andare a vedere un film prodotto da Sony Pictures, né a comprarlo, nè a noleggiarlo e a non acquistare alcun prodotto Sony fino al 19 maggio: questo, allo scopo di scoraggiare la distribuzione del film o almeno di ottenere il taglio delle parti più offensive nei riguardi della sensibilità religiosa.
Moltissime e-mail già denunciano il vilipendio compiuto dal film, ed invitano ad iniziare l'azione di boicottaggio. Se, nonostante il calo delle vendite dei film e dei prodotti Sony, il film dovesse uscire ugualmente, il boicottaggio durerà per tutta la durata della programmazione.
A risentire del danno commerciale saranno tutti i prodotti col marchio Sony, dai film agli articoli fotografici a quelli Hi-FI, dalle autoradio alle videocamere, dai componenti informatici ai computer, dai lettori DVD o MP3 alle TV, dai cellulari ai palmari, dai walkman alle videocamere, dalle stampanti agli scanner, fino ad ogni genere si software.
Si tratta quindi di un'iniziativa che non tarderà a far sentire ampiamente i suoi effetti.